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Intrattenimento

Dragon Ball Super – ogni fine è un nuovo inizio

Prima di iniziare a parlarne, un avvertimento: non possiamo trattenerci dallo spoilerare quanto succede negli ultimi episodi della serie, non avrebbe senso parlarne altrimenti e l’energia scaturita dalla voglia di discutere della fine di Dragon Ball Super è ormai a livello divino. Premesso questo, se non volete rovinarvi la visione, interrompetevi qui.
Chi vi scrive, in questo momento sta ascoltando a ripetizione la canzone Ultimate Battle, la theme song dello scontro fra Goku e Jiren, riproposta diverse volte nelle puntate finali della serie, in particolare durante la splendida battaglia finale fra Goku,Freezer e C-17 contro il potente Jiren dell’undicesimo universo.
Questo è l’effetto che lo spettacolare finale ha avuto sul sottoscritto.

Oltre due anni e mezzo fa vi raccontavamo il nostro scetticismo in occasione dell’inizio di questa serie, ma le nostre riserve sono state superate da Dragon Ball Super, proprio come il limite che Goku ha continuato a superare e che siamo sicuri supererà ancora in futuro.

Dragon Ball Super non è una serie perfetta, è iniziata lentamente, soprattutto per il fatto di riproporre due storie già viste nei film, quella del primo incontro con Beerus e quella del ritorno di Freezer nella forma “Goruden Furiiza”, per dirla alla giapponese. Queste due fasi iniziali erano un brodo allungato, ma funzionale a mettere le basi della nuova cosmogonia di Dragon Ball. Proprio l’introduzione del Dio della Distruzione Beerus e del suo maestro/assistente Whis ha infatti portato all’interno del mondo creato da Akira Toriyama una nuova dimensione, una dimensione ancora più divina, portata all’estremo con la presenza degli angeli e dall’infantile Zen-Oh, il dio supremo della creazione. Così sono presto iniziati i doverosi scontri fra guerrieri di vari universi, cominciando dapprima con il sesto universo, l’universo gemello del settimo, quello di cui i nostri eroi fanno parte, fino al culmine del Torneo del Potere con la sfida di otto universi su dodici.

Certo, Super non è paragonabile alla serie storica e sappiamo che molti avrebbero preferito che non esistesse; effettivamente tirare fuori, dopo vent’anni, un midquel/sequel direttamente collegato alla serie originale è troppo per qualsiasi opera, che sia Dragon Ball o meno. Avrebbe avuto probabilmente molto più senso in passato, quando ancora la nostra brama di combattimenti estremi fra guerrieri dai poteri più che divini era ancora forte. Ormai avevamo superato la perdita e ci eravamo fatti una ragione della fine di Dragon Ball, ma poi ecco il ritorno, dapprima con due innocenti film, apparentemente stand alone, e poi…la bomba. La nostra indifferenza e scetticismo ha però iniziato ben presto a vacillare, soprattutto perché gli spunti del multiverso erano interessanti, molto più interessanti di quanto proposto da quell’errore (e orrore) del GT. Stavolta poi c’era Toriyama in un ruolo più presente che in passato, dunque una chance la si doveva pur dare a questa serie. Così iniziamo la visione; le puntate scorrono incredibilmente veloci, tanto da recuperarne, in periodi in cui gli impegni ci hanno impedito di seguirle settimanalmente, anche cinque o sei alla volta, fino al culmine dell’ultima ventina di puntate.

Dragon Ball Super ha tanti difetti e lungi da noi raffrontarla allo storico e inarrivabile Z, che ha aiutato a introdurre tanti giovani alla cultura Nerd. Le incongruenze sono tante: perché Goten e Trunks e Marron non sono cresciuti, i livelli di potere sono sballatissimi e incoerenti, alcune scelte di trama come la confusionaria fine della saga di Black Goku potevano essere evitate, il design di alcuni personaggi è criticabile, specialmente di quelli del Torneo del Potere (soprattutto Jiren, come avversario finale, non è, esteticamente parlando, all’altezza di altri, mentre molto più riuscito è Hit) e per tanto altro ancora. Ci sono stati molti alti e bassi, soprattutto nella prima metà della serie, ma allo stesso tempo non si possono negare dei grandi pregi; Dragon Ball Super è conscia di portare avanti il leggendario nome di uno dei capisaldi dello shonen manga nel mondo, e pone una meticolosa attenzione nel non ripetere molti errori del passato, coinvolgendo maggiormente personaggi ormai messi in disparte come Crilin, Tenshinhan, Muten e persino Yamcha, in alcuni divertenti episodi. C’è inoltre la volontà di approfondire e di farci conoscere molto di più i protagonisti che intere generazioni hanno amato, mostrandoli spesso in fasi non belligeranti, cosa che è sempre mancata nel lavoro originale. Anche per questo offre momenti sì di puro fanservice, ma estremamente godibili per chi è cresciuto a pane e Kamehameha, come l’incontro fra Trunks bambino e quello del futuro, alcuni scontri impensabili se non in un videogioco, come Goku contro Gohan o contro C-17, la rivincita di Vegeta contro Freezer, l’episodio con Arale gestito in modo davvero intelligente, con persino Vegeta che sfonda la quarta parete, e molto altro. Siamo soddisfatti anche per le ottime aggiunte al cast, che hanno valorizzato molto la serie, cominciando dagli ormai immancabili Beerus e Whis, entrati di diritto nella lore del mondo di Toriyama, all’assassino del sesto universo Hit, interessante sia per il suo carattere “cool” sia per le sue tecniche particolari, fino a, finalmente, delle guerriere Saiyan donne con Caulifla e Kale, in grado di mostrarci come sono le donne in versione Super Saiyan, specialmente Kale, che porta un po’ di Broly ufficialmente nella timeline della storia. 

