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Il piccolo yeti: una fiaba per i più piccoli | Recensione

3 min


La leggenda dell’abominevole uomo delle nevi è una delle più famose del mondo della criptozoologia e della cultura popolare. Stando ai miti, ci sarebbe una misteriosa creatura gigantesca nascosta tra i monti dell’Himalaya, simile per certi versi al Bigfoot americano. Ora questa leggenda prende nuova vita ne Il piccolo yeti, nuova opera prodotta dallo studio Dreamworks Animation che arriva in questi giorni nelle sale. Cosa possiamo aspettarci dal film? Noi l’abbiamo visto in anteprima qualche giorno fa e possiamo raccontarvi cosa ne pensiamo in questa recensione!

Di cosa parla Il piccolo yeti?

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Al centro di questa pellicola troviamo Yi. Si tratta di un’adolescente che vive insieme alla madre e alla nonna a Shanghai. La ragazza soffre per la scomparsa del padre e sogna di riuscire a fare quel viaggio nella Cina più profonda che il genitore ha sempre desiderato realizzare insieme alla propria famiglia. E proprio mentre è sul tetto del suo palazzo a guardare ancora una volta l’itinerario di quell’avventura che scopre una creatura misteriosa nascosta proprio lì.

Si tratta chiaramente di uno yeti, scappato da un centro di ricerca che lo aveva imprigionato per conto di Burnish, un leggendario cacciatore da sempre impegnato nella missione di catturare il mostro. Yi si trova così a dover nascondere dai suoi familiari la creatura. Quando però Burnish viene a conoscenza di dove si trova lo yeti, la ragazza si assumerà il compito di riportarlo a casa, affiancata dagli amici Peng e Jin. La strada per arrivare all’Himalaya sarà piena di insidie e difficoltà, ovviamente, rese più ardue dagli interventi del cacciatore e dei suoi alleati.

La trama de Il piccolo yeti è decisamente lineare e classica. Già dalle prime righe di questa breve sinossi è possibile intuire a grandi linee gli sviluppi principali, almeno della fase iniziale. I primi momenti infatti ricordano molto da vicino il filone di film incentrati su ragazzi alle prese con creature misteriose, ma amabili. Fortunatamente presto questo approccio viene abbandonato, per seguire rapidamente la strada dell’avventura.

Qui già le cose si fanno leggermente più complesse. Chiaramente segue uno schema piuttosto classico, ma alcune scelte contribuiscono a distaccarsi, almeno in parte, da esso. In questo modo, Il piccolo yeti riesce comunque a tenere lo spettatore interessato alle avventure di Yi e i suoi amici.

Il piccolo yeti è per i più piccoli, appunto

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Purtroppo, la decisione di seguire, pur con qualche piccola deviazione, una strada già percorsa in passato da tanti altri film penalizza molto Il piccolo yeti. Per quanto lo faccia in maniera piuttosto apprezzabile, per la maggior parte degli spettatori saranno soluzioni in gran parte già viste e già apprezzate altrove.

Non si tratta certo di un film da bocciare completamente, anzi. Tuttavia la sua semplicità lo rende adatto solo a determinate fasce d’età, quelle più giovani. Al contrario di altri film della storia dello studio che, in maniera diversa, erano capaci di conquistare sia gli adulti che i bambini, con Il piccolo yeti sembra che si sia deciso di puntare in maniera quasi esclusiva sui secondi. Che, va detto, probabilmente lo apprezzeranno molto.

In particolare, al di là dei sopracitati problemi di originalità, ci sono alcune scelte semplicistiche che sembrano rivelare il pubblico a cui è diretto questo film. Si pensi ad esempio alla caratterizzazione di alcuni degli antagonisti o, ancora di più, ai poteri di Everest (questo il nome dello yeti del titolo). Le capacità speciali della creatura sono convenientemente adattate a ogni necessità di trama senza una solida coerenza. Un deus ex machina da tirare fuori ogni volta (forse troppe) che serve.

Bilancia in parte il giudizio l’aspetto tecnico. Purtroppo non si toccano picchi visti in altri prodotti del genere, ma ci sono diverse sequenze che lasciano a bocca aperta (ironicamente spesso legate all’uso dei poteri di Everest). Una ricchezza di colori che si sposa perfettamente con le musiche, regalando i momenti più apprezzabili per gli spettatori adulti.

Pareri finali

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Il piccolo yeti è, come anticipato nel titolo, una bella fiaba dedicata solo ai più piccoli. Questi ultimi apprezzeranno sicuramente il film, ma un pubblico già più cresciuto difficilmente riuscirà a trovarvi qualcosa di davvero interessante. Un peccato per uno studio che, anche recentemente, è riuscito a creare film capaci di emozionare e coinvolgere spettatori di ogni età.

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Mattia Chiappani

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Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.
        






      





 
















 
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