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Doctor Who: ultimo dei Signori del Tempo, umano per scelta

Parliamo dell’Undicesimo Dottore, e dei suoi legami

Eccoci al terzo episodio della nostra serie di articoli dedicata ai Dottori che sono e che sono stati. Abbiamo parlato del Tredicesimo di Jodie Whittaker, di quale sia l’essenza del Dottore e con Peter Capaldi e il suo Dodicesimo abbiamo esplorato come, a volte, l’età non conta. Ora è il turno di Matt Smith, l’Undicesimo interprete del Dottore.

Il Time Lord con due cuori umani

Ripercorrendo con la mente (rewatch? Qualcuno ha detto rewatch?) le sue stagioni, le prime sotto la supervisione onnipotente di Steven Moffat come showrunner, che ha inciso notevolmente sullo stile e i temi della serie, ci siamo chiesti cosa davvero abbia reso unico questo Dottore. Qualcosa di cui Eleven sia un esempio straordinario, ma che possa accomunare tutti i suoi “colleghi”. Andando oltre il fez e le danze da giraffa, il bowtie e il ciuffo ribelle, cosa ci rimane dentro delle storie dell’Undicesimo?
Non è una domanda facile, e siamo certi che ognuno di voi abbia la sua risposta (ci piacerebbe sentirle nei commenti), ma ora sta a noi raccontarvi la nostra.

Quello della solitudine del Dottore è un tema ricorrente nella serie. La solitudine di chi è unico nel suo genere, un po’ per delle speciali caratteristiche innate, un po’ perché…ha ucciso tutti i suoi simili. O crede di averlo fatto.
Un po’ perché comunque i suoi simili tanto simili a lui poi non sono.
In molti episodi, di svariate stagioni, ritorna come tema la ricerca di qualcuno come lui, di un Time Lord sopravvissuto prima (che si rivelano sempre un po’…particolari), e della sua civiltà perduta poi (che pure quella alla fine non è tutta rose e fiori). Il Dottore come ultimo della sua specie, ma anche come colui che è rimasto solo dopo essersi ribellato alla guerra, ai soprusi, alla crudele spocchiosità dei Signori del Tempo.
In tutto questo il Dottore, da sempre, trova la cura alla sua solitudine altrove, su un pianeta piccolo e insignificante rispetto alla grande civiltà dei Signori del Tempo, ma i cui abitanti sono più simili a lui di qualunque immortale e onnipotente alieno. Il pianeta Terra ha bisogno di un padre, di un protettore. Allo stesso tempo, però, gli offre ciò di cui ha disperato bisogno, e che non è riuscito a trovare in tutto il tempo e lo spazio: una famiglia.
Tutte le reincarnazioni del Dottore condividono questa storia e questo indissolubile legame con la Terra, ma l’Undicesimo ne è sicuramente uno degli esempi più pieni.

Dal suo primo momento sul nostro pianeta, quell’atterraggio non esattamente magistrale, conosce una bambina curiosa che un giorno diventerà una delle persone più importanti della sua vita, Amy Pond.
Il Dottore è un mito per lei, una storia dell’infanzia che non finisce mai, assieme a Babbo Natale e la Fatina dei Denti, nel dimenticatoio. Un giorno, definitivamente, diventa realtà e da mito si trasforma in una specie di cotta, e poi in una profonda amicizia, un rapporto quasi paterno, protettivo, mentre il Dottore la accompagna lungo tutta la sua vita. Sua e di Rory Williams, uno dei personaggi più puri e amati di Doctor Who, che ne passa letteralmente di ogni per la donna che ama e che, pur ricambiando, di certo non è la persona più facile da proteggere e sostenere…per 1,894 anni. Insomma, un sant’uomo. E quando le cose non potrebbero farsi più complicate di così, ci pensa Steven Moffat, rivelando che l’eccentrica e misteriosa moglie del Dottore, River Song, è in realtà Melody Pond, figlia di Amy e Rory. Quando si dice “metter su famiglia”.
Col passare del tempo (si può dire per un Time Lord?) quello con la famiglia Pond diventa un legame indissolubile, una specie di seconda casa, fuori dal T.A.R.D.I.S., qualcosa che il pubblico della nuova serie di Doctor Who non aveva mai visto. Alcuni fan hanno apprezzato questo tocco più umano dato al Dottore, questo aspetto paterno, fraterno, addirittura…coniugale, nonostante la storia con River rimanga in gran parte un mistero, altri lo hanno amato meno. Non si può però negare che l’addio ai Pond con The Angels Take Manhattan sia stato uno dei finali più sentiti e strappalacrime della serie.

Molto più di una famiglia

E non è tutto, ci sono molti altri amici da aggiungere a questo quadretto familiare.
Craig Owens, temporaneo coinquilino del Dottore amatissimo dai fan, e suo figlio Alfie aka “Stormageddon, Dark Lord of All”. Madame Vastra e Jenny Flint, una delle prime coppie LGBT+ dell’universo di Doctor Who, anche loro personaggi ricorrenti della serie e amiche del Dottore nei momenti di difficoltà. Non dimentichiamo poi il loro maggiordomo e compagno di battaglie Strax, un Sontaran un po’ speciale, che ha abbandonato la vita guerrigliera e senza scrupoli della sua gente, ma ne mantiene la fierezza.
E infine lei, Clara Oswald, amata e odiata ragazza impossibile, non solo l’anello di congiunzione fra Matt Smith e Peter Capaldi, ma molto di più. La ragazza nata per salvare il Dottore, e Gallifrey tutta.
Clara è l’esempio ultimo di come tutto l’arco narrativo di Eleven sia basato sui suoi legami, è lì fino alla fine, lo vede rigenerare e lo aiuterà a trovare sé stesso in questo nuovo corpo.

L’Undicesimo Dottore, nonostante le facce buffe e gli outfit appariscenti, è in realtà considerato uno dei Dottori più cupi della serie. Dentro ad un involucro divertente e scoppiettante, nei suoi occhi, sembra giacere una tristezza profonda. Il peso degli anni, delle responsabilità, dei ricordi (quel bellissimo monologo in Gli Anelli di Akhaten ve lo ricordate?). Tuttavia, dal suo primo episodio, fino all’ultimo momento della sua rigenerazione, l’Undicesimo Dottore è circondato dai suoi amici. Tutte le persone che lo amano, che da lui sono state salvate, e sono rimaste al suo fianco. E che lui ha saputo accettare ed accogliere.
Questo è sicuramente uno degli aspetti più belli del Dottore come personaggio, che coinvolge trasversalmente tutte le sue rigenerazioni, e l’Undicesimo ne è uno degli esempi più meravigliosi.

Tornate su queste pagine lunedì prossimo per un altro episodio della nostra serie di articoli dedicati a Doctor Who, e cliccate qui e qui se volete recuperare i primi due episodi. Doo wee ooo.

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Giada Rossi

Laureata in Astronomia, aspirante Astrofisica. Curiosa di natura. Scrivo soprattutto di scienza, ma preferisco parlare di cani buffi.

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