A livello di trama forse la serie non si sarà evoluta di molto rispetto al passato; abbiamo sempre le nuove trasformazioni di Goku, che perlomeno non si è dovuto affidare al suo lignaggio Saiyan per ottenere l’Ultra Istinto, nemici sempre più forti (anche se in realtà, tolto Freezer, l’unico vero cattivo della serie è stato Black Goku) e poi gli immancabili tornei. Ci si può lamentare della poca originalità, nonostante il tentativo di approcciarsi ad alcune saghe in modo diverso, ma d’altronde se vi lamentate di questo vi lamentate dell’essenza di Dragon Ball, perché è ovvio che in una serie che ha come protagonisti i guerrieri Saiyan non si può certo parlare di alti temi filosofici! Il punto centrale, in quanto shonen che ha cambiato il genere, sono proprio i combattimenti esagerati e su questo punto Super ci regala degli scontri epocali. Il maestro dei battle shonen è tornato e ha messo in riga i suoi allievi, mostrando che le sue zanne non sono ancora così vecchie da farlo ritirare. Le coreografie di alcuni scontri, iniziando dalla battaglia con Black Goku, fino ad arrivare agli epici combattimenti dell’ultima saga, ci sono rimasti nel cuore. Goku contro Kefla, Vegeta contro Toppo, Goku Ultra Istinto contro Jiren alla massima potenza e, per finire, il mitico scontro finale di Goku, Freezer e C-17 contro Jiren sono stati davvero emozionanti. Il finale era prevedibile, lo ammettiamo, ma era davvero un peccato tarpare le ali a così tanti personaggi interessanti, e la morale ci è sembrata perfettamente in linea con la serie. Inoltre abbiamo gradito il ribaltamento della percezione che avevamo di Zen-Oh, odiato per la leggerezza con cui cancellava interi universi e che lo faceva apparire un dio crudele, per poi scoprire che in realtà l’intero torneo era stato realizzato allo scopo di sensibilizzare tutti i partecipanti, specialmente le divinità, sul significato dell’esistenza, e che lo stesso Zen-Oh fosse convinto che proprio Goku e il suo team avrebbero cambiato il modo di vedere le cose di tutti, proprio come il Saiyan ha fatto tante volte in passato.

Insomma, potremo stare a discutere giorni su cosa non va e su cosa invece è ben fatto in Dragon Ball Super, ma poi ripensiamo agli ultimi episodi e onestamente preferiamo goderci quanto di bello ha da offrire la serie. La trama scontata, l’ennesima trasformazione di Goku, l’ennesima parte incoerente: pian piano tutto questo svanisce nella nostra mente, mentre assistiamo a un’alleanza di fronte a cui, se ce ne avessero parlato vent’anni fa, ci saremmo messi a ridere, ma invece è così: Goku e Freezer combattono insieme, e tutto questo ha anche senso. La colonna sonora è perfetta per l’occasione e i colpi si susseguono ininterrottamente, sempre più potenti, sempre più epici, ogni cosa svanisce nella nostra testa e noi torniamo adolescenti, ci viene voglia di gridare e incitare i nostri guerrieri preferiti proprio come allora, pronti a urlare per simulare il lancio di una Kamehameha…infine il combattimento finisce, un brivido d’emozione ci percorre la schiena. Vale la pena che esista Dragon Ball Super? Si, anche solo per averci regalato questo momento.

Prima di terminare l’articolo ci sembra doveroso citare il vero MVP del Torneo del Potere, C-17. Mai avremmo pensato di rivederlo, e soprattutto mai con tutta questa importanza. C-17 è stato un personaggio dall’enorme potenziale già nella serie Z, ma, purtroppo, dopo la saga di Cell è sparito dalle scene, anch’esso dimenticato per mancanza di spazio. Nel suo ritorno ha dimostrato il valore che non ha potuto mostrare per tanto tempo, e siamo contenti che sia stato lui a esaudire il desiderio finale.

Dunque Dragon Ball Super è finito, ma come ci si può aspettare, anche solo dall’uscita del film a dicembre, la saga tornerà, prima o poi. D’altronde ci sono ancora diversi spunti narrativi da esplorare, come ad esempio il tanto atteso incontro fra Vegeta e il re dei Saiyan del sesto universo. Ancora è presto per parlare del futuro, per il momento ci godiamo il presente e salutiamo ancora una volta Goku, consci che questo non è un addio, ma un arrivederci alla prossima battaglia insieme.

Silvio Mazzitelli

Di stirpe vichinga, sono conosciuto soprattutto con il soprannome “Shiruz”, tanto che quasi dimentico il mio vero nome. Videogiocatore incallito sin dall’alba dei tempi, adoro il mondo videoludico perché dopo tanto tempo riesce sempre a sorprendermi come la prima volta. Scrivo ormai da diversi anni di questa mia passione per poterla condividere con tutti. Sono uno dei fondatori di Orgoglio Nerd e sono anche appassionato di tutto ciò che riguarda la cultura giapponese e la mitologia (in particolare quella nordica).

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