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Il disprezzo fra le pagine

6 min


Ci sono discussioni che mi sono ripromesso di non iniziare mai. Mi sono detto "È  una questione di dignità, sai che se inizi a parlare di queste cose poi scendi al loro livello, ed è fatta".
Quindi mi sono sempre trattenuto, sia in rete che in carne e ossa, dall'impugnare la spada e gettarmi nella mischia.
Eppure eccomi qui, sguardo minaccioso e denti digrignati, a fronteggiare da questa pagina il peggior nemico che la letteratura fantastica e di genere possano avere.
Perché? Semplice: ci sono molte cose che mi infastidiscono a questo mondo (non sono certo una persona facile), ma solo pochissime mi mandano davvero in bestia. Una di queste è la supponenza e lo snobbismo che viene rivolto puntualmente ai Lettori Fantasy e SF da parte di coloro che invece leggono “opere serie”, come le definiscono loro.
Sì, nonostante il Lettore (sua maestà) nel XXI secolo sia una creatura in via d'estinzione, l'arroganza di cui alcuni di essi sono permeati è una vera minaccia alla specie.
Già, perché il disprezzo che viene fin troppo spesso riservato ai Nerd viene espresso anche in questo contesto.
Ma entriamo nel dettaglio: fra le fila di chi si nutre di libri si aggirano alcuni individui che volteggiano a un metro dal suolo, al di sopra della volgare massa trascinati dalla superiorità delle proprie menti, forgiate da opere di levatura superiore. Questo a sentir loro, ma immagino l'aveste intuito.
Di solito gli incontri con queste persone, in libreria, si svolgono più o meno così: mentre state cercando di superare l'enorme catasta di ristampe firmate George R.R. Martin (in cui la gli scaffali Fantasy e SF stanno inesorabilmente annegando) questi Lettori Superiori vi passano accanto, lanciandovi la stessa occhiata obliqua che di solito gli aristocratici riservano alla plebe, retaggio di quell'epoca in cui fra i sangue blu andavano di moda i tacchi rossi e l'avversione per qualsiasi lavoro. Fra le mani pallide e ben curate di solito tengono una copia dell' Ulyssess di Joyce, Il giovane Holden o una qualunque delle opere di Haruki Murakami.
Capita anche in treno o in autobus: vi fissano per capire cosa stiate leggendo, una volta scorta la copertina scuotono la testa come se fra le mani aveste Peppa Pig, non importa se stiate leggendo Asimov, Tolkien o Follett.
Semplicemente, tutto quello che rientra nel concetto di “letteratura di genere” o di “intrattenimento” per queste persone è solo una perdita di tempo, figurarsi chiamarlo "cultura".
Non importa il fatto che moltissime opere Fantasy esplorino la crescita emotiva e psicologica dei propri protagonisti, spesso portati a situazioni limite. Non importa che i grandi autori della SF utilizzino l'iperbole del futuro e dell'iper-tecnologia per indagare sul significato della coscienza dell'essere umano. Non importa perché la letteratura fantastica, di genere e d'evasione è, e resterà sempre, solo spazzatura.
È questo pensiero che mi manda in bestia ogni volta che mi trovo a confrontarmi con esso, non importa chi sia a giocare la parte del “Nobilotto sdegnoso”.
È un atto di bullismo bello e buono, dello stesso stampo di quando i ragazzi con vestiti firmati sfottono quelli che non indossano Prada o Gucci, solo perché non si possono permettere i spendere somme a tripla cifra per un paio di pantaloni.
Non che i libri apprezzati da questi bulli siano più costosi, ma li fanno sentire superiori nella stessa misura che la scritta “D&G” fa sentire superiore una persona superficiale.
Spesso si tratta davvero di sconosciuti dalla mente superficiale (che magari non capiscono nemmeno del tutto ciò che leggono) ma a volte non è così semplice: mi è capitato di essere testimone di come un ragazzino (primi anni della scuola superiore) chiedesse consigli di lettura al proprio insegnante, dicendo che era appassionato di Fantasy. – Se proprio ti piace il medioevo prova Il nome della Rosa – ha risposto la prof.  – Ma lascia perdere quella roba così trash. 
Trash.
TRASH.
Ecco spiegato perché io vedo queste persone come una minaccia per l'esistenza dei Lettori: non solo in questo caso viene mortificata una passione, ma viene anche indirizzato verso un tipo di opera letteraria che, senza nulla togliere a Umberto Eco ovviamente, potrebbe essere di difficile digestione per un ragazzino di quattordici anni. 
Questo è il modo più rapido per allontanare una persona dalla passione per la lettura.
E poi mi dicono che non dovrei intervenire quando vedo queste cose, che non dovrei schierarmi contro gente che legge Vita di Pi come se fosse un capolavoro indiscusso, solo perché all'interno delle sue pagine si riflette sulla natura dell'anima e della religione o sulla crescita e i problemi della giovinezza.
Non voglio dire che questo libro sia una porcata, ci mancherebbe, ma vorrei mandare un messaggio a tutti coloro che si troveranno fissati con sufficienza perché il libro che hanno fra le mani ha un drago o un androide in copertina.
Ho deciso di dire la mia a riguardo, ma mi sono accorto che un autore più esperto, famoso e bravo di me aveva già espresso alla perfezione quello che avrei voluto dire io. Si tratta di Patrick Rothfuss, autore de Il nome del Vento e La paura del saggio, che ha risposto alla domanda di una sua lettrice riguardo a un insegnante di scrittura creativa che voleva imporle di abbandonare la letteratura di genere in favore di opere “di maggior spessore intellettuale”.
