Che il riferimento principale,perlomeno estetico, sia Blade Runner è assolutamente evidente fin dal primissimo momento in cui si posano gli occhi sul volume 1A di Elephantmen: sulla copertina infatti campeggia l'immagine di un enorme elefante bipede ed antropomorfo, vestito in pantaloni,camicia, cravatta ed un lungo impermeabile di pelle, gocciolante di pioggia. La sigaretta fumante stretta fra le enormi dita grigie e l'espressione stanca, triste e fin troppo consapevole sonoun''ennesima conferma, così come la ragazzina con una felpa colorata, un peluche che sbuca dallo zaino e il sorrisone dell'innocenza e dell'infanzia sul viso.

Le due parti del volume 1, intitolate Bestie Ferite e Pure Verità, hanno l'oneroso compito, svolto meravigliosamente bene, di delineare quale sia l'universo in cui si ambientano le vicende umane e non (distinzione importante e mai ovvia) dei personaggi di Elephantmen, scritto da Richard Starkings edillustrato da Justin Norman, aka Moritat (e da molti ospiti) ed editoda Panini.

Elephantmen racconta del futuro, un futuro non lontano, distopico, grigio, dove “è andato tutto storto”, con più di un pizzico di cyberpunk, in cui la società mondiale è recentemente stata disturbata nel suo pigro status quo dall'ingresso dei cosiddetti “elephantmen”, un gruppo di animali antropomorfi creati nei laboratori di una ditta, la Mappo, dal crudele scienziato Kazushi Nikken. Nikken, una sorta di Mengele sotto steroidi, ha preso le più possenti creature della savana africana e le ha inoculate nel grembo di donne, sacrificabili indigene africane ,per creare una razza di supersoldati, intelligenti come l'uomo e resistenti come elefanti, forti come rinoceronti, veloci come zebre. E li ha allevati come schiavi, disumanizzandoli completamente, rendendoli in tutto e per tutto delle armi viventi.

Oggi, finta la guerra e rasa al suolo l'orribile fabbrica della Mappo, il mondo deve affrontare il problema dei sopravvissuti, ed i sopravvissuti devono affrontare il mondo. Problemi di integrazione quali mai l'umanità ha dovuto affrontare,odio, curiosità, diffidenza e repulsione degli uomini verso icosiddetti “animali”, sorrisi di facciata e qualche sprazzo diapertura mentale, nella forma delle ragazze che qua e là nel racconto conoscono, fanno amicizia, si innamorano dei figli d iNikken: questi sono gli elementi cardine attorno a cui le vicende dei personaggi si dipanano nei volumi, vicende che sono un pretesto,brillantemente eseguito ma nondimeno un pretesto, per affrontare temi importanti ed alti, la discriminazione, la follia, la pochezza dell'uomo e il significato di umanità. Il titolo, ovviamente un riferimento al film di Lynch, è altrettanto una dichiarazione di intenti.

Nessun fumetto in cui uno dei protagonisti è un enorme rinoceronte antropomorfo può ovviamente passare sotto silenzio qui nella redazione di Orgoglio Nerd: l'ossessione del nostro Direttore per l'animale si sta facendo sempre più preoccupante e contagiosa. Ma anche sorvolando su questo, vi avremmo parlato ugualmente di quest'opera invitandovi ad agguantarla quanto prima: Elephantmen è ottima fantascienza, della foggia migliore, di quella che crea mondi apparentemente diversissimi dal nostro tramite invenzioni pazzesche e meravigliose, con l'obbiettivo di parlare a noi, di noi. E' evidente che gli elephantmen esistono anche nel mondo reale, siano essi gli appartenenti ad una diversa etnia, ad un diverso gruppo sociale, siano essi veterani che non riescono a conciliarsi con la vita “normale”. Ed ecco che il drammaticamente pessimo giudizio sulla pochezza dell'uomo che fuoriesce dal fumetto assume tutta un'altra importanza, tutta un'altra serietà. Così come fa il messaggio di speranza, affidato a Savannah, a Miki, a Sahara e a tutti gli altri (pochi) personaggi che riescono a distinguere l'umanità dalla disumanità al di là delle apparenze.


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Gabriele Bianchi

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Lettore, giocatore, conoscitore di cose. Storico di formazione, insegnante di professione, divulgatore per indole. Cercatelo in fiera: è quello con la cravatta.