1453647700-saruman_with_orthanc's_palanti

Le due facce del Fantasy: Hard&Soft magic

5 min


Abbiamo mai riflettuto a lungo sull'utilizzo della magia, delle creature sovrannaturali all'interno delle storie e giochi Fantasy (e a volte pure di SF, come Star Wars) e le loro vere conseguenze?

Perché molto spesso le arti magiche restano un mistero per noi che le guardiamo da fuori, e la presenza di mostri grandi come palazzi non sembrano influenzare più di tanto il mondo e le persone che lo abitano.
Come funziona? Quali sono le leggi che le governano? In che modo possono permettere a uno stregone di violare i principi basilari che governano il mondo (come leggi della fisica e della biologia, per esempio)?
Il regno dell'arcano… Bé, è arcano e ci sarà pure un motivo, direte voi. In fondo la magia è affascinante in parte anche per questo: per il mistero che essa rappresenta-
L'interrogativo che mi pongo, oggi, è: davvero è sempre una cosa positiva tutta questa nebulosità?
L'introdurre al pubblico le meccaniche che stanno dietro il funzionamento di un potere o di un incantesimo davvero sarebbe così negativo per la storia?
Non credo che ci sia una risposta univoca a questa domanda, se non: dipende da che sensazione si vorrebbe trasmettere al pubblico.
Per poter sviscerare meglio questa domanda credo che dovremo procedere con un approccio un po' analitico e per farlo mi appoggerò alla doppia definizione (utilizzata anche per definire la Fantascienza anche se con altro scopo) di Hard e Soft Fantasy introdotta dall'autore americano Brandon Sanderson
Iniziamo con il Soft, ok? Identificarlo è piuttosto semplice, in effetti, dato che ricopre la stragrande maggioranza della produzione di letteratura fantastica dall'inizio dei tempi a questa parte: in questo insieme possiamo annoverare tutte quelle opere che, al suo interno, possiedono magia e creature sovrannaturali, ma non approfondiscono in maniera "tecnica" questo aspetto dell'ambientazione.
In questo senso abbiamo opere che utilizzano la magia con lo scopo di arricchire la narrazione scatenando nel lettore il senso del meraviglioso e della scoperta. In molte di queste storie, infatti, le forze arcane sono molto più grandi e potenti dei protagonisti, i quali di solito ne comprendono solo una parte (proprio come il lettore) dando la sensazione che essi siano solo piccoli granelli di sabbia all'interno di un mondo vasto e misterioso. Instaurando un'atmosfera di questo tipo l'autore non pone nessun limite a ciò che può essere e non può esser fatto tramite azioni arcane e così ci troviamo sempre sulle spine, senza sapere quali forze possano essere scatenate contro i nostri beniamini (o a loro favore, ovviamente).
Immagino che nella vostra testa si sia già formato l'esempio più ovvio e calzante di questa branca del fantastico, ovvero Il Signore degli Anelli: all'interno dell'opera Tolkieniana, il lettore tende a identificarsi con gli hobbit, piccole creature gettate in un mondo di cui sanno poco, in un'avventura così grande da essere difficilmente compresa se vista dagli occhi di uno solo di loro.
Non sappiamo mai quale sia la vera portata del potere di Gandalf o di Sauron, o degli anelli del potere in mano a elfi nani e umani.
La magia, all'interno degli universi narrativi Soft Fantasy raramente è utilizzata per risolvere DAVVERO i problemi con cui i personaggi si devono misurare, ma di solito viene utilizzata per ostacolarli. (o produrre risultati inaspettati e controproducenti).
In questa sezione della nostra libreria troviamo anche svariati cliché che permeano il genere e che molto spesso sono dati per scontati, come l'assenza totale di una vera e propria progressione tecnologica (o magica) indipendentemente dall'arco di tempo in cui si svolgono le vicende: i mondi soft fantasy di solito sembrano essere congelati in un perenne medioevo, sia che si stia parlando di avvenimenti di cinquemila anni prima di quelli narrati, sia che nella storia si faccia un salto avanti di secoli. La presenza della magia non influisce davvero sul mondo in modo consequenziale, per esempio la presenza di incantesimi di levitazione (o guerrieri a cavallo di viverne e draghi) accanto a strutture difensive come castelli e mura, del tutto inutili contro minacce volanti.
Passiamo all'Hard Fantasy, ora. A questo punto sarà piuttosto semplice capire cosa lo differenzia dal fratello soft, ovvero l'attenta ponderazione dei sistemi magici e delle conseguenze della presenza di elementi fantastici all'interno del mondo della narrazione.
Non solo: il lettore (o spettatore, o chessò io) viene reso partecipe del funzionamento della magia o del potere, in modo che esso diventi parte della caratterizzazione di personaggi e ambienti. In più, dato che l'autore è praticamente di casa nel mondo di sua creazione, può mostrare colpi di scena, trucchi ed espedienti inaspettati e stupefacenti.
Questo effetto funziona a patto che l'autore della storia rimanga sempre fedele alle regole e al sistema da esso imposto, altrimenti si perde l'effetto desiderato e la tensione che esso crea.
Esatto, anche se il lettore è a conoscenza di come funzionano le capacità magiche dei personaggi, la tensione può essere costruita comunque: sacrificando in parte il sense of wonder si rende l'abilità arcana qualcosa di simile a uno strumento in mano ai protagonisti, non diverso da una spada o una pistola: in questo modo non sarà la magia in sé a risolvere i loro problemi (o a crearli, come ho detto prima) ma sarà l'esperienza delle persone con essa a dare la possibilità di risoluzione dei conflitti.
La spiegazione delle "leggi della magia" non deve necessariamente arrivare al punto di spiegare ogni cosa ai fruitori dell'opera, ma deve rendere chiaro cosa possa e non possa essere fatto (e attenervisi).
Allo stesso modo la presenza della magia o di strani poteri, accanto a creature soprannaturali, plasma il mondo in modo logico e consequenziale: la presenza e la certezza dell'esistenza di divinità, per esempio, darebbe un grandissimo potere ai sacerdoti, mentre lo studio della magia potrebbe sostituire il progresso scientifico (o affiancarvisi in modo sorprendente) per produrre comodità e rendere diversa la vita da un medioevo eterno.
Nonostante i romanzi di Sanderson, autore di questa distinzione, possano essere delle ottime dimostrazioni di Hard Fantasy, per rendere bene l'idea voglio usare un esempio più conosciuto al grande pubblico: i supereroi.
Sì, lo so che nella maggioranza dei casi non si tratta di Fantasy in senso stretto, voglio solo esemplificare quanto detto fin'ora. Sappiamo bene quali siano i poteri degli X-Men, giusto? Sono ben definiti e ognuno di essi ha una mutazione diversa e, nella maggior parte dei casi, invariabile: sappiamo bene che Magneto può controllare i metalli e Tempesta il tempo atmosferico, e tutto quello che vediamo loro fare è entro i limiti della loro mutazione, infatti non vediamo mai Erik lanciare raggi di energia dagli occhi oppure Ororo utilizzare telecinesi o telepatia. Le loro abilità sono ben determinate e il lettore le comprende e apprezza i modi intelligenti e astuti che il personaggio idea per utilizzarle.
Per concludere voglio ben specificare che non ho voluto parlare di Hard&Soft per determinare quale delle due sia "migliore" in senso assoluto, anzi il mio scopo è aiutare gli autori a capire quale sia più appropriato per le loro storie, poiché come abbiamo visto queste due vie di gestire gli elementi fantastici portano in direzioni piuttosto diverse. Ma di una cosa sono sicuro: se gestiti con sapienza entrambi questi approcci possono creare l'unica vera magia del nostro mondo, ossia il far volare il pubblico in mondi lontani e stupendi.

