Cultura e Società

Harry Potter: The Exhibition, un pomeriggio con i gemelli Weasley!

Se abitate a Milano o avete visitato la città nelle ultime settimane, potreste aver visto alcune installazioni nelle varie piazze che ritraggono soggetti del mondo magico, dall'elfo domestico Dobby al Cappello Parlante. Il motivo della loro presenza è promuovere Harry Potter: The Exhibition, una mostra itinerante dedicata al franchise nato nel 1997 dalla penna di J.K. Rowling, che lungo il suo tour europeo fa tappa proprio nel capoluogo lombardo. Dal 12 maggio al 9 settembre alla Fabbrica del Vapore sarà quindi possibile rituffarsi nella saga, visitando questa grande esposizione di oggetti e costumi tratti dai diversi film che sta già riscuotendo un successo incredibile: oltre 130.000 i biglietti venduti solo in prevendita, con più di 400.000 visitatori stimati per l’intero periodo.
Noi abbiamo potuto visitarla in anteprima qualche giorno prima dell’apertura ufficiale e possiamo assicurarvi che è un vero viaggio nelle atmosfere delle varie pellicole. In ogni sala si ritroveranno ricostruzioni dei set sia parziali, come gli uffici degli insegnanti di Hogwarts, sia complete, come nel caso della capanna di Hagrid, dove si potrà provare la poltrona del gigante amico di Harry, Ron e Hermione. Altrettanto importante è la componente interattiva, com'è abitudine in questo tipo di mostre-evento: potrete provare ad essere un Cacciatore di Quidditch, estrarre una Mandragola dal suo vaso e molto altro ancora, grazie anche alla presenza di attori che vi guideranno lungo il percorso.
Ovviamente l’aspetto più importante sono gli oggetti di scena, vero e proprio punto di forza della mostra. La selezione è assolutamente completa, tanto che è davvero difficile individuare una possibile mancanza in questo senso. Dagli Horcrux di Voldemort alla Spada di Grifondoro, passando per la fenice di Silente Fanny, fino all’armadio in cui era rinchiuso il Molliccio nel terzo capitolo e il pagliaccio a molla in cui veniva trasformato da Parvati Patil, si trova davvero di tutto. In particolare meritano una menzione i costumi esposti che, oltre ad essere davvero moltissimi, visti in questa luce permettono di apprezzare al massimo il lavoro di design della produzione: basterà un’occhiata per riconoscere immediatamente il personaggio che li portava nei film, anche se a indossarli è un manichino.
Non vogliamo svelarvi troppo di quello che vi aspetta a Harry Potter: The Exhibition, per non togliervi il piacere della scoperta e passiamo alla seconda iniziativa a cui abbiamo partecipato in occasione dell’anteprima. Abbiamo infatti avuto la possibilità di partecipare a una roundtable con James e Oliver Phelps, interpreti rispettivamente di Fred e George Weasley nei diversi film della saga.
Durante la chiacchierata di circa un’ora, sono saltate fuori ovviamente diverse curiosità e aneddoti interessanti, sia sui due attori, sia sulla lavorazione dei film, ma soprattutto su come ci si senta ad aver preso parte a un franchise così importante per così tanti appassionati nel mondo. E così, ci hanno raccontato di come l’aspetto che non sopportavano di più della vita da set era la noiosissima cura delle sopracciglia, di come il Brasile abbia i fan più calorosi (anche se l’Italia si difende molto bene in questo campo) o di come tra i Doni della Morte Oliver sceglierebbe la Bacchetta di Sambuco, mentre James il Mantello dell’Invisibilità: “Non comprerei più un biglietto per nessun evento! A parte per questa mostra, ovviamente!”.
Di seguito potete trovare le domande che noi di Orgoglio Nerd abbiamo posto a James e Oliver. 
Sono passati circa sette anni dall’uscita dell’ultimo film Harry Potter e I Doni della Morte – Parte 2 e il franchise ha ancora una community molto forte, come provato dal successo di questa mostra. Qual è secondo voi la forza di questa saga? Perché secondo voi è ancora così importante a distanza di anni?
