MINI con la Regina Elisabetta

MINI: come la piccola utilitaria ha influenzato la cultura British (e viceversa)

14 min


La MINI, chi non la conosce?
Dal 1959 la piccola utilitaria inglese ha fatto breccia nel cuore di milioni di persone in giro per il mondo.
Ma i più infatuati della piccola inglesina sono, senza dubbio, i suoi connazionali.
Fin dal lancio, infatti, la MINI è stata oggetto del desiderio di tutti gli inglesi e la prima auto di tanti, capace di accompagnare la vita cittadina come di vincere nelle competizioni sui campi di gara di tutto il mondo.
Non solo le persone “normali” ne erano affascinate. Quasi tutti i più famosi personaggi inglesi di musica, sport, spettacolo e oltre hanno avuto o si sono fatti vedere su una MINI.

Dopo il passaggio nell’orbita BMW, la MINI non ha perso la sua profonda anima inglese, anzi, questa si è addirittura rafforzata.
Nel corso della sua storia è stata inoltre influenzata dal Regno Unito tanto quanto lei abbia influenzato lo Stato della Regina.
Vediamo insieme le tappe di un mito che, dopo 60 anni, continua a fare rima con Gran Bretagna più di quanto facciano il tè o James Bond.

Inquadriamo la MINI: perché è così importante?

Per parlare di come la MINI sia diventata così importante per il Regno Unito dobbiamo fare un passo indietro, alla fine degli anni ’50. In questo periodo, infatti, scoppiò la Crisi di Suez, dove Regno Unito, Francia e Israele occuparono militarmente il Canale di Suez. Questo conflitto portò ad una scarsità di carburanti in tutta Europa, specialmente in Gran Bretagna, schierata in prima linea.

MINI BMW Isetta

Questa penuria di benzina creò la necessità da parte delle case produttrici di creare nuove automobili più parche nei consumi, sia con l’utilizzo di motori più piccoli sia di auto più compatte e quindi leggere. Da un paio di anni, infatti, le auto più vendute non erano delle vere e proprie auto, ma le cosiddette “bubble car”. Queste microvetture a tre o quattro ruote con motore da moto erano registrate come motocicli,  e avevano consumi e costi di gestione estremamente ridotti. La più venduta di queste vetturette e anche la più celebre è la italiana Iso Isetta, che la Casa bavarese BMW costruiva su licenza.

MINI Alec Issigonis

Per andare a combattere contro queste piccole auto, la British Motor Corporation (BMC) da il compito ad Alec Issigonis di creare un’auto compattissima, che però mantenesse quattro ruote e quattro posti comodi. Il geniale ingegnere anglo-greco creò un’auto rivoluzionaria, con uno schema meccanico che ha fatto scuola.

Il motore, un 4 cilindri (il celebre A-Series di Austin), era posto trasversalmente all’anteriore, con il cambio montato sotto ad esso (con una sola coppa dell’olio per entrambi).
La trazione era anteriore e le ruote erano montate ai quattro angoli estremi della carrozzeria.
Le sopensioni erano tutte e quattro indipendenti, soluzione inedita anche per le auto più sportive dell’epoca.
Questo, insieme all’assetto rigido e allo sterzo telepatico, creò una delle auto più divertenti da guidare mai prodotte.

MINI the new MOrris MINI Minor

Nascono così, nel 1959, la Austin Seven e la Morris Mini-Minor, due versioni pressochè identiche della stessa, geniale, automobile. Lunga solo 303 cm (ben 60 centimetri più corta della FIAT Panda di oggi!!), era capace di ospitare quattro adulti comodamente, con lo spazio adeguato per i loro bagagli.
Fin dal suo lancio, divenne un incredibile successo. In quarant’anni di carriera infatti, dal 1959 al 2000, vennero vendute oltre 5 miloni di MINI in ogni parte del mondo.
La MINI originale ebbe anche una storia industriale molto florida.
Fu infatti prodotta da ben 5 Case diverse: Austin, Morris, Rover, MINI (diventato, negli ultimi anni, un marchio a sé stante) e l’italiana Innocenti.

MINI Innocenti MINI Cooper

La Casa di Lambrate, infatti, costruì dal 1965 al 1975 delle versioni rivedute e corrette dell’inglesina. Queste “Italian MINIs” avevano finiture più lussuose, motori più performanti e sospensioni migliorate. In questo modo erano ancora migliori da guidare, in modo da incontrare i gusti “difficili” degli automobilisti italiani.

