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The Interview e Il grande Dittatore: questione di coraggio

Un dittatore spietato, un complotto firmato CIA e l’intervista sognata da una vita da un conduttore televisivo e il suo produttore. Cosa succede quando il re delle interviste ed il suo produttore si improvvisano assassini? Probabilmente non lo verremo mai a sapere perché il film The Interview è stato cancellato dalla programmazione di tutte le sale cinematografiche. 
Mercoledì scorso, il 17 dicembre 2014, la Sony Pictures Entertainment  ha deciso di ritirare dal mercato il film The Interview. Non solo era stata cancellata la data di uscita natalizia dalle sale cinematografiche, ma la Sony ha cancellato anche ogni progetto d'uscita in tv oppure home video.
“Sony Pictures has no further release plans for the film,” è stata l'unico annuncio rilasciato da un portavoce della casa giapponese. 
Il film di Seth Godin e James Franco era un film satirico che trattava una questione spinosa e surreale, ossia un piano per eliminare il dittatore nordcoreano Kim Jong-un. Dave Skylark (James Franco) e Aaron Rapoport (Seth Rogen) sono rispettivamente un conduttore di un talk show e un produttore che vogliono fare carriera e si ritrovano in un macabro piano per assassinare il dittatore organizzato dalla CIA. 
Il film sarebbe stato certamente anticonformista ma sarebbe rimasto ugualmente un prodotto di fantasia per la maggior parte degli spettatori, nonostante si scherzasse su tematiche attuali. 
La nostra mente vola subito verso "Il grande dittatore", lungi da noi paragonare le due pellicole, quello che però non possiamo fare a meno è raffrontare due modi differenti di affrontare una "forza opprimente".
Il grande dittatore, capolavoro statunitense del 1940, fu un gran successo. Nel 1941, infatti, ottenne cinque candidature al premio Oscar, inclusi miglior film e miglior attore per Charlie Chaplin. Il film fu un successo nonostante fosse la rappresentazione parodistica di un periodo storico drammatico come l'Olocausto e il movimento nazista tedesco; ancora oggi viene trasmesso in televisione e fa ridere alla gente, scherzando su una vicenda storica drammatica con un coraggio che pochi avevano avuto.
Se gli americani preferivano sdrammatizzare negli anni '40, questa volta sono le aziende che sembrano aver perso il senso dell'umorismo a causa di minacce più o meno veritiere.
Martedì scorso alcuni cyber terroristi hanno scritto delle missive ai multiplex Carmike Cinemas, i proprietari che si sarebbero occupati delle prime proiezioni del film The Interview. Il messaggio evocava il ricordo dell'11 settembre e avvertiva gli spettatori di star lontano dalle sale cinematografiche. Riportiamo qui il messaggio completo:
We will clearly show it to you at the very time and places “The Interview” be shown, including the premiere, how bitter fate those who seek fun in terror should be doomed to. Soon all the world will see what an awful movie Sony Pictures Entertainment has made.
The world will be full of fear. Remember the 11th of September 2001.
We recommend you to keep yourself distant from the places at that time.
(If your house is nearby, you’d better leave.)
Whatever comes in the coming days is called by the greed of Sony Pictures Entertainment.
All the world will denounce the SONY.
Il ricordo di quel tragico giorno è fin troppo impresso nelle menti degli americani che non erano intenzionati a prendere la situazione alla leggera. All'inizio della giornata, l'FBI stessa ha preso il controllo della situazione e ha emesso un avviso a tutte le imprese associate con il film che potevano essere state vittime di attacchi informatici. La paura ha preso il sopravvento non appena le fonti investigative son venute a sapere che ci sarebbe proprio il regime dittatoriale nordcoreano dietro il crimine informatico. 
La fantasia si è fusa con la realtà ed è scoppiato un caso diplomatico che ha fatto muovere l'ONU e la Casa Bianca. Il governo di Pyongyang continua a negare ogni suo coinvolgimento con l'attacco informatico perpetuato dai 'Guardiani della Pace' sul database della Sony pictures; il portavoce del National Security Council della Casa Bianca ha riferito che il governo degli Stati Uniti sta lavorando per assicurare alla giustizia i responsabili, senza mai nominare la Corea del Nord.
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La decisione della Sony Pictures Entertainment (e non del governo americano) è stata drastica: soccombere alla minaccia degli hacker per il terrore che nasca una guerra a causa di un film satirico. L'intera pellicola è stata cestinata, ogni riferimento è stato cancellato, ogni campagna è stata disdetta ed eliminata. Perfino Seth Rogen e James Franco rimangono muti davanti a una situazione più grande di loro. 
Se però i due attori sono rimasti in silenzio, l'annuncio della rimozione del film dalle sale ha smosso le acque: moltissime stars hanno mostrato la loro indignazione su Twitter e su Facebook, addirittura alcune figure note come George R.R. Martin hanno proposto alternative per la proiezione del film The Interview.
La ciliegina sulla torta è stata la frase di Barack Obama, che rassicura i cittadini americani invitandoli ad andare al cinema e che lancia una stoccata alla Sony, perché "cancellare l'uscita del film che non piace alla Corea del Nord è stata una decisione sbagliata" e avrebbe voluto essere consultato prima di questa drastica decisione.
The Great Dictator è un prodotto cinematografico che aveva avuto il coraggio di essere trasmesso addirittura in Inghilterra e in Italia (anche se soltanto dopo il 1945); oggi The Interview potrebbe morire assieme alla satira e alla libertà di espressione. O forse no?
L'ondata di proteste ha fatto riflettere le alte sfere della casa e hanno deciso di fare parzialmente marcia indietro. Michael Lynton, l'amministratore delegato della Sony, in un'intervista alla CNN ha fatto sapere che la casa cinematografica sta cercando alternative per proiettare The Interview. 
We have not caved. We have not given in. We have persevered,” sono state le parole esatte di Lynton. “We would still like the public to see this movie, Absolutely.
Questa dichiarazione fa sperare che un giorno, magari fra un paio di mesi, The Interview potrebbe arrivare nelle case americane e non essere buttato in un magazzino, eppure una grande azienda come Sony si è mostrata codarda davanti a minacce che non si sa ancora se fondate e che non ha saputo gestire una situazione d'emergenza in maniera diplomatica.  Come reagirà l'opinione pubblica?
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