James: Non so se è possibile darti una risposta specifica. Credo ci siano moltissimi aspetti a cui le persone possono affezionarsi e penso che parte del merito sia dovuto alla nuova generazione che sta nascendo. Le persone che avevano quindici anni quando è uscito il primo film ora sono sulla trentina, stanno avendo figli e li stanno iniziando alla serie. A questo devi aggiungere i bambini che di loro volontà si interessano alle passioni dei genitori o addirittura i nonni che sono fan della saga. Non c’è un vero limite… So che molti sostengono che si tratti di un prodotto per bambini, ma ti posso assicurare che non è così, perché ho incontrato fan sfegatati di quattro anni, come di ottantaquattro. È che, semplicemente, è un mondo che potresti tranquillamente pensare sia reale, se lasci correre la tua immaginazione. Potresti ragionare sui vari Paesi. Prendi l’Italia, potresti pensare: “Come sarebbe il mondo magico italiano, rispetto a quello britannico?”. Insomma, è vicino alla realtà, ma abbastanza da darti la possibilità di far comunque viaggiare la tua fantasia.
Durante la serie, molti grandi attori hanno avuto una parte nei diversi film: penso a Maggie Smith, Gary Oldman, Alan Rickman, Helena Bonham Carter e molti altri ancora. Qual era il rapporto con loro e che impatto ha avuto su di voi, da un punto di vista professionale?
James: La cosa più bella è che erano tutti assolutamente avvicinabili. Non era una situazione da “loro sono lì e tra te e loro ci sono dei cancelli di ferro”. Se avevi voglia di andare da loro e parlare, potevi farlo senza problemi. Credo che quello che impari davvero da loro è come recitare al di fuori del set. Ad esempio, come rimanere nel personaggio se stai per girare una scena importante. Per loro era una cosa tipo “OK, ora mi preparo” e quel processo era davvero utile da osservare, è qualcosa che normalmente non ti insegnano. Oltre a questo, era fantastico semplicemente chiedere consigli a loro su qualsiasi cosa, anche al di fuori di Harry Potter. Un giorno ero con Michael Gambon e stava girando la scena ne Il Principe Mezzosangue dove Silente (pausa) muore. SPOILER! (risate) Stavano girando quella scena, che ovviamente è un momento chiave del film e tra una ripresa e l’altra stavo con Michael e mi ha chiesto: “Cosa fai questo week-end?”. Allora gli ho raccontato che io e Oliver avremmo avuto una lettura di Pierino e il Lupo con un’orchestra, cosa che non avevamo mai fatto prima e lui mi ha detto: “Oh, l’ho fatto anche io!”. Gli ho risposto: “Ovvio, hai fatto di tutto! Sei Michael Gambon!”. (risate) Quindi mi ha chiesto: “Beh, hai il testo qui con te? Perché sai, devi parlare a tempo con la musica, non basta leggere". Io gli ho risposto che ce l’avevo e mi ha invitato a provarlo con lui sul momento. In pratica mi sono ritrovato con Silente che mi ha aiutato a ripassare la mia parte e il fatto che lo abbia fatto mentre si preparava per una scena così importante, il fatto che sia riuscito a metterla da parte e dedicarmi del tempo è stato davvero emozionante per me. Potresti andare in qualsiasi scuola di recitazione del mondo e non provare mai un’esperienza del genere. Sono stato molto fortunato. 
Si potrebbe dire che con il quarto capitolo la serie assume dei toni più cupi ed adulti, con diverse morti: abbiamo appena citato quella di Silente, ma ce ne sono state moltissime altre. Qual è stato il momento che vi ha toccato di più? A parte ovviamente la morte di Fred, che suppongo sia la vostra prima risposta.
 James: Oooh, non saprei. Non parlerei di momenti che mi hanno toccato, ma che più che altro mi hanno spinto a prestare maggiore attenzione. Sono tante piccole cose, dato che, come dicevi, non diventa tutto cupo all’improvviso. È come se l’oscurità si infiltrasse piano piano, in realtà già dal primo libro con il professor Raptor e poi il diario nel secondo e così via. Probabilmente… Non so se mi “abbia toccato”, ma mi ha colpito molto quando nell’ultimo libro tutto va male per Voldemort. Di nuovo, spoiler! (risate)
Oliver: Ti ha sconvolto? 

James: No, non ero sconvolto, ma credo che quello che ho apprezzato molto è come molti di loro [I Mangiamorte ndr] lo abbiano semplicemente abbandonato e così hanno mostrato come non fosse effettivamente così supportato come potesse sembrare. Mi è piaciuto molto da questo punto di vista. 

Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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