il distruttore nero

Il Distruttore Nero e l’inizio della Golden Age della fantascienza

4 min


Sempre più avanti strisciava Coeurl! Così inizia “Il Distruttore Nero” (Black Destroyer), epocale racconto di fantascienza scritto da Alfred Elton van Vogt per la storica rivista Astounding Science Fiction, la più famosa ed autorevole rivista di fantascienza americana. Si tratta di un lavoro che ha davvero fatto la storia del genere, e abbiamo deciso di raccontarvelo a cavallo di due anniversari importanti: gli ottant’anni dalla pubblicazione del racconto, nel luglio del 1939, e i quaranta dall’uscita di Alien, nel maggio del 1979. Vedremo perchè il riferimento ad Alien è così importante.

Coeurl: il Distruttore Nero

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Partiamo con due parole sulla trama. Per correttezza, ecco a voi l’immancabile annuncio di spoiler da qui in avanti. Stiamo parlando di un racconto uscito ottant’anni fa, quindi il nostro cuore è leggero, ma…non si sa mai! Se non l’avete mai letto ma pensate di volerlo fare (si trova, ad esempio, nel primo volume de Le Grandi Storie della Fantascienza, la collana curata da Isaac Asimov e pubblicata in Italia da Bompiani) cercheremo di mantenerci il più possibile generici, e non vi sveleremo il finale.

Allora. La storia inizia su uno strano pianeta, raggiunto da un’astronave con a bordo una squadra di scienziati. Questo pianeta è abitato da una strana razza di predatori immortali ed intelligentissimi, i coeurl. Creature simili a massicci felini, con lunghe zampe anteriori e possenti zampe posteriori, e due incredibili tentacoli che partono dalle spalle, e terminano con delle appendici simili a dita. Vi ricorda qualcosa? Ebbene sì, i coeurl non sono altro che la fonte di ispirazione per le belve distorcenti, presenti in tutte le edizioni dei manuali dei mostri di Dungeons & Dragons! Questi mostri hanno cacciato e sterminato tutte le fonti di cibo del loro pianeta, delle non meglio specificate creature dotate di una certa energia o sostanza chiama “id”. Coeurl, con la C maiuscola, è l’individuo che si imbatte nella nave terrestre. La sua intelligenza sopraffina gli permette di identificare gli uomini come ricercatori, non soldati, e nel rendersi conto che l’equipaggio è ricco del prezioso id decide di intrufolarsi sulla nave prima che questa riparta per le stelle. Qui, Coeurl inizia la sua caccia, uccidendo un membro dell’equipaggio dopo l’altro, e creando uno scenario di totale paranoia, pericolo e terrore fra gli scienziati, braccati e inseguiti dal più feroce e potente dei predatori, in grado di manipolare materia ed energia, manifestare capacità intellettive e analitiche ben più affilate di quelle degli umani, e resistere a quasi tutte le armi a disposizione dei poveri umani.

Alien?

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Questo racconto non è certo il primo esempio di “mostro dello spazio”. Si trattava di un tema classico della fantascienza, soprattutto di quel periodo: anzi, gli autori spesso facevano a gara nel creare il mostro più sensazionale e sconvolgente. Van Vogt, però, ha il merito di aver rivoluzionato il tema della “creatura aliena che vuole ucciderci tutti” rendendola intelligente, subdola, meno pacchiana e per questo molto più inquietante. Coeurl inquieta perchè è un predatore, di cui gli uomini sono la preda. La stessa intuizione di ambientare l’intera storia nel claustrofobico contesto di una singola astronave è una trovata notevole, che contribuisce a spostare l’asticella di ciò che rende inquietante questa storia. Il Distruttore Nero è il primo esempio di quello che, successivamente, diventerà un topos riconosciuto: lo sceneggiatore Dan O’Bannon, ad esempio, ha attinto a piene mani da questa esatta fonte quando ha scritto Dark Star, un bizzarro film fantascientifico del 1974, che contiene diverse scene, pensate per essere comiche, dell’equipaggio di un’astronave che è cacciato/dà la caccia ad un alieno…a forma di pallone da spiaggia. Intrigato da questo primo esperimento, O’Bannon ci riproverà poi qualche anno dopo, sceneggiando un nuovo film di fantascienza per un giovane, intraprendente regista. In questa occasione, però, anzichè puntare al genere comico, O’Bannon si decide a puntare tutto sul realismo, e quindi la caccia all’alieno/fuga dall’alieno predatore si trasforma in una vera e propria esperienza horror.

