Il Large Hadron Collider, LHC per gli amici, il 10 Dicembre si è di nuovo fermato. Qualche problema? No, proprio no! Questo periodo, chiamato Long Shutdown 2 (LS2) era previsto da anni e servirà per fare manutenzione e qualche upgrade: tutto il complesso di acceleratore ed esperimenti, infatti, è praticamente inaccessibile durante la presa dati a causa delle enormi quantità di radiazione e dei campi magnetici presenti. Il processo di spegnimento è avvenuto in più fasi: il 12 Novembre ad LHC hanno smesso di far collidere protoni, per sostituirli il 3 Dicembre con degli ioni di piombo fino al 10 Dicembre, giorno in cui sono cessate tutte le attività.

Event display di collisione con ioni a CMS. Credit: Thomas Mc Cauley

Cosa faranno al CERN adesso?

Non pensate che al CERN se ne stiano con le mani in mano per un paio d’anni adesso! I fisici hanno da analizzare tutti i dati che acquisiti nel periodo di attività di LHC: con circa 16 milioni di miliardi di collisioni protone protone a 13 TeV ci sono circa 300 petabytes di dati da analizzare. Archiviati in parte su supporti digitali e in parte su nastro magnetico*, equivalgono ai dati che scarichereste in un millennio di streaming video 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.

Con questa mole di dati i fisici al lavoro nelle collaborazioni internazionali di CMS, ATLAS, ALICE ed LHCb potranno studiare eventi rarissimi, come il tZq di cui vi ho parlato qualche giorno fa, ma per delle analisi accurate ci vorranno mesi, chissà se riusciremo a trovare qualcosa di nuovo.

Nel mentre gli ingegneri e gli acceleratoristi si daranno da fare con la manutenzione e gli upgrade: molti elementi dell’acceleratore e dei rivelatori ha assorbito troppe radiazioni e va cambiato. Il Linac2, l’elemento iniziale della catena che aumenta l’energia dei protoni fino a 7 TeV, sarà completamente rimpiazzato da Linac4 ed anche il PS e l’SPS avranno notevoli upgrade, per riuscire a creare fasci di particelle sempre più luminosi. Saranno poi rimpiazzati più di 20 magneti superconduttori presenti in LHC per provare quelli al Nb3Sn, capaci di produrre campi fino ad 11 Tesla, una volta e mezzo più potenti di quelli usati attualmente.

LHC. Credit: CERN
LHC. Credit: CERN

Anche per i detector si prospettano grandi upgrade: ad LHCb cambieranno quasi tutti i rivelatori per riuscire a prendere dati agevolmente quando riprenderanno le misure, ed anche ad ALICE gran parte delle componenti verranno sostituito con altre più veloci.

Buon riposo LHC, ci vediamo nella primavera 2021!

 

 

*sì, identico a quello che si metteva nei mangiacassette, oramai diventati oggetto di culto vintage. Dovete sapere che il nastro magnetico, tenuto nelle giuste condizioni, è molto più affidabile di un hard disk. Incredibile, vero?

 

 


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Matteo Magherini

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Matteo Magherini, noto ad alcuni come Asciugamano, è un gatto professionista. Una volta completato l’obiettivo « laurea triennale in fisica » ha deciso di scegliere la classe « fisico delle particelle » e si aggira tra un esame e l’altro intento a livellare. Appassionato di fantascienza, arrampicata e chitarre è campione nazionale di freddure.