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Frozen 2, un sequel incostante | Recensione

4 min


Frozen 2 – Il segreto di Arendelle è arrivato oggi nelle sale italiane. Uno dei titoli più attesi di questa seconda metà dell’anno, considerato il successo incredibile del primo capitolo. Milioni di persone nel mondo (non solo bambine e bambini) sono curiosi di scoprire le nuove avventure di Elsa e Anna. Dopo aver visto questo sequel in anteprima, siamo pronti a svelarvi qualcosa del segreto di Arendelle. Pronti per la recensione di Frozen 2? E allora prendete guanti e sciarpa e si parte!

Frozen 2, cosa è successo ad Arendelle?

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Il nuovo film ci riporta nel passato di Arendelle sin dal suo inizio. Nell’apertura troviamo infatti una scena di vita familiare tra le ragazze e i genitori, che raccontano loro la storia di una foresta magica ai confini del regno. Un posto che dopo uno scontro tra la popolazione che vi abitava e quella di Arendelle è rimasto completamente isolato, avvolto da una terribile nebbia impossibile da penetrare.

Chiaramente questa situazione non è sostenibile e infatti le forze magiche che avvolgono quelle terre fanno sentire la propria influenza su Arendelle, che viene travolta dalla loro potenza. Gli abitanti riescono a fuggire in tempo, ma la città non è sicura. Toccherà alla Regina Elsa, alla Principessa Anna e ai loro amici viaggiare verso la foresta per salvare il Regno e scoprire cosa si nasconde dietro quella nebbia, “Nell’Ignoto“.

La partenza degli eroi ci porterà a scoprire un mondo sempre più complesso. Similmente a quanto accadeva nel recente Maleficent – Signora del male e a tanti altri ‘capitoli 2’, questo sequel punta molto sul world building estendendo i confini dell’universo di Frozen oltre la semplice Arendelle. L’operazione funziona molto bene, soprattutto se rapportata alla bizzarra introduzione dei troll nel film precedente. Andare alla scoperta di questo nuovo angolo di mondo è affascinante e funziona bene nell’economia del racconto.

Ad aiutare sono anche alcune scelte narrative, che danno un taglio originale alla storia di Frozen 2. Per essere una saga che si ispira, sebbene con tante libertà e stravolgimenti, a un classico delle fiabe, la struttura di questo nuovo capitolo è piuttosto lontana da quella tradizionale. Non entreremo nei dettagli, ma c’è un aspetto molto importante, su cui varrà la pena fare qualche riflessione in più quando qualche spoiler in più sarà permesso. Resta comunque una decisione coraggiosa, soprattutto per un franchise che avrebbe tutto l’interesse a restare in territori sicuri.

Funziona tutto, quindi? Purtroppo no…

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Nonostante tutte queste belle cose, Frozen 2 non è riuscito a soddisfarci del tutto. E la ragione probabilmente sta nel suo essere fondamentalmente incostante in tanti diversi aspetti. Prendiamo il tono del film ad esempio.

Per gran parte della sequenza iniziale, siamo portati in un sequel che sembra avere un approccio decisamente meno fiabesco, più cupo alla storia. Si parla di guerra, di battaglie e anche di sacrificio e, pur restando un film per ragazzi, ci viene mostrata una maturità ancora maggiore rispetto al precedente capitolo.

Questo filo conduttore permane per gran parte della pellicola, ma si intreccia (o forse, vista la mancata armonia, è meglio dire si ingarbuglia) con sequenze estremamente leggere e infantili. La questione non va ridotta semplicemente alla accresciuta presenza del personaggio di Olaf, quanto alla non sufficiente integrazione tra il tono delle sue apparizioni e quello del resto del film.

Questa sensazione di incostanza si riflette in quasi tutta la pellicola. Un altro esempio può riguardare le trame secondarie, che non sembrano trovare un degno sviluppo e che in alcuni casi lasciano pensare che possano rivelare qualcosa di più, per poi essere troncate. Oppure l’approccio visivo, che affianca a un’attenzione eccezionale sui personaggi un’altalenante cura degli ambienti in cui sono immersi, che passano dall’essere ricchissimi di dettagli, pieni di vita e colore, ad ambientazioni minimaliste e scarne.

Ancora, le musiche. Fondamentali in tantissimi classici Disney, qui più che mai sembrano distanziarsi moltissimo l’una dall’altra negli stili. Sebbene un po’ di varietà sia positiva, il rischio è quello di far perdere la coesione dell’opera. Questo, unito al fatto che troppo spesso gli stacchi musicali nel film non abbiano una vera e propria giustificazione narrativa, porta a un ritmo che viene troppo spesso spezzato, disorientandoci. Tutto questo nonostante chi scrive stia per raggiungere la centesima riproduzione di Into the Unknown in pochi giorni. E questo vale anche come avvertimento per quando uscirete dalla sala.

Elsa e Anna, la vera anima di Frozen 2

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A portare sulle spalle tutto Frozen 2, ancora più che nel film precedente, sono le due protagoniste Anna ed Elsa. Che fortunatamente accolgono il compito con convinzione e riescono a portare a casa il risultato. E questo perché sono davvero protagoniste e questo è uno degli aspetti meglio riusciti della pellicola.

Tutti i problemi di incostanza scompaiono nella narrazione delle avventure delle due sorelle. I loro archi narrativi si uniscono, separano, riuniscono in un flusso continuo, mescolandosi, ma mantenendo la propria individualità. Entrambe le figure hanno uno sviluppo eccezionale lungo il film, senza che una prevarichi davvero l’altra. Quello che lo spettatore ottiene sono due eroine affascinanti, fresche, coraggiose che insieme valgono ancora di più della somma delle parti.

È giusto poi sottolineare che, nonostante l’incostanza, i punti più alti di Frozen 2 sono davvero alti. Diverse delle sequenze musicali, che sopra abbiamo criticato nel contesto del film, prese singolarmente sono impressionanti da tanti punti di vista, a partire da quello dell’animazione.

Per tutti questi motivi quindi, non sarebbe giusto bocciare Frozen 2, anzi. Si tratta di un film che saprà sicuramente divertire il target di giovanissimi a cui è diretto e che riuscirà a farsi apprezzare anche dai fan più cresciuti. Tuttavia, con una maggiore attenzione su alcuni aspetti avrebbe potuto forse essere un’opera ancora migliore, capace di superare anche l’impatto culturale del primo.

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Mattia Chiappani

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Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.
        






      





 
















 
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