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Birdman: una cosa è una cosa, non quel che si dice di quella cosa

Birdman non è un film complicato, è un film estremamente complicato. Se avete intorno a voi una persona saccente molto probabilmente lo additerà come capolavoro esclusivamente perché birdman non ha un registro leggero, perché è unico nel suo genere.
Un po' come etichettare un testo come veritiero solo perché usa paroloni scientifici con più sillabe di quelle che vorremo trovare, ecco. Ci avete capito.
Ma a prescindere dallo spunto della sua deduzione, comunque, quel vostro “amico” avrebbe ragione: Birdman è un capolavoro e non solo perché risulta quasi incomprensibile.
Birdman è una pellicola Meta-cinematografica a più livelli, che sfonda la quarta parete della finzione filmica e come se non bastasse una volta giunta nella nostra realtà ne crea un'altra per sfondarla nuovamente.
Strambo vero? Partiamo dalla trama: Michael Keaton (oltre a interpretare praticamente se stesso) è Riggan Thompson  un attore con ancora qualcosa da dire intrappolato in un ruolo supereroistico, tramite esso ha avuto il suo culmine  di notorietà negli anni 80 e ancora la gente lo ricorda per quel ruolo: (non parliamo di Batman) Birdman.
Thompson  vuole dimostrare, al mondo più che a se stesso, di possedere del talento oltre Birdman, che può rinascere, che non ha bisogno di effetti speciali e esplosioni. Proprio per questo produce di tasca sua un'opera teatrale tratta dagli scritti di Carver dove lui è l'assoluto protagonista circondato da attori di grande spessore (anche nel reale, con Edward Norton, Naomi Watts, Zach Galifianakis e Emma Stone) .
Un espediente per ripulire la propria immagine da un ruolo che per troppo tempo lo ha incatenato all'immaginario collettivo.
Basterebbe questa trama a rendere Birdman Meta-cinematografico quanto basta per sciogliere la buona volontà della testa d'uovo di turno ma Alejandro González Iñárritu , il regista e sceneggiatore, va oltre.
Birdman è reale, è un'entità nel corpo dello stesso Keaton, una forza che lui tenta di reprimere ma che a volte lo domina, anzi forse è proprio la sua reale identità.
Potrebbe essere tutto nella sua testa certo, potrebbe, ma andiamo ancora oltre, Riggan ha anche dei poteri extrasensoriali: dalla telecinesi alla capacità di volare.
La veridicità di questi fenomeni potrete valutarla solo voi attraverso la visione approfondita della pellicola, a nostro avviso non c'è un'interpretazione dominante in un senso o nell'altro riguardo questa sfaccettatura, solo voi potrete leggerla e valutarla.
La linea di lettura primaria è sicuramente la metafora del talento nascosto di Riggan, che solo lui riesce a vedere e che vuole mostrare al mondo, ma possiamo andare più a fondo di così.
E quando le fondamenta sembrano gettato ascoltate con attenzione le parole di Birdman, perché pare proprio che lui sia cosciente di essere in una pellicola su una pellicola.
Questo è l'alto castello di carte imbastito da Iñárritu , un'opera d'arte solida che si destreggia fra verità e finzione nella realtà e non in una pellicola.
Iñárritu  scegli di impostare l'opera come un lunghissimo piano sequenza, una continua inquadratura senza stacchi (apparentemente) che ci racconta tutta la vicenda. Perfino il cambio  da notte a giorno viene mostrato in time-lapse senza montaggio.
Il richiamo al teatro è vivo anche in questa scelta, il richiamo alla realtà che, nonostante il continuo sbattere le palpebre, viviamo senza stacchi.
Birdman va oltre l'esposizione cinematografica facendo sua “la metafora”, conferendo un nuovo significato non a una faccenda fittizia e proposta al cinema ma per la realtà stessa.
Un'esposizione perfetta orchestrata da attori talmente sopra le righe (e una furbissima colonna sonora "live") da fare il giro dello spettro espositivo per ricongiungersi con ciò che è reale. Birdman è più di una pellicola: è una faglia su una realtà alternativa, una smagliatura che ci mostra un altro universo uguale al nostro ma con qualche piccolo dettaglio fuori posto.
Un attore e l'indecisione di tornare a fare blockbusters o scegliere una carriera più aulica, il viaggio verso la consapevolezza che, forse, l'ignoranza è un bene.
Da vedere, più volte e con attenzione. Se non sapevate chi tifare a questi Oscars avete trovato il vostro volatile.

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