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Vikings: il destino di una vecchia spada

Con la fine della seconda parte della quinta stagione, discutiamo insieme dell'andamento della serie

Una spada di ferro battuta e ribattuta che getta scintille. Vikings non è una serie, ma bensì una spada. Una di quelle che nel lontano 2013 aveva stupito tutti per l’incredibile filo che possedeva. I personaggi erano forgiati con i metalli più preziosi, gettati negli scenari nordici in grado di risucchiare tutto il fiato dai polmoni e al servizio di una trama che era un ponte tra storia e leggenda. Oggi, con la fine della lunga stagione, quella spada ha combattuto troppe battaglie e ne porta i segni.

Più combatti e più dovrai tornare dal fabbro

La seconda parte della quinta stagione si è conclusa e il destino si è compiuto. La morte di Ragnar, vendicata alla fine della quarta, risuona per tutta la serie come un’ombra gigante che stanzia dietro i personaggi. Il nome “Ragnar” è il fardello più pesante per chiunque abiti le terre del Nord. Dalla sua fine gli Dei Sceneggiatori hanno lasciato uscire i suoi figli, gettati nel mondo come creature uniche a caratterizzare quella massa informe che sono i vichinghi. Chi prima e chi dopo (chi mai) si sono tutti alzati, alternati al comando e giocato le loro chance di protagonismo. La quinta stagione (nella sua interezza) è una stagione di famiglia, dove personaggi comprimari portano qualche colpo, ma gli affondi li consegnano soltanto i Lothbrok.

Il grande interrogativo del 28 dicembre 2016 trova oggi risposta: come se la caverà Vikings senza il guerriero di testa? Che ne sarà della sua eredità? Che ne sarà della serie che tanto abbiamo amato? Ci dispiace ammettere che la risposta non è propriamente positiva: questa spada non è più affilata come un tempo. È ammaccata, consunta e pesante. Pesante perché ricorda i suoi fasti e cerca di ripercorrerli. L’introduzione di qualche personaggio peculiare finisce per diventare un peso di cui sbarazzarsi, a causa di una scrittura non sempre di livello, ricordando a tutti che Vikings dà il meglio di sé quando combatte. È questo che fa un’arma: dimostrare il suo valore in battaglia. Senza è soltanto un oggetto ornamentale.

Il cambio dell’elsa

E così appare per la maggior parte della serie: un passaggio forzato da uno scontro ad un altro, da sangue a sangue, con sottotrame degne di una telenovela nordica. Regge a malapena soltanto perché ci sono i vichinghi. Senza cercare lo spoiler forzato, un’altra questione che ha scheggiato la spada Vikings è stata la scelta dell’evoluzione di alcuni personaggi. Caratteri forti, astuti, determinati, sono d’improvviso diventati deboli, folli, marci. Un’evoluzione, che seppur motivata, ha sconvolto le certezze a cui eravamo abituati. È come cambiare l’elsa della spada quando sei abituato a quella vecchia. Ne sentirai sempre la mancanza. Scelte del genere ti fanno poi decidere di cambiare arma.

Una vecchia spada è pur sempre una spada

Vikings comunque non si dimentica qual è il suo ruolo e dimostra di saper portare ancora dei gran affondi. Aiutata da scenari mozzafiato (la fotografia è sempre una peculiarità di testa della serie) anche una semplice zuffa acquista il tono di una battaglia. La serie trionfa quando decide di essere fisica, a dir poco brutale, incarnando nello scontro tutte le emozioni silenti dei protagonisti. È tanto faticoso seguire i momenti di quiete che ribolliamo al suono dei corni, delle armi sguainate e del battere del legno. Le battaglie (soprattutto quella finale) sono il punto di forza della serie e se ne avverte la mancanza nei dialoghi. Alcuni forzati e senza motivo d’essere che si spera tanto compaia un pugnale a trapassarne la testa. Si può desiderare sempre un scontro? Un’arma dovrebbe poterlo fare.

Vikings: la parola del fabbro

Vikings è una vecchia spada che ricorda tutte le battaglie e ne cerca sempre di nuove, ritrovandosi però in situazioni già vissute. Senza mettersi alla prova davvero sta pian piano arrugginendo, lorda del sangue di migliaia di caduti. L’ultima puntata del quinta stagione porta il titolo di Ragnarǫk, il crepuscolo degli Dei, a simboleggiare la fine di tutto e la consecutiva rinascita. Con la sesta stagione (e ultima) già annunciata non possiamo che sperare che venga di nuovo affilata e riparata per un’ultima battaglia. È pur sempre una gran bella spada.

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Mattia Russo

Laureato in Comunicazione, Marketing e Pubblicità per farla breve, e aspirante giornalista. Curioso per natura, dalla vena impicciona, tendo a leggere qualsiasi cosa, con un'inclinazione al fantasy. Non sono uno che ama i silenzi e parlo troppo. Pace.

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