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Dalla Grande Muraglia con Furore

3 min


Ormai nelle sale da qualche settimana, visto e recensito imparzialmente in anteprima qui dalla Redazione (tenendomi lontana e legata in un'altra stanza), The Great Wall è uno di quei film che per lo più intrattiene senza dare grandissime emozioni, con tanti "avrebbe potuto essere", alcune soluzioni di dubbia intelligenza che lasciano perplessi anche gli spettatori meno svegli, ma niente di eccessivo che faccia urlare al capolavoro o all'abominio trash.
A me invece ha fatto infuriare così tanto da dedicargli la rubrica di questo mese.
Ma facciamo un passo indietro per capire meglio il motivo della mia rabbia. 
L'estate scorsa ne ho sentito vagamente parlare, mi sono gasata tantissimo, probabilmente perché non avevo alcuna idea di cosa sarebbe scaturito, ma mi sono fidata, il nome era dell' orgoglio cinese la Grande Muraglia, il regista era il mio amatissimo Zhang Yimou, nel cast figuravano nomi quali Matt Damon, Pedro Pascal, Jing Tian e Andy Lau… che cosa mai sarebbe potuto andare storto?
Non fraintendetemi, il film è stato già ampiamente criticato con motivi più o meno giustificati, sia negli Stati Uniti sia in Cina e tra le critiche più frequenti c'è quella del whitewashing con cui in realtà non mi trovo concorde.
Il whitewashing è lo sbiancamento del cast, ossia la pratica di introdurre un personaggio bianco al posto di uno originariamente di altra etnia. In realtà William, il protagonista interpretato da Matt Damon non rientra in questa categoria perché la storia narrata lo vuole proprio così, ma quel che ho trovato irritante è invece stato proprio che in quella vastità di attori cinesi, nessuno di loro emerge con il suo spessore e la sua forza e nessuno si evolve come o con lui. E sulla scia di questa mancanza di personalità, l'intero film si presenta come un tiepido omaggio alla cultura cinese, come se ci stessero per presentare tutto il tempo qualcosa di grandioso ma che in realtà mai arriva, un'introduzione di pagine e pagine a un poema che mai si dischiude.
L'altra cosa che mi urta è proprio com'è stata presa la pellicola stessa in Cina: oltre alla "normale" censura (per quanto possa essere normale la censura), per cui i commenti troppo negativi sono stati semplicemente rimossi,  questo essere accomodanti è proprio una scelta politica recente, come a dire "Ci hanno disprezzati finora, ora ci mettono un po' ovunque per omaggiarci con scene bellissime perché siamo potenti".  Invece di sfruttare il potenziale che un film con un budget di 120 milioni di dollari, una cifra mai vista prima da una co-produzione sino-americana, hanno deciso di sembrare graziosi. Ma scherziamo?
Per carità, si vede ancora la grande arte del regista Zhang Yimou; le scene dei suonatori di tamburi sincronizzati, i movimenti delle armate (soprattutto quelle femminili) e la cura dei colori sono sempre emozionanti, ma poi spazza via ogni meraviglioso richiamo all'Opera Pechinese o a qualsivoglia Arte con scelte banali e sbrigative. 
Un'altra cosa che non ho sopportato sono i Taotie; non mi sarei arrabbiata se non avessero reso queste creature tali da estinguersi in maniera, no-spoiler, diciamo insulsa, ma se è giusto indignarsi per il numero di zampe sbagliate di un drago, io mi indigno perché i Taotie avevano una testa e due corpi, erano creature potentissime e non certo legate tra loro, ma soprattutto l'epoca a cui risalgono è di gran lunga precedente a quella della costruzione della Grande Muraglia.
Però questa era una storia di fantasia, è vero. E ho apprezzato perché le persone ora conoscono qualcosa in più della cultura cinese. Ma così ritorniamo al punto che mi fa davvero infuriare, cioè che sarebbe davvero potuto essere un film che poteva fare la differenza, che poteva far conoscere la cultura, la storia, ma non perché dovesse essere un film accurato storicamente, ma semplicemente perché poteva avere dettagli e accorgimenti che non sarebbero costati niente di più, ma avrebbero davvero dato un segnale di Oriente e Occidente che si stringono la mano per lavorare insieme in qualcosa di più profondo che un incasso facile.
E invece, dovremo ancora aspettare.

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