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Director GEORGE ROMERO © 1984 Laurel–Day, Inc.

-4 alla Fine: Zombie e l’etica della sopravvivenza

3 min


Un vecchio una volta disse, anzi, predisse: “Quando non ci sarà più posto all’Inferno, i morti cammineranno sulla Terra”.
Dopo il nostro memorandum anti panzane… oggi parleremo di zombie!
Innanzitutto la parola zombie, contrariamente a quanto si possa credere, è di origine haitiana ed è un termine legato agli oscuri riti vudù che si praticavano, e si praticano, sull’isola caraibica. Si dice, a tal proposito, che alcuni sacerdoti haitiani riuscivano a catturare una parte dell’anima degli uomini facendoli cadere in uno stato di morte apparente, per poi riesumarli a distanza di giorni e renderli loro schiavi, senza una propria volontà. Da qui, il termine zombie descrive a grandi linee una persona ipnotizzata, priva sia di coscienza che consapevolezza, riesce ancora a camminare e a rispondere a stimoli esterni.
Ai giorni d’oggi, invece, lo zombie viene rappresentato come un morto vivente, come una creatura non-morta. George Romero è stato il primo regista a immaginarseli come creature fameliche nel film horror del 1968 La Notte dei Morti Viventi e non c’è bisogno di dire che ha posato la prima pietra della letteratura zombie.
Immaginando che tutti voi siate già ben informati sugli zombie, sarebbe superfluo citare tutti i film o i libri o i fumetti o i giochi in cui compaiono i non-morti. Così come sarebbe inutile stare qui a discutere su qual è l’arma più efficace o il mezzo di trasporto migliore in caso di apocalisse zombie.
Questi argomenti sono trattati già nell’ultimo tra i romanzi horror-zombie pubblicato in Italia: Diario di un sopravvissuto agli zombie, scritto dall’americano J. L. Bourne che cavalcando l’onda di popolarità degli zombie, così come la serie tv The Walking Dead,  prova a immaginare le vicende di un giovane ufficiale alle prese con la sopravvivenza durante l’apocalisse zombie. Questo romanzo, come suggerisce il titolo, è niente meno che il diario del protagonista, in cui annota giorno per giorno le sue disavventure e le sue preoccupazioni in un mondo ormai invaso dai morti.
Per farla breve, è un bel libro ma non è da prendere come “guida alla sopravvivenza”, dato che è molto più facile essere ufficiali e poter reperire generatori diesel di vecchi sottomarini per alimentare un’abitazione, o casse di rifornimenti che durerebbero mesi, o sofisticate armi da fuoco…
Noi, dunque, non faremo lezioni teoriche di sopravvivenza.

Noi Nerd invece parleremo di un altro argomento, delicato, ma che riguarda sempre gli zombie e che nessun regista e nessuno scrittore ha mai preso seriamente in considerazione.
Potete anche esservi chiesti di come cambierebbe il mondo durante un’apocalisse zombie, o come possiate rendere inespugnabile il vostro appartamento, o di quanti giorni sopravvivereste con solo 3 lattine di cibo in scatola.
Ma vi siete mai chiesti di come potrebbero cambiare l’etica e la morale? Come si distingueranno il giusto dallo sbagliato? Il bene dal male?
E perché proprio di questo argomento? Semplice, perché pressoché nessuno ha mai fatto congetture serie su questo tema! E non potevamo parlare di Resident Evil 6 o di qualche altro gioco violento o di qualcosa di più avvincente? Assolutamente no! Siamo Nerd, suvvia.

In uno scenario in cui una metà della popolazione cerca di mangiare l’altra metà, sopravvivere, a qualsiasi costo, ha la priorità. Ma forse non tutti sono d’accordo a sopravvivere a qualsiasi costo, molti scelgono di scendere a compromessi.
Tutti noi conosciamo la legge della natura: sopravvive il più forte.
Pensate a tutte le volte in cui costoro si sono trovati in dubbio se uccidere uno zombie. Cosa li frenava? I loro i sentimenti umani: timore, amore, paura e pietà. Come si può ovviare a questo problema? Semplicemente ignorando queste emozioni. Non è facile. Ma è la cosa giusta da fare, se si vuole sopravvivere.

Inoltre in uno scenario come questo tutte le istituzioni cadrebbero come foglie secche. Non ci saranno governi, non ci saranno eserciti, non ci sarà una servizio sanitario, non ci saranno organizzazioni umanitarie, non ci saranno alleanze, non ci sarà una valuta poiché non ci saranno banche, non ci saranno guerre ma non ci sarà nemmeno la pace…
L’unico valore, se così possiamo chiamarlo, è la sopravvivenza, la sopravvivenza della specie umana.