Voglio riportare la mia traduzione alle sue parole, perché mi paiono perfette. Per le parolacce incolpate Patrick, io ho solo tradotto.
Il problema con le persone che leggono solo Literary Fiction è che danno per scontato che i romanzi Fantasy siano solo libri su orchi, goblin, draghi, maghi e stronzate varie. E per essere onesti molti di questi libri parlano proprio di questo. Il problema delle persone che leggono Fantasy è che credono che la Literary Fiction parli solo di tizi che bevono té guardando la pioggia dalla finestra, pensando a problemi insoluti con le proprie madri. E la verità è che molto della Literary Fiction è solo questo: stronzate ansiogene, emo e prive di scopo. Comunque un genere non dovrebbe essere giudicato dal proprio minimo denominatore, così come non dovremmo cadere preda del pensiero malizioso che “solo la Literary Fiction è cultura, mentre il resto è solo roba di genere”. La stessa Literary Fiction è un genere e combatterò fino alla morte chi nega questa evidentissima verità. È vero che molto del Fantasy è merda pura? Assolutamente sì. Ma non si può negare che anche molta Literary Fiction sia merda anch'essa. L'85% delle cose al mondo sono merda. Dovremmo giudicare ogni cosa secondo il meglio a disposizione e c'è del Fantasy che raggiunge la vera eccellenza. Molti capolavori del passato sono Fantasy: Sogno di una notte di mezza estate è Fantasy come Amleto e Macbeth con i loro fantasmi e streghe. L'Odissea è fantasy, e pure la maggior parte dell'Antico Testamento. Onestamente, il Fantasy esiste da ben prima che esistesse la Literary Fiction, e recidendo quelle radici non si fa altro che avvizzire e morire.
Non potevo trovare parole migliori per esprime il concetto. Quindi, la prossima volta che incontrerete qualcuno che vi fissa con arroganza perché leggete qualcosa che parla di magia o viaggi interstellari, sappiate che le cose che la narrativa fantastica è la madre di ogni letteratura.
Qualcuno che l'ha capito bene è la celebre Ursula K. Le Guin che, alla premiazione dei National Book Awards ha guadagnato gli applausi di una platea composta in egual modo da lettori, critici e scrittori parlando non solo di come sia un errore considerare la narrativa fantastica come di “seconda classe” ma anche come il mondo editoriale sia influenzato dal solo profitto, spesso dato da opere di qualità meno che scarsa.
Ma ecco a voi il suo discorso, tradotto per chi ha qualche difficoltà con l'inglese:
Grazie Neil (Gaiman) e a tutti coloro che hanno deciso di darmi questa bellissima ricompensa. La mia famiglia, il mio agente e i miei editor sanno che il mio essere qui è merito loro tanto quanto mio, e questo stupendo premio devo condividerlo con loro. E gioisco nell'accettarlo e condividerlo con tutti gli autori che sono estati esclusi dalla letteratura per così tanto tempo, i miei compagni autori di Fantasy e Fantascienza — scrittori dell'immaginario, che hanno visto, negli ultimi 50 anni, i grandi premi andare ai cosiddetti "Realisti" (scuote la testa con aria di disapprovazione).
Io credo che stiano arrivando tempi duri e cercheremo la voce di autori in grado di immaginare modi di vivere differenti da quelli di oggi, scrittori che siano in grado di vedere oltre la nostra società stretta tra paura e ossessione per la tecnologia e immaginare veri terreni fertili per la speranza. Avremo bisogno di quegli scrittori che possono ricordarci la libertà: i visionari, i realisti di una realtà più ampia.
In questo momento credo che si abbia bisogno di scrittori che conoscano la differenza tra la produzione di un prodotto di mercato e la creazione artistica. Sviluppare scritti per soddisfare strategie di marketing per massimizzare le vendite è molto lontano dal concetto di editoria e scrittura responsabile. (Ringrazia chi la applaude definendoli coraggiosi.)
Eppure vedo dipartimenti vendite prendere il controllo delle case editrici. Vedo i miei stessi editori, in preda al panico e all'avarizia far pagare le librerie sei o sette volte il prezzo che chiedono a un lettore. Abbiamo visto un grande speculatore punire una casa editrice per la sua disobbedienza, scrittori minacciati da associazioni di mercato, e ho visto noi, che scriviamo e produciamo i libri, accettarlo spesso in silenzio. Abbiamo lasciato che ci vendessero come deodoranti e decidessero cosa pubblicare e cosa farci scrivere.
I libri non sono semplice merce. Chi mira solo al denaro è in contrasto con gli obiettivi dell'arte. Viviamo in una società capitalistica il cui potere sembra inarrestabile, come il potere assoluto di un re, ma ogni potere umano può essere fermato dalla volontà degli esseri umani. La resistenza spesso inizia con l'arte e molto di frequente con la nostra arte: l'arte delle parole.
Ho avuto una lunga e buona carriera, in buona compagnia. E oggi, alla fine di essa non voglio vedere la letteratura svenduta. Noi che viviamo di scrittura e pubblicazione vogliamo e dobbiamo far sentire la nostra voce in questo processo, perché la ricompensa per la nostra arte non è il mero profitto, il suo nome è libertà. 
C'è davvero altro da dire?
Non lasciatevi sminuire.
Mai.