Like it? Share with your friends!

Condividi la tua reazione

Amore Amore
1
Amore
Confusione Confusione
3
Confusione
Felicità Felicità
5
Felicità
Paura Paura
5
Paura
Rabbia Rabbia
3
Rabbia
Tristezza Tristezza
5
Tristezza
Wow Wow
8
Wow
WTF WTF
8
WTF

6 Comments

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  1. Voglio ringraziarti per questo articolo, dopo averti letto sembra tutto estremamente logico, ma la verità è mi sono ritrovata più di una volta ad abbandonare storie o racconti a cui lavoravo perchè, presa dalla narrazione, dallo stile e dalla maratona che ogni volta faccio per stare dietro alle mie idee perdevo di vista il quadro generale, le “regole” come le chiami tu, e trovavo il risultato squilibrato o incompleto..

  2. Una delle cose fondamentali nello stendere una storia è la preparazione. Un po’ come per le battaglie, insomma: Sun-tzu diceva che una battaglia si vince o si perde prima di scendere in campo e qui è la stessa cosa. Se hai preparato tutto, regole-eccezioni-personaggi-mondo-società ecc. allora c’è da star tranquilli. E poi ricorda che una storia non è scolpita nella pietra: fino alla fine può essere sistemata, aggiustata, rimessa in equilibrio. Ti consiglio di arrivare alla fine della storia fino a che il fuoco brucia, poi sistemi ciò che non ti convince.