E bisogna sopravvivere a qualsiasi costo, non pensiate che se non potete batterli allora tanto vale unirvi a loro. Dovete riuscire a difendervi sia dai morti che dai vivi e chiunque, o qualunque cosa, possa minare la vostra sicurezza deve essere considerata un problema da risolvere alla svelta. Non fidatevi di nessuno.
Non esitate ad allontanare o, nella peggiore delle ipotesi, a eliminare uno sconosciuto. Potrebbe mettervi in pericolo? Non potete saperlo. Ma sarebbe buon uso seguire la regola “nel dubbio spara”. Un vostro caro è stato infettato? Allora è potenzialmente pericoloso e va eliminato, non sentitevi in colpa: è già morto. Inoltre non ci sarà nessun ente giuridico a dichiararvi colpevoli per aver ucciso una persona morta.
Uccidere un morto quindi è lecito? Nel caso in cui ti permetta di continuare a vivere, sì.
Rubare in città desolate quindi è giusto? Se serve, allora sì.

Per concludere, vi lasciamo con queste domande. Noi un suggerimento ve l’abbiamo dato. Potete anche non essere d’accordo o potete anche avere la soluzione migliore. Al momento è uno scenario solamente immaginato, ma non possiamo escludere che in un futuro possa avverarsi.


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4 Comments

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  1. Restando in tema Nerd, ma anche in tema con la domanda, trovo un attimo scorretto dire che “nessun regista o scrittore ha mai preso seriamente in considerazione” un impatto psicologico simile.
    In ordine di popolarità: The walking dead, il fumetto (ci tengo a specificarlo) affronta con molta cura l’argomento, tra le varie accuse alla società, e con particolari analisi di comportamento, come cosa sarebbe disposto un padre a fare per un figlio, un uomo per il potere, un gruppo di persone per mangiare e così via (non vado nel particolare, non amando io stessa gli spoiler e non volendo offrirne).
    La Naughty Dog (che penso voi tutti sappiate essere la casa videoludica produttrice di titoli come “Crash” e “Uncharted”) ha in produzione da ormai un po’ di tempo un nuovo videogioco, “The Last of Us” atteso per il Maggio 2013, in cui l’attenzione del giocatore è focalizzata su una sopravvivenza pura, in cui bisogna uccidere gli altri sopravvissuti per andare avanti o rubare viveri, come in uno scenario reale. C’è da dire che però un videogioco non mostra la vera psicologia di scelte così ardue umanamente.
    Stessa idea è stata presa dalla casa videoludica indipendente da poco nata, la “Robotoki”, che ha in mente di sviluppare un gioco chiamato “Human element” basato unicamente sulla sopravvivenza, e ambientato dopo 35 anni dalla catastrofe apocalittica di zombie 🙂
    Persino in Oriente si sono posti questo dubbio, con “I am a hero” manga edito anche in Italia (seppur con vari problemi editoriali, come spesso succede) dalla GP, che si focalizza molto sulla sopravvivenza del protagonista, che si rifiuta categoricamente per una buona parte della storia di sparare a quelli che, per lui, sono infetti, ma non solo. Si nota, per riassumere, un’umanità (ma anche una mancanza di umanità di altri personaggi) davvero apprezzabile.

    Ciò non toglie il fatto che molte persone dovrebbero prendere questo testo (io per prima, lo ammetto) come una buona riflessione su come si consideri “divertente” una minaccia simile, con l’adrenalina di dover sopravvivere e poter uccidere zombie come negli innumerevoli videogiochi, ma non si affronti mai mentalmente (forse perché è un argomento parecchio scomodo) la difficoltà di una situazione simile e a cosa ci porterebbe, a livello umano.
    Ora vi lascio in pace, scusate se (considerando anche che è il mio primo commento) sono stata così logorroica ^^”
    Quindi finisco col dire: davvero un ottimo articolo 😉

  2. Aihmè, il povero Brooks non è famoso… Brooks ha scritto dei libri che si possono definire “epici” (ovviamente dal mio punto di vista). nel 2006 ha pubblicato due libri strettamente collegati nonchè: Manuale per sopravvivere agli zombi e World War Z. La guerra mondiale degli zombi (http://it.wikipedia.org/wiki/Max_Brooks). Essi trattano l’argomento per la prima volta in modo diverso, sono strettamente fantarealisti e ne consiglio la lettura… Per quanto riguarda le vostre domande… bhe c’è parecchio da dire, ma come suggerisce Brooks: in un mondo che sta cambiando, quando tutto quello che a cui tenevi è stato portato via, avresti la forza di continuare a sopravvivere? avresti un motivo per il quale sopravvivere? le domande che voi vi ponete, a mio avviso, sono di secondaria importanza, poichè se hai una motivazione che ti spinge a continuare non ti porrai mai alcun tipo di quesito ed ucciderai a sangue freddo qualsiasi zombie/uomo che può attentare alla tua vita. Per quanto riguarda i videogame, WarZ o suo padre DayZ si basano sulla sopravvivenza pura, la paura degli altri player o di essere mangiato vivo non è da sottovalutare :D…
    Anyways complimenti 😉

  3. mi sono sparato in vena tutto il libro “Il diario di un sopravvissuto agli zombie” in una settimana e mezzo è epico le parti di sopravvivenza e le parti di emozioni vanno a pari passo dandoti il senso di stare lì nel mezzo e posso dire che ho letto tanti libri sugli zombie e questo è quello migliore ti tiene con il fiato sospeso per molto tempo con paura della morte di qualche protagonista

damianozanardi

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