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5 Comments

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  1. A mio avviso un altro testo che esprime perfettamente questi concetti, sebbene eludendo dalla visione del genere, è “Come un romanzo” di Daniel Pennac
    – In fatto di lettura, noi lettori ci accordiamo tutti i diritti, a cominciare da quelli negati ai giovani che affermiamo di voler iniziare alla lettura.

    Il diritto di non leggere
    Il diritto di saltare le pagine
    Il diritto di non finire il libro
    Il diritto di rileggere
    Il diritto di leggere qualsiasi cosa
    Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
    Il diritto di leggere ovunque
    Il diritto di spizzicare
    Il diritto di leggere ad alta voce
    Il diritto di tacere

  2. Con questa cosa ci ho combattuto per tutte le medie e le superiori. Vabbhe c’ho che non uccide fortifica e al fantasy e alla fantascienza (scritta bene) non ho mai rinunciato. E poi posso sempre vantarmi di aver visto mondi diversi.

  3. anche io ci convivo molto, specialmente da quando mi sono messo a pubblicare romanzi. Mi sono sentito dire “Ma scrivi di roba vera e importante, mica cose che non esistono!”. Ecco, questo è il tipico pensiero di chi non ha mai preso in mano un’opera di narrativa fantastica come si deve: non sanno che si usano iperboli ed esagerazioni (come futuro e magia) per parlare di problemi reali e trasmettere messaggi importanti e profondi. L’altro pensiero di solito è “Ah, sì, ma a te piacciono i draghi e le astronavi. Forse dovresti andare un po’ di più in discoteca, come fanno le persone normali”

  4. Un discorso che andrebbe fatto più spesso, la cosa brutta è che oltre alla stigmatizzazione c’è anche la pretesa che non sia vero: io molto spesso, a questa osservazione, mi sono sentito rispondere che non realtà non fosse vero, eppure il fantasy (sono più incentrato su questo genere che sulla fantascienza, lo ammetto, meramente per gusti personali) e come se fossero solamente robetta per bambini (e si dovrebbe anche parlare di come “per bambini”, “per ragazzi” e “per famiglie” siano anch’essi considerati marchi d’infamia).
    Credo che la superficialità sia effettivamente il cuore del problema: si vuole mostrare la profondità, ma non si ha tempo né voglia di cercarli davvero, così si cerca qualcosa che dia l’impressione di essere profondo, o che sia ufficialmente approvato e riconosciuto come tale, e si dimentica troppo spesso cosa sia la vera profondità e quanto sia importante la fantasia.
    I discorsi di Le Guin e Rothfuss andrebbero condivisi e ripetuti più spesso, ne abbiamo bisogno (e quando un professionista appassionato ed esperto viene pungolato spesso sminuendo il suo lavoro, qualche parolaccia ci sta anche).

  5. Il problema è che chi si sente superiore non trova possibile che le opinioni e i gusti degli altri possano valere quanto il suo. Sentirsi poi legittimato da un’opinione condivisa non fa che peggiorare la situazione. Ho discusso di recente con personaggi (non persone) che sostenevano che non vi fosse filosofia nelle opere Fantasy e SF, che non parlassero di nulla e che non fossero profonde. Ho pensato di conficcare nella testa di queste persone una raccolta di opere di Asimov, Moorcock e Mieville, ma ho pensato che poi sarebbe stato solo uno spreco di energie e di carta.

carlovincenzi

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