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Children of the Sea: noi e l’universo | Recensione

Parliamo del film di Ayumu Watanabe

Arriva oggi nelle sale italiane per soli tre giorni Children of the Sea, nuovo film d’animazione giapponese diretto da Ayumu Watanabe. Questa pellicola offre un’esperienza visiva eccezionale, che ci porta attraverso i misteri dell’universo passando per le profondità marine. Seguiamo il suo viaggio nella nostra recensione di Children of the Sea.

Children of the Sea, un’esperienza

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L’estate è appena iniziata. Rika è una giovane adolescente felice, che si diverte insieme alle sue compagne di squadra. A causa di un litigio sul campo da gioco però si sente costretta a cambiare i propri programmi per la stagione. Sceglie così di andare a visitare il padre sul posto di lavoro, nell’acquario della sua città. Un luogo con cui sente da sempre una stretta connessione.

È così che inizia la curiosa estate di Rika, che la porterà a vivere una delle esperienze più incredibili della sua vita. Un viaggio che la guiderà alla scoperta del mondo che la circonda, in particolare nei suoi angoli più bui, come le profondità marine e i lati nascosti dell’universo.

Nelle sue visite all’acquario infatti la ragazza farà la conoscenza di altri due giovani. Si tratta di Sora e Umi, suoi coetanei che, stando ai ricercatori, sono stati cresciuti dai dugonghi e per questo motivo hanno un legame fortissimo con il reame acquatico. Due personaggi curiosi che sembrano nascondere un segreto che li lega a tutti gli strani eventi al limite del paranormale che si verificano nell’estate di Rika.

L’incontro con queste due figure, la scoperta del loro sguardo sul mondo, aprirà le porte alla ragazza a una nuova visione del mondo che la circonda. La strada di RIka si incrocia con quella dei ricercatori che stanno studiando (chi con intenzioni buone, chi apparentemente meno) la vita di Umi e Sora, i due Children of the Sea, Figli del Mare che sembrano essere la chiave per scoprire di più sul rapporto tra il mare e il cosmo, sempre più legati più si viaggia nelle loro profondità.

Oltre l’orizzonte, dove l’acqua e il cielo si uniscono

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Children of the Sea è una visione complessa da decifrare. Le esperienze di Rika, i personaggi che incontra lungo la sua strada sono degli scrigni all’interno dei quali lo spettatore può provare a sbirciare, senza però trovare mai la chiave che permette di spalancarli completamente.

Sora e Umi, i due Figli del Mare, non sono le uniche figure difficili da interpretare. Partendo dalle compagne di squadra di Rika e il suo allenatore, più ci si avvicina al mare più si richiede un impegno allo spettatore per comprendere la verità. Gli stessi genitori della giovane pur essendo ancora ‘terrestri’ non si rivelano completamente allo spettatore, chiamato a un lavoro maggiore del normale per inquadrarli nella loro interezza.

Children of the Sea non è infatti un film che si presenta con spiegazioni palesi ed evidenti. Viceversa, le sue vicende e soprattutto il motore delle stesse sono raccontati tramite suggestioni, accenni. Toccherà all’individuo seduto nella sua poltrona ricollegare tutti gli indizi e cercare di svelare il mistero. Il risultato di questo approccio è che lo spettatore si ritrovi spesso confuso, anche giunto alla conclusione della proiezione, ma al contempo è stimolato a riflettere su ciò che ha visto, su ciò che è accaduto a Rika, in maggiore profondità. Si tratta di un’esperienza di visione più attiva di tante altre, con tutti i pro e contro del caso.

A bilanciare tutto questo troviamo un comparto visivo assolutamente impressionante. L’incontro tra la tecnologia e lo stile di disegno tradizionale ha a volte un effetto straniante, ma nella maggior parte dei casi crea soluzioni che lasciano a bocca aperta. Le sequenze più psichedeliche, sempre più frequenti con l’evolversi degli eventi, ci mostrano un caleidoscopio di luci e colori capace di emozionare, soprattutto quando si viaggia sotto la superficie dell’acqua.

Children of the Sea, la luce da inseguire

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Non è facile dare un giudizio conclusivo su questa pellicola. Se da una parte ci troviamo davanti a un’esperienza visiva di alta qualità, la complessità della sua narrazione può essere un ostacolo per molti. Children of the Sea è quindi un film che non è adatto a qualsiasi spettatore, ma che al contempo saprà emozionare una fetta specifica del pubblico, aprendo le porte a un nuovo sguardo sul mondo.

Children of the Sea è disponibile dal 2 al 4 dicembre nelle sale selezionate, nell’ambito della Stagione degli Anime al Cinema.

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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