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Black Mirror: Bandersnatch, l’illusione della scelta

Abbiamo visto lo speciale interattivo della serie firmato Netflix, ed ecco cosa ne pensiamo

Il Bandersnatch è una creatura immaginata da Lewis Carroll nelle avventure di Alice nel Pese delle Meraviglie. Niente di più e niente di meno. Un secolo e mezzo dopo Charlie Brooker riprende il nome, la mitologia della creatura, ci scrive sopra una sceneggiatura e l’affida alla regia di David Slade. Boom, ecco che alle porte del nuovo anno esce lo speciale Black Mirror: Bandersnatch, il primo episodio interattivo della serie.

Quando però arriva sugli schermi di Netflix quella creatura immaginaria ha perso gran parte dei suoi connotati (se non qualche velato rimando). Charlie l’ha presa, smembrata nei suoi significati e li ha riproposti su più livelli di narrazione e comprensione. Viene data la possibilità di scegliere tra due opzioni e modificare così il corso della storia. Apparentemente. L’episodio diventa un gioco tra finzione e interattività, diventando una scusa per proporre una nuova struttura narrativa, senza però cambiarne il risultato finale. È il trucco di ogni buon Dungeon Master: l’illusione della scelta. Perché per quanto possa risultare affascinante la possibilità di scegliere, alla fine del viaggio la scelta è già stata fatta.

Il trucco parte tutto dalla semplice trama

La storia inizia in Inghilterra, nel 1984, dove Stefan Butler (Fionn Whitehead) è un giovane programmatore che ha deciso di trasformare un famoso libro-game, Bandersnatch di Jerome F. Davis, in un videogioco. Per riuscirsi, presenterà la demo alla Tuckersoft, software house già casa di diversi successi, con punta di diamante il programmatore Colin Ritman (Will Poulter). Da qui in poi inizia il labirinto di scelte che porterà a cinque finali diversi, attraversando la possibilità di “infinite” vie. La storia dell’episodio si fonde e si mescola su più livelli metanarrativi, arrivando a coinvolgere anche lo spettatore che a casa, con un mouse e la sua ciotola di cereali, clicca sulla prima o sulla seconda opzione. Lui stesso, che guarda, è diventato una piccola parte, una scelta, dell’episodio. Sta tutta qui la genialità, l’obiettivo, di questo special.

Black Mirror: Bandersnatch
Da sinistra: Asim Chaudhry, Will Poulter, Fionn Whitehead

Perché sarebbe bello gridare alla rivoluzione per un episodio interattivo che dà la possibilità di scegliere (un esperimento televisivo era già stato fatto con Il gatto con gli stivali e i suoi racconti interattivi), ma non è questo il caso. Adattare un format vecchio di decenni alle nuove tecnologie è il minimo. Inserirlo in un contesto che abbia senso e innalzarne la motivazione, quello si che è geniale. Il mezzo che serve il fine. Perché man mano che si avanza con l’episodio, man mano che lo spettatore compie le scelte, allora comincia la vera storia. Una storia fatta di esperimenti tra gli attori (tutti ottimi nelle loro parti e nelle battute per scenario), in scena e a casa, di rimandi a precedenti puntate, e di derive tanto folli quanto preannunciate. Si genera un caos narrativo solo apparente, dove nessuno è risparmiato. Le strizzate d’occhio, il legame con le scelte fatte e le conseguenze sono tutte il risultato di una preparazione accurata e una scelta frettolosa. Si hanno dieci secondi per scegliere, altrimenti lo farà Netflix. Anche questo procedimento si amalgama perfettamente nel caos significativo che l’episodio è.

Black Mirror: la scelta come gioco di prestigio

È il viaggio che conta, come si sceglie di viverlo e non la destinazione. Una volta che si arriva alla fine tutto perde di significato e tanto varrebbe tornare indietro. La possibilità di andare a destra o a sinistra, di ricominciare, di saltare veloce, è la rappresentazione metaforica di una parete a cui è appesa una moltitudine di fogli, tenuti lì da puntine colorate, con centinaia di strade rosse e di casi. Un enorme diagramma di flusso che, se non attentamente curato, rischia di far impazzire. Black Mirror lo fa con intelligenza, non andando a ricercare la perfezione di infiniti scenari, ma la solidità di cinque finali. Getta le premesse, spiega i mezzi e poi lascia divertire. Convincendo lo spettatore a mettersi in gioco, ad essere interattivo quanto basta per far avanzare l’episodio. Il significato e l’obiettivo dell’episodio sono colpiti. Bingo.

Accept or Refuse?

Per i più Black Mirror: Bandersnatch sarà ricordato come il primo episodio interattivo, con cui i siti pirata dovranno trovare un metodo ingegnoso per riproporlo. Agli amanti dall’occhio attento, invece, solo come un gioco metanarrativo. Una fusione tra finzione e realtà, che si inserisce nel filone della serie, andando a colpire nel segno. È rivoluzionario? No. È perfetto? Neanche. È in pieno stile Black Mirror? Si. E se non fosse piaciuto, beh, si può sempre riprovare.

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Mattia Russo

Laureato in Comunicazione, Marketing e Pubblicità per farla breve, e aspirante giornalista. Curioso per natura, dalla vena impicciona, tendo a leggere qualsiasi cosa, con un'inclinazione al fantasy. Non sono uno che ama i silenzi e parlo troppo. Pace.

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