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Intrattenimento

Difetti da videogioco: sette aspetti da rinnovare

Questo aprile, oltre a festeggiare i sei anni dalla nascita di Orgoglio Nerd, festeggio anche la nascita di questa rubrica. Proprio due anni fa iniziava l’avventura di Thunder Hammer e, anche se l’articolo di debutto sembra uscito ieri, allo stesso tempo la strada percorsa è stata tanta. Questo appuntamento mensile si è espanso e Thunder Hammer è diventata anche la pagina dedicata a chi ha una passione innata per il mondo dei videogiochi (breve inserto pubblicitario stile Simpson: mettete mi piace!). Visto il crescente interesse che il mondo videoludico ha sugli utenti di Orgoglio Nerd, ci è sembrato giusto dare sempre più spazio a questa passione, sia con la pagina dedicata che con il nostro nuovo canale Twitch, e devo dire che queste due novità mi stanno dando tante soddisfazioni, soprattutto per la possibilità di interagire sempre di più con voi e avere un contatto sempre più diretto per discutere del nostro amore per il fantastico mondo videoludico. Ma bando ai sentimenti, perché anche in quest’occasione ho un argomento di cui discutere con tutti voi. Non importa quanta esperienza si abbia, è giusto puntare sempre a migliorarsi, e se ciò vale per questa pagina, vale anche per il mondo videoludico in generale. Dunque facciamoci un bell’esame di coscienza sulla situazione attuale e cerchiamo di capire quali sono le parti di gameplay che più non sopportiamo e che, nel 2018, sarebbe ora sparissero per evolversi in qualcosa di meglio. Io ho fatto la mia lista e ve la propongo; lascio a voi la parola per aggiungere altre posizioni o per suggerimenti su come rendere sempre più brillante il futuro del mondo dei videogiochi…non si sa mai che passi di qua il mega presidente di turno e ne prenda spunto! Alla prossima!

{Quick Time Event} Ok, i QTE erano simpatici quando venivano inseriti come un di più all’interno dei filmati, in modo da renderli un minimo interattivi e così da rendere sempre più partecipe il giocatore. Poteva essere considerata una meccanica carina di accompagnamento al gameplay principale. Poi hanno iniziato a essere onnipresenti, tanto da essere centrali anche nel gameplay, e quest’abuso ha un po’ rovinato l’idea originale. Come si suol dire, “il troppo stroppia” e ultimamente, per fortuna, se ne vedono meno in giro; si spera che l’indigestione degli ultimi anni sia servita a far ragionare gli sviluppatori e magari a fargli sfornare qualche nuova idea divertente.

{Incontri casuali} Se c’è una cosa che non rimpiango dei vecchi RPG è proprio quest’aspetto! Fortunatamente il problema è ormai debellato, non essendo comparso in quasi nessun gioco di ruolo uscito negli ultimi anni, ma lo mettiamo in questo elenco come monito per gli errori da non fare in futuro. Nei tempi passati fermarsi ogni due passi per un incontro casuale, e inevitabile, era tedioso a dir poco. Venivano le paranoie su ogni quanti passi partisse uno scontro e si cercava di ottimizzare i movimenti al massimo. L’incubo per fortuna è finito e, grazie ai nemici visibili sulla mappa, finalmente l’esplorazione non va più temuta. Speriamo soltanto che questo male sia stato estirpato per sempre.

{Microtransazioni} Ne avevamo parlato, sempre in questa rubrica, qualche mese fa, ma non potevo non citarle nuovamente, dato l’argomento. Le microtransazioni e il pay-to-win sono forse una delle piaghe peggiori apparse nel mondo videoludico degli ultimi anni, meccaniche che vanno contro ogni principio del sano videogiocatore, dando importanza soltanto al vil denaro e non all’esperienza degli appassionati. La voce grossa si è sentita da tantissime parti e molte grandi aziende si sono calmate e hanno addirittura rimosso la meccanica (ultimo in ordine di tempo è stato Shadow of War), speriamo dunque che questo sistema muoia ancora prima di affermarsi.

{Collezionabili} Non sai come allungare il brodo del tuo gioco così da poter dire di avere almeno 40 ore di longevità? Mettici migliaia di oggettini inutili da recuperare con achievement o trofeo collegati! I collezionabili sono una delle piaghe degli ultimi anni e forse, recentemente, stanno iniziando finalmente a scemare, anche se siamo ancora lontani dall’eliminazione totale. Se gioco ai videogiochi è per divertirmi e andare in giro a caso per una mappa grande quanto un continente a cercare i 100 denti della dentiera mistica della fata babbiona è totalmente l’opposto alla mia idea di divertimento.

{Fetch Quest} Ragazzi, vorrei sapere se nel 2018 c’è ancora gente che si diverte a raccogliere 10 verze caramellate o a uccidere un branco di poveri lupi (gli animali più bistrattati dei videogiochi…poveracci!). Questa tipologia di quest è ancora presente in moltissime produzioni e, diciamoci la verità, serve soltanto a far perdere tempo e ad allungare la longevità del gioco con compiti noiosi. Sarebbe anche giunto il momento di cambiare e di inserire quest secondarie narrativamente più elaborate ed avvincenti e non importa se a risentirne è la longevità: preferisco giocare 10 ore in meno ma divertendomi ogni singolo minuto che 10 in più con incollata addosso la noia perenne.

