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Intrattenimento

L’ombra della Cornucopia

Ottobre segna l’inizio del delirio. Nel periodo prenatalizio si concentra una quantità di uscite mostruosa: almeno una decina di giochi convogliati in questo breve lasso di tempo, cosa che costringe il nostro portafogli a fare delle scelte importanti e tremende, quasi ai livelli della domanda “vuoi più bene a mamma o a papà?”.
 Il mercato dei videogiochi tende sempre più spesso a riunire in determinati momenti dell’anno molte delle uscite più attese, affollando alcuni periodi come ottobre-dicembre o gennaio-marzo. Questi sono solitamente i mesi più caldi, tanto che spesso alcuni titoli vengono rimandati proprio per il sovraffollamento (anche se nessuno lo ammetterà mai). Il videogioco sta vivendo un’era dell’abbondanza, di anno in anno escono sempre più titoli, e per quanto non ci si possa permettere di prendere tutto al day one, fra offerte e sconti vari, nel giro di sei mesi o un anno c’è sempre la possibilità di recuperare quanto si è perso all’uscita a prezzi irrisori.

Questo comporta l’alimentazione del nostro caro Backlog infinito, dramma di ogni videogiocatore di cui vi avevo già parlato tempo fa. La questione di oggi è inerente all’articolo citato, infatti mentre vi scrivo la pila è sempre lì, a osservarmi metaforicamente con baldanzosa arroganza, con la sicurezza e la stazza di un titano, giunto dalle lande di Shadow of the Colossus, convinta che non riuscirò mai a scalarla. L’argomento che vorrei affrontare oggi esamina un altro aspetto riguardante il Backlog pantagruelico che segue ogni giocatore come un’ombra.

Il videogioco è ormai ovunque: console, PC, portatili, cellulari, possiamo giocare su qualsiasi supporto a qualunque tipo di gioco. Siamo in una nuova età dell’oro per l’intrattenimento elettronico, con talmente tanta scelta da far impallidire un banchetto dell’antica Roma o un All You Can Eat di Sushi. Proprio a causa di ciò mi sono reso conto che spesso non riusciamo a goderci un titolo appieno. Nella mia esperienza sono consapevole che negli ultimi tempi ho giocato a diversi videogiochi in un modo non completamente soddisfacente, arrivando al finale facendo lo stretto necessario, ma non riuscendo a godere in modo più approfondito di ogni loro aspetto. A volte la scelta è giustificata da contenuti secondari non troppo interessanti, però non posso negare che, fra le sempre minori ore da dedicare al gioco e la presenza di nuovi titoli interessanti all’orizzonte (soprattutto in periodi come questi), inconsciamente c’è sempre una sensazione di fretta che tende a non farmi tergiversare troppo in un dato mondo di gioco.
Spesso ho lasciato indietro titoli iniziati per dar spazio a qualcosa che nella mia lista “vip only” aveva la precedenza, con il pensiero, una volta finito, di riprendere quei titoli, che invece restavano poi nel limbo. Non so se è una mia sensazione o capita anche a voi, ma ormai questa cornucopia piena di grandi titoli ha un po’ smorzato l’emozione della novità e del godersi un gioco in tutta calma, senza un’inconscia fretta di finirlo per passare alla nuova hit.

Questa situazione comporta anche il dover fare delle scelte, costringendoci a rinunciare a un’uscita, tra l’altro interessante, per la consapevolezza di non avere abbastanza tempo da dedicarle, rimandando a data da destinarsi il recupero della stessa. Un esempio evidente sono i giochi basati sulla componente multiplayer. Sappiamo che gli sviluppatori progettano le modalità multigiocatore per tenere incollati gli utenti allo schermo più tempo possibile; per padroneggiarle servirà spenderci molte ore, che sia uno sparatutto, un picchiaduro o uno sportivo, è necessario impegnarsi un minimo per goderne nel modo inteso da chi le ha create. Capita sempre più spesso però che escano titoli con corpose modalità multiplayer uno dietro l’altro o persino in contemporanea, e nonostante il nostro desiderio sia quello di giocare al meglio due o più titoli non possiamo, proprio perché fisicamente non ne abbiamo il tempo. Dunque è qui che ci vediamo costretti ad abbandonare un titolo, ripromettendoci che un giorno riusciremo a giocarlo come si deve, anche se ciò potrebbe non succedere mai, anche perché, quando decideremo di riprovarci, i server si saranno svuotati o addirittura saranno chiusi.

Ritengo dunque che, come ogni cosa, quest’età dell’oro piena di videogiochi di qualità abbia anche un rovescio della medaglia, ma queste considerazioni sono probabilmente frutto dell’amore che provo per il mondo videoludico di cui vorrei cogliere ogni sfaccettatura esistente. Sono sempre più conscio che mi servirebbe una Stanza dello Spirito e del Tempo dotata di Wi-Fi per questo…
A voi è mai capitato di fare una riflessione simile? Fatemi sapere nei commenti, alla prossima.

Silvio Mazzitelli

Di stirpe vichinga, sono conosciuto soprattutto con il soprannome “Shiruz”, tanto che quasi dimentico il mio vero nome. Videogiocatore incallito sin dall’alba dei tempi, adoro il mondo videoludico perché dopo tanto tempo riesce sempre a sorprendermi come la prima volta. Scrivo ormai da diversi anni di questa mia passione per poterla condividere con tutti. Sono uno dei fondatori di Orgoglio Nerd e sono anche appassionato di tutto ciò che riguarda la cultura giapponese e la mitologia (in particolare quella nordica).

3 Commenti

  1. Tra l’altro per chi è lento a completare un videogame è anche una condanna a non giocare MAI a qualche titolo altrettanto interessante. Ho nella mia wishlist almeno quattro o cinque giochi che mi dico sempre che comprerò appena avrò il tempo di giocarci, ma che sembra non arrivare mai.

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