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Alla Ricerca di Dory: non dimenticarti di me

Ci sono delle situazioni in cui proprio non sappiamo cosa fare, in cui pare non esserci via d'uscita.
Fermiamoci un attimo e chiediamoci: 
Che cosa farebbe Dory?” 
D'ora in poi è questa la domanda a cui risponderemo tutti nei momenti in cui ogni cosa sembra disperata.
Perché se già l'adoravamo dopo aver visto “Alla ricerca di Nemo”, ora che la pesciolina azzurra ha un film tutto per sé ci mostra ancora di più quanto possa essere un personaggio forte e di un certo spessore, al di là delle prime impressioni.
Sì perché è lei il cuore pulsante di questa coppia di film.
“Alla ricerca di Dory” ci accompagna di nuovo in fondo al mare, portandoci a lasciare i nostri luoghi sicuri, le nostre case, per spingerci verso l'ignoto, pericoli ma anche importanti scoperte e nuovi amici, come le buone avventure sanno fare.
Sebbene il filone sia a grandi linee conosciuto, seguiamo la storia con occhi di bambino, lasciandoci trasportare sulle scie dell'oceano.
I nuovi personaggi introdotti sono divertenti e geniali: Destiny lo squalo balena miope, Bailey il beluga convinto che il suo sonar non funzioni e Hank il polpo con sette tentacoli.
Ognuno di loro è un compagno di viaggio a cui non si può proprio rinunciare.
Del doppiaggio non abbiamo da lamentarci. La presenza di Licia Colò (in originale era Sigourney Weaver) , come voce ufficiale del Parco Oceanografico è una scelta più che azzeccata e Carla Signoris non delude mai.
Questo nuovo lungometraggio targato Pixar è una commistione di nostalgia, divertimento ed emozione. 
È un film sulla ricerca, ma non banalmente che riguarda solo la quest di Dory per trovare i suoi genitori, è un film sul trovare comunque un modo per farcela.
Per quanto la situazione paia impossibile, per quanto i limiti personali possano mettersi in mezzo, c'è sempre un modo per arrivare alla meta.
Dory soffre di perdite di memoria a breve termine, Nemo ha una pinna atrofica, ad Hank manca un tentacolo e Destiny è miope eppure ciò non impedisce loro di mettersi alla prova e di superare ostacoli che all'apparenza possono sembrare invalicabili.
Entriamo al cinema con il desiderio di gustare un bel film, fare quattro risate e riempirci gli occhi con bei paesaggi e un ottimo sfoggio di abilità e arte.
E lasciamo la poltrona avendo ottenuto questo e molto altro, tutto ciò che la Pixar ci ha sempre offerto.
Ci affezioniamo ancora di più a questa Dory che lotta contro se stessa, arriva a comprendere appieno cosa il suo problema comporti e la vediamo soffrire ogni volta che perde la memoria, perché comprende di perdere un po' del suo essere.
Ma piano piano, un colpo di pinna alla volta, riesce in qualche modo a ricostruirsi, a formarsi. Riesce a diventare una creatura completa, disagi compresi. 
Perché ogni parte della nostra vita fa di noi ciò che siamo e ci porta ad entrare in contatto con determinate realtà che possiamo influenzare e dalle quali veniamo influenzati.
Sebbene la struttura del film ricalchi molto il primo, sono riusciti a dare una maturità diversa alla storia, senza precludere ai più piccoli la possibilità di vederlo e amarlo con i loro occhi.
Si ride fino alle lacrime e un pochino ci si commuove con il sorriso sul volto.
Certo, in alcuni momenti si sono lasciati prendere un po' la mano – forse perché è un seguito e volevano fare qualcosa che lasciasse il segno – ma indubbiamente è un film che vale la pena vedere!
Aggiungiamo, per mettere la ciliegina sulla torta, che Piper  - il corto proiettato prima dell'inizio del film- è di un'accuratezza stilistica che lascia a bocca aperta. Pochi minuti che rubano il cuore con la loro tenerezza.
Ma non ci aspettavamo certo di rimanerne delusi.

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