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Hayao Miyazaki: gli artisti non vanno mai in pensione

Sembrava si fosse ritirato dalle scene e invece Miyazaki ha deciso di realizzare un nuovo lungometraggio animato, e questa volta in CGI.  Hayao Miyazaki ricorda un po’ uno di quei gatti che ti chiedono di uscire… e dopo un po’ ci ripensano e miagolano finché non gli riapri la porta per farli rientrare. A 75 anni, con due Oscar alle spalle ed un impero animato costruito praticamente a partire da zero, Miyazaki aveva annunciato il suo ritiro dalle scene del mondo dell’animazione durante la presentazione di Si alza il vento alla Mostra di Cinema di Venezia del 2013. Per quanto lo Studio Ghibli si sia dimostrato in grado di sfornare prodotti più che validi anche diretti da altri registi (primo fra tutti Goro Miyazaki, il figlio del famoso regista), la notizia aveva lanciato buona parte dei fan dello studio immersi nella tristezza al pensiero di non poter più vedere nuove opere dirette dal Maestro Miyazaki.

Invece, a tre anni di distanza, Miyazaki sembra averci ripensato: durante un episodio speciale della trasmissione televisiva giapponese Owaranai Hito Miyazaki Hayao, trasmessa nel novembre 2016, il famoso regista, ha dichiarato di voler tornare a dirigere un lungometraggio animato.

Alla fine, la credenza secondo la quale un artista non andrà mai veramente in pensione perché non sarà mai completamente soddisfatto del proprio lavoro si è rivelata vera ancora una volta. In questo caso Miyazaki si è detto non soddisfatto dal progetto di un corto animato per il Museo Ghibli al quale si era dedicato dopo il ritiro dalle scene dei lungometraggi e di volerlo, appunto, trasformare in un film animato completo.

Già nel 2015, durante lo sviluppo del corto, Miyazaki stesso aveva affermato: Intendo lavorare fino al giorno in cui morirò. Mi sono ritirato dai lungometraggi, ma non dall’animazione. Sto lavorando veramente tanto. E’ un progetto stupendo. La sola differenza rispetto a prima è che arrivo allo studio 30 minuti più tardi e vado a casa 30 minuti prima.


Il corto in questione, che al momento sta venendo trasformato in lungometraggio, si intitola Kemushi no Boro, ovvero Boro il Bruco, e ci mostrerà il mondo visto dalla prospettiva di un piccolo bruco peloso, così piccolo che potreste facilmente schiacciarlo tra due dita, come afferma lo stesso regista, che ha aggiunto di aver lavorato alla storia per 20 anni e che intende completare il lungometraggio nel 2019, giusto in tempo per le Olimpiadi che si terranno a Tokyo nel 2020. Pare che il regista fosse così entusiasta al lancio del progetto da aver iniziato a lavorare alle animazioni ancora prima di aver ricevuto qualsiasi tipo di approvazione da parte del resto dello Studio Ghibli ed al momento sta partecipando attivamente, creando personalmente storyboard almeno per un centinaio di scene. Non l’ho ancora detto a mia moglie. Ma sono consapevole del fatto che potrei morire a metà strada di questo lavoro. È meglio morire mentre, che senza, ha aggiunto il regista ed ha ammesso che durante la produzione del corto si è visto in pensione, vecchio ma di sentirsi rivivere mentre disegnava su un tablet lavorando con i membri giovani dello Studio Ghibli.

Esatto, il Maestro stava disegnando su un tablet, perché, elemento degno di nota, il lungometraggio, esattamente come il corto, sarà completamente animato in CGI. La notizia aveva inizialmente preoccupato alcuni dei fan più accaniti dello studio Ghibli, il quale si è sempre distinto per l'eccellente qualità dell'animazione basata sul disegno a mano e con interventi in digitale limitati solamente agli ultimi ritocchi. Fortunatamente Miyazaki ha rassicurato tutti dicendo che lo stile distintivo che ha reso famoso lo Studio Ghibli non andrà perduto, ma che si sente semplicemente il bisogno di sperimentare nuove tecniche di animazione per ampliare il proprio bagaglio creativo. La scelta potrebbe essere stata influenzata anche dal recente esperimento che ha portato alla nascita della prima serie tv targata Ghibli, ovvero Ronja – La Figlia del Brigante, adattamento dell'omonimo romanzo della scrittrice svedese Astrid Lindgren, diretta dal figlio Goro Miyazaki e realizzata completamente in CGI.

Dopo essersi guadagnato un Premio Oscar e un Orso d’oro a Berlino per La città Incantata (2002), Leone d’oro alla carriera alla 62ma mostra di Venezia nel 2005 e diversi altri premi nel corso degli anni grazie a capolavori come Nausicaa della valle del vento (1984), Il mio vicino Totoro (1988), Porco Rosso (1992), La principessa Mononoke (1997), Il castello errante di Howl (2004), Ponyo sulla scogliera (2008) e Si alza il vento (2013), siamo abbastanza sicuri che Hayao Miyazaki stia lavorando ad un nuovo film degno di entrare nella storia del cinema.

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