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Kiki – Consegne a Domicilio: la magia di diventare adulti

3 min


È semplicemente un piacere vedere che anche capolavori come Kiki – Consegne a Domicilio hanno un posto assicurato in questo paese. Certo, non si tratta di un posto al sole o di un posto in prima fila, e nemmeno di una sdraio con bella vista. Ma è sempre un posto – sempre qualcosa per il sistema "Italia". Pure se dopo 28 anni di lunga attesa. Un grazie è dovuto alla Lucky Red e a tutti quelli che, con forza e tenacia, hanno reso possibile questo piccolo miracolo. Perché, intendiamoci subito, un miracolo lo è.

Uscita a parte (coincidente, se non l'avete notato, con quella del colosso della Marvel Iron Man), Kiki – Consegne a Domicilio è una delle punte di diamante dello Studio Ghibli, ed uno dei film più importanti per Hayao Miyazaki. Se l'avete visto, e l'avete fatto con attenzione, ve ne sarete accorti: dentro c'è tutto quello che il Maestro ha sempre ammesso di apprezzare, dall'aviazione alle tematiche importanti come la crescita, l'accettazione, l'amore, il rispetto e la maturità. È uno di quei film, insomma, che almeno una volta nella vita vanno visti. E, cosa importantissima, non sottovalutati. Noi italiani, purtroppo, siamo portati a farlo a causa della nostra cultura (cinematografica e non) e di quanto difficilmente gli Anime, quelli con la A maiuscola, siano riusciti a ritagliarsi un rettangolino tutto per loro qui da noi. Lo sappiamo: in Italia, a parte estimatori veri, in pochi conoscono lo Studio Ghibli; in pochi sanno della magia di Miyazaki e del potere della sua narrativa. E in pochissimi studiano le loro sceneggiature, i loro disegni e i loro richiami.

Potremmo raccontarvi la trama di Kiki, ma – immaginiamo – sarebbe inutile: la conoscerete, e la conoscerete anche meglio di noi probabilmente. Permetteteci però di soffermarci su alcuni passaggi e, allo stesso tempo, su alcuni personaggi. In primis, partiamo da Kiki, la protagonista del film. In lei, sono rincarnate tante cose, tanti stereotipi e tante idee. Ma quella che prevale su tutti è quella della ragazza (della bambina?) che cresce e matura; che soffre, affronta i primi dolori da sola, lontano dalla famiglia, e deve prendere una scelta. Una scelta fondamentale. Diventare grande o mollare. Essere indipendente o rinunciare al primo – grande – ostacolo. Kiki decide di provare; decide di partire, di imbracciare la scopa, di fare il suo noviziato da Streghetta e di diventare indipendente. Imparerà cose fondamentali come l'amore e l'amicizia, e l'importanza della fiducia in se stessi.
Poi c'è Jiji, il gatto nero, il compagno di Kiki. È la spalla della protagonista, la voce fuori dal coro; a volte, la sua coscienza – come il Grillo Parlante è per Pinocchio. Ad un certo punto, smette di parlare – la magia di Kiki cede davanti alla Natura, al selvaggio, e il gatto ritorna gatto. E miagola. E questo è l'ennesimo momento di svolta, l'ennesimo passaggio dall'infanzia all'età adulta. Il trapasso dell'ingenuità e della spensieratezza.
Il personaggio di Tombo è, in qualche misura, una rappresentazione grafica dello stesso Miyazaki, patito di volo e grande, grandissimo sognatore. Non sono forse un caso gli occhialoni che indossa, e nemmeno l'indole così scanzonata e "hippie". Osono e Ursula sono le due guide, spirituali e mentali, che accompagnano Kiki nella sua crescita. La seconda, probabilmente, più della prima. Ma entrambe, di sicuro, con la stessa decisione. Ursula, che è una donna ed una pittrice, insegna a Kiki a guardare il mondo con occhi diversi, ad accogliere la crescita come una cosa positiva e, perché no, ad usarla come fonte di ispirazione.
Un vero nemico non c'è. Qualcuno potrebbe averlo visto nella città enorme, nelle persone fredde e distaccate; negli eventi che si impongono così duramente su Kiki. Ma la verità è che il suo unico antagonista è la sua paura – la sua insicurezza. È quando non sa che scelta prendere che Kiki perde i suoi poteri; è quando trema davanti all'ignoto che perde ogni speranza e la strada da seguire. Sola, intimidita ed in un ambiente – in qualche misura – ostile.

Non che quello che Miyazaki dipinge sia un mondo terribile, ma più difficile, più severo e più rigido di quello che ci si prospetta da piccoli sì. Decisamente. La morale, che c'è, risuona chiara e forte dal primo all'ultimo minuto. Kiki – Consegne a Domicilio non è solamente un racconto, una fiaba per bambini – è, credeteci oppure no, una parabola. Un racconto di misticismo sottinteso e di profondità recondita. Due elementi che, sempre presenti, non esitano a venire a galla e ad avvolgere, grazie anche alle stupende musiche, la platea.

Se ancora non l'avete visto, andate al cinema e fatelo: ne resterete semplicemente incantati.

Testi di Gianmaria Tammaro

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One Comment

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  1. Anche perché a consigliarlo sono addirittura K2 e Frisbee! quanto ho riso vedendo la locandina…beh, cagate a parte, mi è strapiaciuto quando presi il dvd, avevo le lacrime quando vidi il trailer al cinema, e l’ho visto due volte sul grande schermo, una da solo e l’altra in compagnia, non riuscivo a rimandare troppo la cosa…Non è il miglior film dello Studio ma certamente merita da morire

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