Batman Day: la vicenda di Bill Finger e la creazione di Batman

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Quanto vale un’idea? Quanto vale la possibilità di reclamarla come propria? Una delle domande che ha scatenato più guerre, dialettiche e non, di un colpo di pistola. Potremmo dire che un’idea vale quanto il successo che essa riscuote. Banale? Forse, ma non è mai facile attribuire meriti se l’idea non è di una singola persona. Il mondo dell’intrattenimento è pieno di diatribe legate ai diritti di creazione o sfruttamento di un personaggio, di un format, e chi ne abbia più ne dica. E così non ne è esente il mondo dei supereroi, che con i loro principi incrollabili insegnano che un fumetto nasconde molto bene le macchinazioni che lo creano, parola di Bill Finger.

Tutto ebbe inizio con un’idea…

Il co-creatore di Batman, primo collaboratore di Bob Kane, ha dovuto combattere una lunga battaglia per poter vedere attribuito il suo lavoro sull’uomo pipistrello. Decenni per un nome. Quello che era iniziato nel lontano 1939 con l’ingresso del cavaliere oscuro nelle nostre vite, aveva dietro di sé un anno passato a rifinire i dettagli in ogni suo più piccolo lembo di mantello, tentando di emulare il successo di un certo Superman. Vendite alte significavano salari alti. Questo era il dogma per i fumettisti di un tempo. La fama porta soldi, e i soldi portano potere contrattuale. Bob Kane, il primo a prendersi l’incarico di creare un eroe in grado di emulare il successo dell’uomo d’acciaio, butta giù delle idee grezze. Bill Finger le rifinisce, consegnandoci un eroe diverso da una copia scialba di Superman. Gli aggiunge il design caratteristico che ancora oggi possiede, con il simulacro del pipistrello in ogni sua possibilità, la batcintura e l’identità segreta di Bruce Wayne (omaggio a Kane per le somiglianze con lo stile di vita). Aggiunge quei dettagli che, a posteriori, si riveleranno fondamenta della leggenda del cavaliere oscuro.

E se Bob Kane cura i disegni, Bill Finger si occupa della sceneggiatura (“The Case of the Chemical Syndacate” è la prima avventura). Un’accoppiata che avrebbe fatto conoscere il nome di Batman ai più e lanciato verso l’olimpo delle figure supereroistiche del secolo. Finger affina la scrittura, sperimentando i popolari prototipi delle fiction su carta, e Kane migliora il suo stile grafico. Il sogno di ogni creativo, se non fosse che al momento del contratto l’unico nome presente sui crediti fosse quello di Bob Kane. Nessuna clausola cita Finger fino al 1968, quando il suo lavoro gli viene riconosciuto dalla casa fumettistica. Kane, dall’altra parte della murata, ne riconoscerà il contributo soltanto nel 1989, quindici anni dopo la morte di Bill. Una formula di scuse in piena regola, postuma. Da allora vengono divisi i crediti tra i due, chi per la penna chi per la matita. Giusto o no, è andata così.

Bill Finger e riconoscimenti postumi

Seppur, al momento della creazione, le idee fossero ancora grezze, senza la morte dei genitori, senza la morale incrollabile e senza il Batman che conosciamo oggi, è attestato da più fonti (artisti contemporanei al duo) che Finger era più Batman di quanto lo fosse Kane. Il destino certe volte gioca brutti tiri, per aiutare in futuro a non ripeterli. Il peso dato all’uomo pipistrello si rispecchierà nella creazione di diversi comprimari delle sue avventure , con un principe pagliaccio che riderebbe ancora come idea fantasma e un aiutante acrobata che salterebbe su altri palcoscenici. I successi postumi da attribuire a Bill Finger poi si sprecano (come il credito in Batman VS Superman: Dawn of Justice), ma quanto possono valere? Un’idea fa la differenza fintanto che il pensatore vive o continua a valere anche dopo? Viene modificata o rimane pura come era stata pensata? Domande che aprono dibattiti che non abbiamo interesse ad affrontare. Basta sapere che in questa storia alla fine è arrivata la giustizia, aiutata dalla resilienza e determinazione a scoprire la verità. Tutte qualità che hanno reso celebre l’uomo pipistrello, e i SUOI creatori.

Per ulteriori informazioni sulla nascita dell’uomo pipistrello vi consigliamo questo documentario.


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Mattia Russo

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Laureato in Comunicazione, Marketing e Pubblicità per farla breve, e aspirante giornalista. Curioso per natura, dalla vena impicciona, tendo a leggere qualsiasi cosa, con un'inclinazione al fantasy. Non sono uno che ama i silenzi e parlo troppo. Pace.
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