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Daredevil: elogio funebre di una serie cancellata

Netflix dice addio a Daredevil. Se si tenesse un funerale?

Ti svegli una mattina e leggi la notizia. Come ormai di prassi negl’ultimi tempi devi accertarti non si tratti di una fake news. Bazzichi un paio di minuti nel mare online e alla fine rimani lì, con il mouse che ti chiede di concludere la ricerca, esterrefatto per quello che stai leggendo: Daredevil è stata cancellata.

Arrivederci Daredevil

 

Ci sono notizie più importanti, più tristi, più sconcertanti, più tutto, eppure tu rimani male per quell’unica, singola scoperta. D’altronde la vita è tua, nessuno può dirti per cosa soffrire. Passi il titolo, ti addentri di più nel testo, nel dolore, e alla fine ne esci incredulo. Un sospiro che è non di sollievo, ma di rassegnazione. Nessuno capirebbe se lo raccontassi, perché non per tutti ha rappresentato quello era per te. Non tutti l’hanno messa sotto i riflettori come hai fatto tu. La prima volta è stata nel 2015. Colori il ricordo di quelle sensazioni che lo rendono magico. Da sette anni era iniziata l’età dell’oro per i supereroi al cinema: sfavillanti di colori, corazzati e dal fisico disegnato. Puro piacere per gli occhi, con toni abbastanza leggeri e un lieto fine che sapevi sarebbe arrivato. Sul piccolo schermo dal lato Marvel c’erano solo altri due esempi: Agents of S.H.I.E.L.D e Agent Carter. Godevoli a tratti, ma non hanno mai impensierito il grande schermo. E poi sei arrivato tu: Daredevil.

La Dea della Giustizia inondata di sangue ha fatto le presentazioni ed è stato amore. I toni cupi e dark, l’odore putrido della corruzione newyorkese, la possibilità di dimostrare che nonostante non fossi il più potente dei supereroi, eri il più coraggioso. Applausi per quella prima stagione che bruciò ogni confine del piccolo schermo, precedente e posteriore. Gettasti un’ombra così grande sul format supereroistico che a fatica le altre serie hanno potuto crescere senza sole. Hai posto uno standard, volente o nolente, ed è stata dura. Dura vedere altre serie paragonandole a te, dura dover aspettare pause di anni per le tre stagioni, dura scrivere questo addio. Ti ho recensito per tutte e tre le stagioni, combattendo con i denti affinché finissi nelle mie mani, mio argomento preferito. Tendevo a minimizzare i tuoi difetti e innalzare i tuoi pregi. È così che si fa con quello a cui si vuole bene. Una serie tv, davvero?

Avevi tutto quello che un uomo cresciuto nella periferia potesse amare: una buona scrittura, frasi a effetto, combattimenti crudi e la giusta dose di violenza. Il tutto senza dimenticare la morale, che ti ha reso tra i più incorruttibili. Hai chiuso da vincente, ti sei ritirato imbattuto. Mai un cedimento che potesse definirsi tale. Hai dimostrato cosa è in grado di fare un uomo senza paura e questo nessuno potrà più togliertelo. Esci di scena con la cintura, campione.

Netflix ha sparato questa cannonata e seppur non manchino le rassicurazioni, non sarà più lo stesso. Non sarà più quella serie che ha tenuto banco per ore e, che tu lo voglia o meno, quella ferita sarà lì per sempre. Ogni giorno quel buco si richiuderà un pochino, ma mai del tutto. Un giorno sentirai una sigla, rivedrai un combattimento o qualcuno agirà in quel modo e, BOOM, il buco si aprirà di nuovo. Il buco sarà più piccolo, il dolore più sopportabile, ma quella cicatrice rimarrà lì per sempre. Un lutto è qualcosa da cui non ti riprendi mai del tutto, perciò non puoi far altro che dire grazie. Grazie Drew Goddard, Steven DeKnight, Marco Ramirez, Doug Petrie, Erik Oleson, Charlie Cox, Deborah Ann Woll, Elden Henson, Vincent D’Onofrio e tutto il team che ha sostenuto questi tre incontri. Grazie Netflix per aver dato il sì. E grazie Daredevil per queste tre stagioni.

Hai incassato bene. Ora è il momento di riposarti.

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Mattia Russo

Laureato in Comunicazione, Marketing e Pubblicità per farla breve, e aspirante giornalista. Curioso per natura, dalla vena impicciona, tendo a leggere qualsiasi cosa, con un'inclinazione al fantasy. Non sono uno che ama i silenzi e parlo troppo. Pace.

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