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Intrattenimento

Happy!: come si fa un adattamento?

Happy! è una serie a fumetti pubblicata dalla Image Comics nel 2012, con Darick Robertson ai disegni e lo scozzese Grant Morrison alla sceneggiatura. Racconta la storia di Nick Sax, detective caduto in disgrazia, che si ritrova invischiato in un intreccio che comprende rapitori di bambini, sadici torturatori e boss della criminalità organizzata. Mentre viene ricoverato in ospedale in seguito a un attacco di cuore fa la conoscenza di Happy, un unicorno alato blu, che gli chiede aiuto per salvare Hailey, una delle bambine rapite di cui è l'amico immaginario. La vicenda prende così una piega surreale e tragicomica, tra echi di Preacher e The Mask, con una rivisitazione originale sul classico schema cinico/ottimista dei classici buddy cop movie.

Sembra fatta apposta per passare dalla carta alla pellicola, ma c'è un problema: è troppo corta. Nella sua interezza infatti, Happy! raggiunge all'incirca cento pagine, troppo poche per un adattamento diretto, anche per una semplice miniserie. Come fare, quindi? La soluzione è semplicemente mettere Grant Morrison al lavoro, con l'obiettivo di allungare o, meglio ancora, espandere la storia approfondendo alcuni personaggi o creandone di nuovi. Avere a bordo l'autore originale è il fattore chiave perché in questo modo tutti i momenti chiave dell'originale non si perdono e al contempo nascono nuove storyline, più elaborate e complesse, ma comunque in perfetta armonia con il resto dell'universo del fumetto.
Otteniamo così Happy!, la serie televisiva arrivata qualche giorno fa sulla versione italiana di Netflix, dopo essere stata trasmessa lo scorso dicembre su Syfy. Si tratta di un'opera eccezionale, che scorre senza alcun intoppo o momento di noia, capace di coinvolgere lo spettatore con diversi assi nella manica, a partire dal carisma dei due protagonisti. Christopher Meloni e Patton Oswalt, rispettivamente interprete di Nick Sax e voce del cavallo Happy, sono due ottimi caratteristi e riescono a rendere alla perfezione i propri personaggi, facendoli interagire tra loro con una chimica perfetta che conquista fin dal loro primo incontro.
Come dicevamo, la storia aggiunge molto all'opera originale, espandendosi da circa metà stagione anche a una graffiante critica allo show business e al mondo dei reality americani, oltre ovviamente a riflessioni sulla corruzione e sulla crudeltà dell'uomo, ispirate anche dall'atmosfera natalizia che permea tutta la serie, dai personaggi alle ambientazioni, fino alle musiche. Vale la pena di inserire un avviso per gli stomaci più deboli, dato che in alcuni momenti Happy! raggiunge livelli molto duri, mostrando scene parecchio crude e perversioni terrificanti, in un crescendo continuo. Nulla che possa sconvolgere chi è già abituato al mondo degli horror, ma qualche grado di più di quello che ci si aspetterebbe di trovare in un prodotto televisivo "mainstream".
Resta qualche dubbio sulla riuscita della seconda stagione, che è stata ufficialmente confermata qualche settimana fa. Non tanto perché sarà la prima vera "pedalata senza rotelle", non essendoci più il fumetto a fare da base, che abbiamo già visto che non essere un problema, ma perché alcuni elementi caratteristici dovranno necessariamente essere abbandonati, a partire dall'ambientazione natalizia, un fattore importante nel fascino della serie. Nessun giudizio ovviamente, è ancora più che prestissimo, ma sarà chiave riuscire a superare questo ostacolo per poter replicare il successo della prima stagione.
Insomma, Happy! è un ottimo prodotto televisivo, che appassiona e coinvolge, perfetto per un week-end di binge watching intenso. Per le sue caratteristiche (dall'autoconclusività al genere di nicchia della dark comedy) non sarà mai un fenomeno mondiale come altre serie tv, ma se eravate indecisi sul dargli una chance o meno o lo siete dopo aver letto questo articolo, la risposta è: sì, assolutamente.

Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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