{RNG} RNG sta per Random Number Generator, ossia quel meccanismo presente in alcuni videogiochi per cui i loot sono generati casualmente da un algoritmo. In sostanza, è quella cosa che si chiama botta di c…fortuna. Perché non importa quanto siate bravi o quanto impegno ci mettiate, se l’oggetto che vi serve ardentemente ha percentuale d’uscita del 5% allora uscirà soltanto dopo che avrete sputato sangue per ore e ore ripetendo la stessa cosa, che sia un combattimento, un livello ecc. Ho ancora i brividi per l’uscita di alcune parti di mostro nei vecchi Monster Hunter o per l’uscita di alcune mosse in Dragon Ball Xenoverse; fra tutte le cose che eliminerei questa è forse quella la cui scomparsa più mi sta a cuore, perché dipende totalmente dalla fortuna e genera un alto tasso di frustrazione.

{Il vuoto} L’ultima posizione è dedicata a quei mondi stupendi e molto particolareggiati, dove a ogni passo troviamo paesaggi che tolgono il fiato, tanto che ci viene voglia di perderci in quelle sconfinate terre per vivere avventure inimmaginabili. E infatti non riusciamo proprio a immaginarcele, dato che dopo esserci meravigliati, basta una passeggiata per capire che quello è un mondo totalmente vuoto. Gli open world stanno spuntando come funghi e sarebbe un bene se fossero fatti con criterio, ma poi vengono riempiti con altre meccaniche negative già viste in questa top, come le fetch quest o il sistema RNG, e la magia del mondo dove tutto è possibile svanisce come una bolla di sapone. Attualmente solo un titolo è riuscito a proporre un open world con attività quasi sempre diverse e interessanti, ossia The Witcher 3, tutto il resto è, per lo più, noia.

Silvio Mazzitelli

Di stirpe vichinga, sono conosciuto soprattutto con il soprannome “Shiruz”, tanto che quasi dimentico il mio vero nome. Videogiocatore incallito sin dall’alba dei tempi, adoro il mondo videoludico perché dopo tanto tempo riesce sempre a sorprendermi come la prima volta. Scrivo ormai da diversi anni di questa mia passione per poterla condividere con tutti. Sono uno dei fondatori di Orgoglio Nerd e sono anche appassionato di tutto ciò che riguarda la cultura giapponese e la mitologia (in particolare quella nordica).

7 Commenti

  1. Evviva! Il 2° ha davvero surclassato il primo, in tutto (tranne per il cast, forse, un po’ scadente [eccetto per QUALCUNO XD] ), quindi speravo molto in un seguito! Sbaglio, o il caschetto fa molto power ranger/camen raider? XD

  2. Pessima notizia. Già il secondo non era all’altezza del primo: zero novità, personaggi piú scontati e pochissima caratterizzazione per i comprimari. Non c’era assolutamente bisogno di un terzo episodio…comunque vedremo cosa ne verrà fuori e se riescono a recuperarsi da un secondo capitolo riuscito, purtroppo, solo a metà.

  3. Più che una lista di elementi videoludici da debellare, io la interpreterei come una lista di elementi da “dosare” e “modificare”, elementi che se posti nel modo corretto e al momento giusto possono di certo arricchire l’esperienza di gioco. In prima posizione è correttissima l’affermazione “QTE come supplemento al gameplay principale”, ed io tasporrei lo stesso discorso anche ad elementi come i collezionabili o gli incontri random. Detto questo siamo d’accordo che negli esempi esposti nell’articolo certi elementi risultano parecchio stressanti e frustranti nell’averci a che fare (vedesi la settima posizione, quanto mai veritiera). Tutto questo eccezion fatta per le microtransazioni che, tranne che per quel rarissimo caso, sono da abolire assolutamente (SOPRATTUTTO per quanto riguarda il pay to win).

  4. Esatto Mett, questi sono gli aspetti che più non sopporto con gli esempi peggiori che ricordo di ogni punto. Partendo da questi difetti si può imparare dagli errori e creare qualcosa di più divertente da giocare, perché molti di questi punti hanno bisogno di un’evoluzione per essere attuali. Tranne le microtransazioni come dicevo, quelle vanno proprio eliminate nella maggior parte dei casi!

  5. “Attualmente solo un titolo è riuscito a proporre un open world con attività quasi sempre diverse e interessanti, ossia The Witcher 3, tutto il resto è, per lo più, noia.”

    Non hai giocato a Breath of the Wild, vero?

  6. Già :(Infatti i riferimenti dell’articolo sono tutti legati alla mia esperienza personale, e non appena avrò una Switch, non vedrò l’ora di provare Zelda per verificare in prima persona la sua rivoluzione in campo open world.

  7. Personalmente, una cosa che non amo sono i dialoghi inutili con i png (npg). so che possono creare una sorta di folklore di quel villaggio o città che sia, ma alla fine mi sembra solo di aver perso tempo e basta. Per quanto riguarda le microtransizioni le posso solo accettarle se il gioco costa poco (o niente) e che non diano un vantaggio troppo evidente a chi ne fa uso. Rimanendo in tema videogiochi e denaro i costi di alcune DLC sono a dir poco scioccanti pagare così tanto per avere così poco proprio non ha senso.

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