  3. Tra l’altro, io trovo che sia il Soft Fantasy, spesso, a sacrificare davvero il sense of wonder.
    Se guardiamo al mondo scientifico odierno: le grandi scoperte possono suscitare meraviglia, ma si tratta di uno stupore, e il pubblico generale è rapido o nell’accettarlo archiviandolo come parte della normalità e non facendoci più caso, o a classificarlo come una stravaganza che nulla ha a che fare con loro, ignorandolo in entrambi i casi.
    Il vero coinvolgimento si trova negli scienziati, coloro che hanno studiato abbastanza da capire cosa sia effettivamente stato fatto e quali fossero le difficoltà, e spesso sono proprio quelli che ne sanno di più, che sanno dirti esattamente cosa abbia fatto funzionare il tutto, a essere maggiormente entusiasti e meravigliati, nonostante non ci sia alcun mistero per loro intorno all’accaduto.
    Lo stesso avviene nel fantasy: in assenza di un sistema abbastanza preciso in cui inquadrare il tutto, non ho modo di vedere perché una cosa diventi facile o difficile, né di reagire di conseguenza. Se né il mago A né il mago B hanno dei limiti chiaramente stabiliti, perché dovrei stupirmi nel vedere quello che fanno? O nel vedere uno dei due essere più forte dell’altro. Sono strumenti dell’autore, nulla di più, in quello che fanno non c’è nulla di speciale, ma è solamente conveniente. Si tratta di qualcosa di mera utilità dell’autore, che proprio per questo non coinvolge il lettore, mentre invece quando puoi controllare e verificare tu stesso, quando diventa un gioco intellettuale in cui anche il lettore è coinvolto, allora puoi davvero apprezzare e meravigliarti, ed è per questo che le scoperte di Vin, i trucchi di Vasher e gli esperimenti di Raoden riescono a meravigliare davvero.
    Anche al soft fantasy serve, per funzionare, una coerenza interna, dei criteri che possano essere osservati dal lettore e che, anche senza essere stabiliti formalmente e definiti attentamente riescano a far capire il funzionamento generale e a togliere la sensazione di arbitrarietà.
    A mio parere, esempi migliori di Tolkien per questa branca sarebbero Erikson e Pratchett, che pur lasciando vago il modo esatto in cui funziona la magia (soprattutto il secondo, visto che la trovata geniale delle leggi narrative che prevalgono su quelle fisiche riesce addirittura a far sì che l’assenza di un sistema rigido vada a favore della coerenza interna invece del contrario) ma definiscono abbastanza bene quali possibilità e limiti abbia ciascun personaggio nell’utilizzarla, in questo modo la magia diventa pure utilizzabile come strumento di soluzione dei problemi senza levare nulla alla storia né apparire come deus ex machina.

  4. Erikson non è affatto male nell’essere un po’ a metà strada, dando comunque una classificazione della magia in Warren con differenti utilizzi e scopi, ma la sua magia resta comunque molto vaga e simile a un rpg, dato che Malazan è nato come ambiente per un gioco, all’inizio. La meraviglia, nei sistemi Soft spesso si raggiunge quando si mostrano manifestazioni di potere molto spettacolari, ma queste a volte possono scadere nel ridicolo o scatenare domande che fanno traballare la struttura narrativa totale (basti pensare al Giratempo di Harry Potter). Credo che le cose più interessanti si trovino quando la scienza e la magia si incontrino, ovvero si abbia un approccio scientifico alle abilità magiche.

  5. Erikson mi sembra decisamente soft, comunque come stile in effetti lo preferisco anch’io, ad oggi il mio approccio preferito è quello dei Dresden files, in cui a essere definite non sono tanto le potenzialità della magia quanto le modalità in cui viene usata (appunto, ogni mago può usare la sua energia per fare teoricamente qualsiasi cosa, ma ha a disposizione un ben preciso quantitativo di energia, e tutto dipende dalla sua abilità nell’usarla, anch’essa osservabile), così si ha al contempo la possibilità di grandezza del soft fantasy con la potenzialità di capire e stupirsi davvero dell’hard fantasy.

  6. Quando ho iniziato a leggere “Mistborn” ho fatto un esperimento, evitando (a differenza di “Warbreaker” o “The Way of Kings”) di leggere dal principio l’arcanum alla fine e di fare speculazioni personali basandomi su quanto veniva mostrato, annotando i dettagli e le varie ipotesi, man mano che arrivavano le spiegazioni in-universe era bellissimo vedere come effettivamente tornasse tutto.

carlovincenzi

author-publish-post-icon
                   Vuoi rimanere sempre aggiornato?

            Iscriviti alla nostra                    Newsletter!

                                   Tranquillo, ti disturberemo solo
                                     una volta al mese...per ora! 👹
Mi iscrivo!
close-link
        






      





 
















 
Sì, iscrivimi alla newsletter!
close-link