Cultura e Società

L’enigma della camera chiusa: Agatha Christie e il giallo all’inglese

Il termine “giallo” usato per indicare il genere poliziesco è un unicum della letteratura italiana e deriva da una collana di narrativa noir e poliziesca Mondadori, Il Giallo Mondadori, inaugurata nel 1929.

Il termine “giallo” usato per indicare il genere poliziesco è un unicum della letteratura italiana e deriva da una collana di narrativa noir e poliziesca Mondadori, Il Giallo Mondadori, inaugurata nel 1929.

Di fatto, il giallo come genere racchiude una galassia di generi e sottogeneri che vanno dal mistery o giallo all’inglese, dove la componente violenta rimane sottotono e la storia ruota generalmente attorno a un detective con capacità di osservazione e deduzione ben oltre la norma, fino al thriller, dove la violenza raggiunge talvolta il parossismo e possono persino emergere componenti sovrannaturali (non così distanti dall’horror), passando per l’hard boiled, il noir, il crime novel eccetera.

Sul crepuscolo del XIX secolo nasceva in una cittadina costiera del Regno Unito, nella contea di Devon, Agatha Miller, di famiglia borghese benestante. Circa trent’anni dopo, negli anni immediatamente successivi alla Grande Guerra, Agatha ora nota col cognome del futuro ex marito, Christie, avrebbe dato alle stampe il suo primo romanzo giallo, scritto durante gli anni del conflitto, quando la giovane donna prestava servizio come infermiera. Poirot a Styles Court segna il debutto di Agatha Christie come autrice e il debutto di una delle più importanti e note figure della letteratura poliziesca ma non solo, quella dell’investigatore belga Hercule Poirot.

Agatha Christie si avviava così a diventare una delle più importanti scrittrici di gialli all’inglese, genere sorto alla fine dell’Ottocento, e che vedeva, fino ad allora, una delle sue più celebri rappresentazioni nelle elaborate e meticolose finzioni di Sir Arthur Conan Doyle, con le imprese del geniale investigatore Sherlock Holmes raccontate dal fidato compagno John Watson.

Il giallo all’inglese o mistery o giallo deduttivo vede, generalmente, un intricato e apparentemente impossibile delitto, dove la componente violenta seppure presente viene semplicemente accennata, risolto grazie alle straordinarie doti deduttive di un individuo, solitamente un investigatore. Capostipite di questi individui dalle capacità che vanno al di là di quelle di individui ordinari è Auguste Dupin nato dalla penna di Edgar Allan Poe e comparso per la prima volta nel racconto I delitti della Rue Morgue nel 1841.

Agatha Christie è una delle scrittrici più prolifiche del XX secolo con decine di romanzi, numerosi racconti e pièce teatrali e seconda solo a William Shakespeare per numero di copie di libri venduti in tutto il mondo, che si stimano nell’ordine dei miliardi. Le opere della scrittrice britannica, inoltre, sono fra quelle che contano il maggior numero di adattamenti per cinema, televisione, radio e teatro.

Dopo il debutto nel 1920, Hercule Poirot sarebbe apparso in numerosi altri romanzi e antologie di racconti della Christie, ma senza ombra di dubbio Assassinio sull’Orient Express è fra tutti il più noto. Pubblicato per la prima volta nel 1934 e in Italia l’anno successivo, con modifiche arbitrarie e traduzioni sommarie, omissioni e gravi errori (come molte altre opere della scrittrice pubblicate da noi durante il ventennio fascista), Asssassinio sull’Orient Express è ormai divenuto un classico e uno dei romanzi più venduti di sempre. La fama del libro aumentò ulteriormente grazie anche agli adattamenti per cinema e TV, di cui quello diretto da Kenneth Branagh, che recita anche nel ruolo dell’investigatore, è solo l’ultimo di un’illustre serie. Il primo adattamento per il cinema è del 1974, fu diretto da Sidney Lumet e vantava un cast stellare, con nomi quali Lauren Bacall, Sean Connery, Ingrid Bergman e Albert Finney nel ruolo di Poirot, per citarne solo alcuni. La pellicola riscosse grande successo sia di critica, ottenendo sei nomination agli Oscar, che di pubblico.

Come l’altro notissimo romanzo della Christie, con decine di milioni di copie vendute, Dieci piccoli indiani (dove però Poirot non è presente), Assassinio sull’Orient Express rappresenta una variante molto interessante del cosiddetto “enigma della camera chiusa”. Con questa espressione, piuttosto auto esplicativa, si indica un delitto commesso in un luogo circoscritto di difficile accesso – come appunto una camera chiusa dall’interno – con un numero circoscritto di possibili colpevoli. In genere, i sospetti sono raramente chi dicono di essere, nascondendo segreti più o meno grandi e potenzialmente tutti hanno un movente per il delitto che si cerca di risolvere. I delitti della Rue Morgue di Poe, universalmente riconosciuto come il primo racconto poliziesco della letteratura, segue questo schema e ruota proprio attorno a un efferato crimine apparentemente impossibile: due donne vengono trovate barbaramente uccise e mutilate all’interno della loro casa chiusa dall’interno.

Dieci piccoli indiani, per esempiovede dieci persone, che non si conoscono, riunite attraverso un misterioso invito su un’isola privata inaccessibile una volta salita la marea e dove una dopo l’altra verranno uccise. Elemento originale della storia è il fatto che il responsabile degli omicidi, per forza uno dei dieci personaggi, muore anch’egli e la soluzione alla serie di delitti, altrimenti impossibile da capire, verrà svelata da una lettera-confessione affidata al mare in una bottiglia con la descrizione nel dettaglio dell’ingegnoso piano.

Anche Assassinio sull’Orient Express, come si è detto, rappresenta una variante interessante a questa formula perché non solo il delitto, l’omicidio dell’americano Ratchett con dodici pugnalate come dodici sono i possibili colpevoli, viene commesso in una cabina chiusa all’interno del famoso treno, ma il treno stesso si trova bloccato in un luogo isolato da una bufera di neve che rende impraticabili i binari. Poirot, che si trova per caso a bordo, dovrà pertanto risolvere il mistero prima che arrivino i soccorsi, prima che il treno possa riprendere la sua marcia e il colpevole possa fuggire. Lo spazio ristretto e il poco tempo a disposizione aumentano la suspense e la tensione fino alla conclusione, con la spiegazione perfettamente logica delle modalità e motivazioni del crimine. Nel corso della lunga spiegazione finale, Poirot finirà per formulare due ipotesi, una più semplice e lineare e l’altra più complessa e articolata. Quest’ultima unirà tutti i pezzi dell’intricato puzzle, facendo combaciare i vari indizi svelati nel corso della storia, spesso contraddittori.

Nelle sue indagini, tuttavia, l’investigatore, servitore della giustizia e che nella giustizia ripone la sua fiducia, si troverà di fronte a un dilemma morale. Senza rivelare il finale, anche se dopo quasi un secolo non è certo si possa applicare la censura anti-spoiler, il libro, e così anche il film (o meglio i film), si interroga sul rapporto fra giustizia e vendetta, trattando della possibilità che la morale non sia poi sempre così netta e chiara.

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Leonardo Milesi

Laureato in Filologia moderna, avido lettore e appassionato di cinema, sogna una biblioteca sterminata. Nel tempo libero, se non sta leggendo, guardando film o serie TV, allora molto probabilmente sta facendo altro.

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