L’avete capito benissimo: il giovane regista altri non è che Ridley Scott, e il film è il suo Alien. Non vogliamo sminuire il lavoro di O’Bannon, di Scott, men che meno di quel genio di Giger, ma è fuori di dubbio che nel concepire la storia dell’equipaggio della Nostromo gli autori del film si siano più che ispirati a Il Distruttore Nero. Non per nulla: Van Vogt stesso ha addirittura citato in giudizio il team di Alien per plagio, e ha vinto diverse decine di migliaia di dollari.

L’inizio della Golden Age

Il Distruttore Nero è un racconto di fondamentale importanza per la storia della fantascienza perchè è strettamente legato all’inizio di quella che viene chiamata la Golden Age della fantascienza americana. Con questo termine si indica un periodo che, più o meno, comprende gli anni Quaranta e Cinquanta, in cui la produzione di storie fantascientifiche negli Stati Uniti ha compiuto passi avanti, stilistici, tecnici ed editoriali, rispetto alla precedente epoca “pulp”. In questo periodo la fantascienza si è fatta più speculativa e meno sensazionalistica, più cerebrale e più intenta alla celebrazione della scienza e della tecnologia. E’ anche il periodo in cui tutti i “grandi” della fantascienza americana hanno iniziato la loro carriera. Isaac Asimov, Arthur Clarke, Robert Heinlein, i cosiddetti “Tre Grandi”, ma anche altri grandi nomi come Ray Bradbury, Sprague de Camp, Frederik Pohl, Theodore Sturgeon, Poul Anderson…e ovviamente il nostro A.E. van Vogt. Caratteristica comune di quasi tutti gli autori della Golden Age è che l’inizio della loro carriera, e quindi la direzione che le loro storie hanno preso fin dall’inizio, è avvenuta sulle pagine di Astounding Science Fiction, la rivista che in quel periodo era diretta da un altro gigante, John W. Campbell. Campbell è spesso citato come l’individuo responsabile di aver plasmato l’intera produzione fantascientifica americana degli anni Quaranta, ma non solo. E’ grazie alle fitte conversazioni con lui che tutta la produzione asimoviana sui robot è nata in quella forma, o che lo stesso van Vogt è arrivato a scrivere quel capolavoro che è Slan.

Ma più nello specifico, gli appassionati hanno le idee piuttosto chiare su quale sia l’evento con cui far partire la Golden Age nella suddivisione storiografica della fantascienza: luglio 1939. Il motivo è semplice: nel numero di luglio di Astounding due giovani promesse pubblicavano i loro primi racconti nella rivista: Isaac Asimov, con “Pendolarità” (Trends) e A.E. van Vogt, con Il Distruttore Nero. Tale è la preminenza e l’importanza di questo racconto che lo stesso Asimov, noto per la sua totale mancanza di modestia immotivata, scrive che il numero di luglio del ’39 di Astounding è considerato l’inizio della Golden Age perchè

…conteneva Il Distruttore Nero che, per coloro che lo leggevano per la prima volta possedeva indubbiamente l’impatto tremendo di un maglio per conficcar pali. Io lo so, perchè me lo ricordo.

Il numero di agosto rincarò la dose, contenendo la prima storia pubblicata di Robert Heinlein, “La Linea della Vita” (Life-Line). Insomma, la rivoluzione era incominciata. Se siete appassionati di fantascienza, se vi è piaciuto Alien, o semplicemente se volete riscoprire una vecchia gemma della letteratura breve, non perdetevi Il Distruttore Nero. Non ve ne pentirete.

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Gabriele Bianchi

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Lettore, giocatore, conoscitore di cose. Storico di formazione, insegnante di professione, divulgatore per indole. Cercatelo in fiera: è quello con la cravatta.
        






      





 
















 
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