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Bumblebee: gli anni ’80 non muoiono mai

L'universo di Transformers torna al cinema con un film dedicato a uno dei personaggi più amati dai fan. Ecco cosa ne pensiamo.

La serie di Transformers al cinema aveva da tempo bisogno di rilanciarsi. Dal secondo capitolo in poi, l’apprezzamento per i vari film della saga è andato sempre scemando e gli incassi sono calati di pari passo. Per questo, prima dell’uscita di Transformers – L’ultimo cavaliere, è stata annunciata una piccola rivoluzione nel progetto.

Michael Bay, che fino al quinto capitolo ha diretto tutti i film della serie, passa alla sola produzione e vengono annunciate nuove pellicole con nuovi registi. La prima è proprio Bumblebee, primo spin-off incentrato su uno dei personaggi più amati tra i robot trasformabili di Hasbro, dopo il leader degli Autobot Optimus Prime. Oggi questo progetto arriva finalmente nelle sale italiane ed è proprio a lui che è dedicata la nostra recensione di oggi.

Bumblebee e Charlie, un’amicizia da film

Bumblebee recensione transformers hasbro
Paramount Pictures.

La pellicola si apre su Cybertron, pianeta di origine dei Transformers, da tempo attraversato da un conflitto tra le fazioni degli Autobot e dei Decepticon. La battaglia sta volgendo a favore dei secondi e così Optimus Prime decide di inviare B-127, uno dei suoi alleati più fedeli, in un mondo lontano per creare un avamposto da cui fare ripartire la resistenza quando sarà il momento: la Terra.

L’Autobot giallo arriva sul nostro pianeta e subito si ritrova in uno scontro con l’esercito, ma soprattutto con uno dei rivali Decepticon. Riesce a sconfiggere quest’ultimo, ma si ritrova ferito gravemente e senza più la capacità di parlare. Sceglie così di entrare in clandestinità, assumendo le sembianze dell’iconico maggiolino giallo per nascondersi al resto del mondo.

Tempo dopo Charlie, una giovane neo-diciottenne appassionata di motori, ritroverà il veicolo e deciderà di ripararlo per farne la sua auto personale. Così facendo però scopre il travestimento di B-127 e fa amicizia con quest’ultimo, dandogli l’amichevole soprannome di Bumblebee. I due si ritroveranno a dover difendere la Terra dai Decepticon, scontrandosi anche con l’esercito, guidato dal duro Agente Burns.

Come si può intuire da queste poche righe (e ancora di più durante la visione) la storia raccontata da Bumblebee è decisamente classica. Un’adolescente con difficoltà, un’amicizia con un essere di un altro mondo, la crescita e la battaglia con i cattivoni. Tutti ingredienti che abbiamo già assaggiato in passato. Tuttavia in questo caso non si tratta di un difetto, ma di uno dei punti di forza del film.

Don’t You Forget About Me

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Paramount Pictures.

Questa pellicola è infatti un profondo e sentito omaggio agli indimenticabili anni ’80, a quelle opere che hanno segnato l’infanzia di tutti noi. Il debito nei loro confronti è fortissimo, in particolare verso E.T. (e non a caso Steven Spielberg è produttore esecutivo di Bumblebee).

Non sono solo le citazioni dirette alla cultura pop di quel periodo, tra musica, tecnologia e film (anche se gli omaggi a The Breakfast Club sono sempre buona cosa). Quelli sono solo accessori per caratterizzarne l’ambientazione temporale. Poco sarebbe cambiato se la vicenda si fosse svolta ai giorni nostri, con gruppi e vestiti dell’epoca moderna. È proprio nella storia, nelle relazioni tra i personaggi e nello spirito generale che si realizza la celebrazione di quel decennio nel film.

Non è certo un’operazione nuova. Negli anni (soprattutto recenti) sono state innumerevoli le opere che hanno in qualche modo richiamato l’immaginario degli anni ’80, anche prima del successo di Stranger Things. Forse questo porterà a breve a una certa stanchezza del pubblico verso questo effetto nostalgia ed è comprensibile. Quello che possiamo dire è che Bumblebee riesce a pieno nei suoi intenti celebrativi e merita un plauso per questo.

Un nuovo volto dietro la macchina da presa

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Paramount Pictures.

A guidare il progetto c’è Travis Knight, per la prima volta chiamato a dirigere un film live action. L’esperienza accumulata con il mondo dell’animazione nella Laika Entertainment, lo ha aiutato sicuramente a inquadrare il tono del film. Questo è stato sicuramente fondamentale anche nello sviluppo del personaggio di Bumblebee.

L’Autobot giallo è infatti un altro dei punti di forza del film, calato perfettamente nel suo ruolo di E.T. 2.0. Spettatori giovani e meno giovani potranno velocemente affezionarsi a lui, ai suoi tentativi di comunicare e alla sua capacità continua di spronare la sua amica Charlie. Il rapporto tra i due è disegnato ottimamente e cresce senza troppe forzature, proprio come dovrebbe fare.

Il merito è anche di Hailee Steinfeld, giovane star in continua ascesa, che riesce a reggere l’intero film, regalando un’ottima performance nei panni della protagonista. Tra gli altri volti noti del cast si nota John Cena, che cerca da tempo di seguire la strada già percorsa da Dwayne Johnson, passando dai ring al cinema. Il wrestler si fa notare e porta a casa il risultato. Non si tratterà probabilmente del ruolo che gli farà fare il grande salto a Hollywood, ma è un buon punto fermo nel suo percorso.

Pareri finali

Bumblebee recensione transformers hasbro
Paramount Pictures.

Bumblebee insomma è un film apprezzabile, che c’entra l’obiettivo di risollevare la saga di Transformers, affaticata ormai da tempo. Non è ancora l’opera che può sfruttare a pieno le possibilità offerte dal franchise, ma è sicuramente un buon passo in quella direzione.

È particolarmente interessante che arrivi nelle sale proprio in occasione del Natale. Potrebbe essere un’ottima scelta per riunirsi in sala in queste giornate di feste, grazie alla sua storia che saprà conquistare i più piccoli e riaccendere ricordi indimenticabili per i più grandi.

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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