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Dragon Ball Super: Broly, il ritorno di quella sensazione | Recensione

Abbiamo visto il nuovo film uscito dalle mani di Akira Toriyama, ecco quello che abbiamo da dire a riguardo

Esisteva un rituale un tempo. Prendeva il pomeriggio di molti ragazzi, adolescenti e oltre. Era un qualcosa di sacro, un desiderio impellente, che ci incollava trenta minuti davanti al televisore senza possibilità di ribellione. Sacrificavi sorridendo il tuo tempo per ottenere quella sensazione di saperti ancora emozionare delle cose più semplici. Pugni, calci e sfere di energia erano gli strumenti del rituale. Perché se ne voglia dire di molti, quando c’era Dragon Ball in TV apriti cielo e spostati un po’ più in là. Non c’era saga che non avesse il suo combattimento principe e non c’era persona che non sapesse quante puntate mancassero a quel momento. Con Dragon Ball Super: Broly il rituale è tornato.

Il ritorno del Super Sayan della Leggenda

Non serve presentare il lungometraggio perché davvero, ogni parola spesa ruberebbe spazio a quella sensazione. Sarebbero solo chiacchere in mezzo ad un combattimento: distraggono. L’unica cosa che davvero conta sapere è che, dopo il successo in Giappone, il nuovo film di Dragon Ball è arrivato in Italia e oltre al roster già formato, stavolta il Super Sayan della Leggenda è stato canonizzato. Broly, ben tornato a casa. Ora scatenati.

Dragon Ball Super Broly Vegeta vs Broly

Importante quest’ultima parola, perché difatti viene pronunciata nel film come spartiacque tra il prima e il dopo, tra il riscaldamento e il cuore del combattimento. Una sola parola che azzera ogni discorso e pompa i muscoli, sottolineando le vene e le vecchie cicatrici. Poesia per gli amanti degli shonen, degli scontri, dei picchiaduro, dei colori sgargianti. Poesia potersi sedere contro la poltrona e tornare al rituale degli anni passati. Gli occhi si fanno grandi e luminosi di rimando allo schermo. I contendenti cominciano la battaglia e tengono banco per quasi un’ora, mentre la gocciolina di bava ti scende lentamente dalla bocca.

Silenzio, c’è Dragon Ball Super: Broly

Dragon Ball Super: Broly veicola quella sensazione di stupore ed estasi che provavi quando Goku combatté contro Freezer; porta con sé il tifo (contrastante a tratti stavolta) di Gohan versus Cell; e, infine, non dimentica i colpi di scena della saga di Majin Bu. Una volta seduto ritorni a quell’età dove la tua unica preoccupazione era scoprire come avrebbero fatto a sconfiggere il nemico di turno. I personaggi sono cresciuti, cambiati nei tratti grafici e nel doppiaggio, ma il cuore dell’opera è ancora lì. Il disegno è addolcito, ma le battaglie sono innalzate: di tono, di ritmo, di colpi di scena. Il film si prende tutto con un’aura potentissima.

Dragon Ball Super: Broly

Se ne frega di una trama complessa, di dialoghi ad effetto o di una sceneggiatura ricercata. Dragon Ball non è mai stato questo e il film lo ricorda. Fa quello che sa fare meglio: parla poco e combatte tanto. E che combattimento, ragazzi. È così difficile essere obiettivo quando l’unica cosa che vorresti fare è urlare. Urlare come il bambino che alla mamma racconta di come Goku sconfisse l’esercito del Fiocco Rosso tutto da solo, o di come quasi vinse la finale del Torneo di Arti Marziali. Ve la ricordate quella sensazione alla fine della sigla di chiusura. Quella voglia di vederne ancora, di non riuscire ad aspettare il giorno dopo. Ecco, è questo quello che succede quando finisce il film.

Come ogni buona festa, prima o poi deve finire

Ti alzi leggermente abbattuto perché sai che non ci sarà una puntata domani. Ti alzi applaudendo lo spettacolo appena finito, con un Broly tornato alla ribalta in splendida forma. Leggermente rimaneggiato (così come le storie di origine dei Sayan protagonisti), ma non per questo peggiorato. Gli è stata data una profondità maggiore che permette allo spettatore di immedesimarsi e fare il tifo, anche, per lui. Alla fine è pur sempre un guerriero dal cuore puro, come dice la leggenda.

Dragon Ball Super: Broly non ha bisogno di una recensione, non ha bisogno di pubblicità. Ha solo bisogno di tante persone che vadano a vederlo per poi scambiarsi opinioni in merito, come succedeva un tempo tra amici. Si parlava della puntata, della mossa fica e del colpo di scena, cercando di indovinare cosa sarebbe venuto dopo. Perché alla fine Dragon Ball è sempre stato questo: quella sensazione che un combattimento potesse risolvere tutto e lasciarti un sorriso alla fine da raccontare.

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Mattia Russo

Laureato in Comunicazione, Marketing e Pubblicità per farla breve, e aspirante giornalista. Curioso per natura, dalla vena impicciona, tendo a leggere qualsiasi cosa, con un'inclinazione al fantasy. Non sono uno che ama i silenzi e parlo troppo. Pace.

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