Oceano Atlantico: si vede chiaramente la presenza di fitoplancton. Foto scattata dal Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer. Credit: Jacques Descloitres, MODIS Rapid Response Team, NASA/GSFC

Il colore degli oceani cambierà?

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È inverno e la popolazione dell’internet si divide tra chi si fa i selfie sotto la neve e chi fa i throwback thursday, ricordandoci che è stato alle Maldive a Luglio scorso. Da una ricerca del MIT, però, arrivano notizie poco felici per gli amanti del mare. Secondo alcune simulazioni del team di Stephanie Dutkiewicz, il colore della metà degli oceani cambierà entro la fine del secolo.

Come ci sono arrivati?

Il colore degli oceani dipende principalmente da due fattori: l’acqua e cosa c’è nell’acqua. L’acqua assorbe tutte le frequenze della luce solare ad eccezione del blu, risultando quindi di questo colore. Ciò che sta dentro l’acqua, però, non si comporta allo stesso modo. Il fitoplancton, ad esempio, contiene clorofilla e, così, fa tendere al verde il colore delle zone in cui è più presente.

L’insieme di questi piccoli organismi vegetali è, tra l’altro, piuttosto sensibile ai cambiamenti climatici: risentono sia dell’aumento di temperatura che dell’acidificazione degli oceani. Ed ecco spiegato come mai dal 1990 vengono portate avanti ricerche sulla presenza di clorofilla in acqua.

Queste ricerche hanno subito un grande passo avanti, ora. Le nuove simulazioni del team del MIT, basate su fotografie da satelite, puntano a misurare il colore dell’acqua. Oltre a mettere insieme perfettamente i dati dei precedenti studi, il team della Dutkiewicz ha raggiunto un nuovo obiettivo: riesce a stimare quali colori vengono assorbiti e riflessi dal mare in base alla presenza di fitoplancton.

Sarà possibile quindi monitorare in maniera molto più precisa i cambiamenti degli oceani dovuti al riscaldamento globale. L’articolo, pubblicato su Nature Communications, dice che, seguendo l’andamento attuale, entro la fine del secolo, le regioni subtropicali saranno ancora più blu, evidenziando una diminuzione del fitoplancton e della vita in generale in quelle acque. Attorno ai poli, invece, la situazione sembra essere diversa: ci sarà ancora più vita in zona già densamente popolate.


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Matteo Magherini

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Matteo Magherini, noto ad alcuni come Asciugamano, è un gatto professionista. Una volta completato l’obiettivo « laurea triennale in fisica » ha deciso di scegliere la classe « fisico delle particelle » e si aggira tra un esame e l’altro intento a livellare. Appassionato di fantascienza, arrampicata e chitarre è campione nazionale di freddure.
        






      





 
















 
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