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Intrattenimento

La crescita del fantastico

Parlando con direttori editoriali di importanti case editrici ci siamo sentiti dire che il romanzo Fantasy in Italia non vende. Non ha pubblico. Ma gli amanti di questo stupendo genere sono là fuori. Lo sappiamo perché siamo appassionati anche noi e conosciamo una valanga di persone che non vedono l'ora di immergersi in una storia piena di spade e creature di ogni sorta. Allora perché dopo il grande botto dei primi anni del ventunesimo secolo, sembra che la gente si sia disinteressata a questi generi narrativi? Cosa è successo?
Soprattutto, perché?
Perché noi, che componevamo quella folla adorante che ha amato le trilogie di Shannara e de Il Signore degli Anelli siamo cresciuti.
All'epoca eravamo ragazzi, chi più chi meno, eravamo nell'età giusta per innamorarci di quei personaggi epici, i cui ideali erano assoluti.
Ed era questo che incantava: gli Eroi erano assolutamente buoni; Aragorn, Lupo Solitario, Drizzt e molti altri non hanno dubbi od ombre su cosa siano bene e male, la demarcazione è netta, come fosse tagliata con un'ascia. Allo stesso modo i villain che si opponevano a loro erano malvagi nella maniera più assoluta, spesso incarnazioni dell'oscurità stessa.
Questo ci ammaliava quando eravamo ragazzi perché anche noi ci figuravamo il mondo in due dimensioni: quando si è teenager l'amore, l'odio, la rabbia e l'amicizia sono assoluti. Crescendo e superando i vent'anni i nostri spigoli vengono un po' alla volta limati dall'esperienza, così ci accorgiamo che la vita non è “o bianco o nero”. 
Non esistono buoni e cattivi in maniera assoluta.
E allora abbiamo iniziato a sentire che le storie composte da eroi e malvagi, da luce e ombra non ci appartengono più. Il Fantasy è un genere per ragazzi, in fondo. Siamo cresciuti e questi non sono più generi per noi, ci siamo detti.
E sbagliavamo.
Anche il genere è cresciuto, nonostante molti non se ne sono resi conto fino a che non ci hanno sbattuto la faccia.
Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, che sono arrivate alla ribalta grazie alla trasposizione televisiva della HBO, hanno posto tutto questo sotto i riflettori. Dove prima c'erano eroi senza macchia, ora i protagonisti sono reali, con le loro paure e i loro lati oscuri, ma “assolutamente” umani. George R.R. Martin è l'autore più famoso, ma non è di certo l'unico.
Sempre più libri sugli scaffali portano in scena storie adulte in cui non viene risparmiata cruda violenza e cinico realismo.
Lo strigo Geralt di Andrzej Sapkowki è un altro grande esempio: portato alla luce dalla splendida serie di videogame “The Witcher”, le sue storie sono infarcite di temi adulti e attuali come il razzismo e la disparità tra le classi sociali. Anche il sesso, prima considerato un tabù insormontabile, viene sdoganato prendendo il posto che gli spetta all'interno della vita dei personaggi.
Non siamo orfani di quelle storie che ci hanno fatto viaggiare per mondi strani e a volte spaventosi. Quella narrativa è lì, è sempre stata lì, magari ignorata perché (come abbiamo sentito dire da moltissimi) creduta identica a migliaia di libri già letti.
E invece no. La fantasia non è solo il regno dei bambini.
Allora cosa aspettate a immergervi in mondi di ogni tipo, a viaggiare come facevate un tempo? Ora potete farlo con un nuovo grado di consapevolezza ed esperienza. Lasciamo le favole a coloro a cui sono destinate e caliamoci in terre vere quanto brutali in cui si muore, si ride, si ama e si soffre non più come bambini, ma come adulti.
Testi di Carlo Vicenzi

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