L’arrivo di BMW e la rinascita del mito

Nel 2000, l’ultima MINI originale uscì dallo storico stabilimento di Longbridge, fermando la produzione a 5 505 874 esemplari.
Pochi anni prima, invece, nel 1994, la Casa tedesca BMW comprò il Gruppo Rover, gruppo industriale inglese di cui facevano parte MG, Land Rover e Rover, che all’epoca produceva ancora le MINI.
Negli anni successivi all’acquisizione, BMW si rese conto che continuare a sviluppare nuove auto per i marchi Rover, Land Rover ed MG non era redditizio, e così nel 1999 vendette Land Rover a Ford, e lasciò libere MG e Rover, che poi fallirono solo 6 anni dopo.

MINI BMW Group

BMW prese però una decisione che con il senno di poi si rivelò geniale.
I bavaresi, infatti scorporarono MINI come brand a sè stante, e la mantennero nel Gruppo.
BMW, così, continuò la produzione delle classiche MINI e nel contempo cominciò a sviluppare qualcosa che tutti aspettavano da oltre 40 anni: una nuova MINI.

MINI Cooper R50 2001

Progettarono la base meccanica ex novo, sfruttarono un motore 4 cilindri inedito per i bavaresi (sviluppato da Chrysler e Rover all’inizio degli anni ’90) e nel 2001 lanciarono la Nuova MINI, nome in codice R50.
Sull’onda del ritorno del retrò, lanciato dal VW New Beetle, la MINI del Terzo Millennio piacque subito a tutti.
Della MINI classica riprendeva le linee, squadrate ma tondeggianti e senza tempo, lo sfruttamento dello spazio interno nonostante le dimensioni lillipuziane (solo 3,63 m) e un piacere di guida unico nei primi anni 2000.

Componevano la gamma la One, la Cooper e la più sportiva Cooper S (dotata di compressore volumetrico e 163 CV).
Non vanno dimenicate la prima diesel della Casa, la One D (con motore Toyota) e la estrema MINI Cooper S JCW GP, la più veloce MINI di sempre.

Qualsiasi versione si scegliesse, però, ogni MINI prendeva vita sulle strade piene di curve, come la sua celebre mamma.
Dopo quel 2001 che rivide la nascita del mito, ci sono state altre due generazioni di MINI, e il debutto di modelli inediti, come SUV (Countryman), Cabrio, 5 Porte e SW (Clubman). La serie attuale, la F56, continua ad essere amata ed apprezzata in tutto il mondo.

La MINI negli anni ’60: l’auto della mamma, dei giovani, degli impiegati, amata da tutti

Come detto, la MINI ha avuto un immediato successo e la sua popolarità, dall’agosto del ’59, non fece altro che crescere sempre più.
La MINI, infatti, aveva appeal su tutti gli inglesi.
Costava poco ed era spaziosa nonostante le dimensioni minuscole, facendola diventare la prima auto di moltissime famiglie. Era facile da guidare, rendendola la preferita delle donne.
Era divertente, grazie ad uno sterzo precisissimo e ad un’agilità innata. Grazie a queste qualità, diventò l’auto dei sogni di tutti i giovani inglesi e cominciò ad essere utilizzata anche in pista e nei rally.
Proprio nei rally, inoltre, diventò leggenda: vinse infatti per tre volte il Rally di Montecarlo nel 1964, 1965 e 1967.

MINI Goodwood Revival

Nell’inghilterra degli Swinging Sixties, poi, la sua estetica così sbarazzina, divertente e giovane si mischiò con le Minigonne, la musica rock e la nuova gioventù inglese, piena di gioia e di voglia di vivere.
Così la MINI diventò non solo più un auto, ma un vero e proprio fenomeno di costume.

Per la prima volta un’auto così umile diventò desideratissima, amatissima e in pochi anni simbolo e sinonimo di Gran Bretagna, un Paese che non vedeva l’ora di rialzarsi dopo i difficilissimi anni del Secondo Dopoguerra.

Non solo l’auto di tutti gli inglesi… era amata anche dalle rockstar!

L’essere apprezzata trasversalmente da tutti non rendeva la MINI appetibile solo per le persone comuni.
Anche le persone più famose, le rockstar, gli eroi dello sport amavano la MINI, e quasi tutti ne avevano una come auto personale (oltre alle altre sfarzose Rolls-Royce e supercar che, ovviamente, non possono mancare).

MINI Swinging Sixties

Le vittorie nelle competizioni e l’estetica così bella e particolare la rendevano la scelta più gettonata per l’auto di tutti i giorni di tantissime personalità.
I Rolling Stones, Steve McQueen, i Pink Floyd, George Best, tutti guidavano una MINI.

MINI Paul McCartney

I più grandi amanti delle MINI, però, sono una piccola band di Liverpool di ragazzi giovani e molto amati ancora oggi: i Beatles.
La popolarità tra i giovanissimi della MINI fu merito anche dei Fab Four, poiché ognuno di loro aveva la propria MINI personale, ognuna con la personalità del proprietario.
Ad esempio, quella di Paul McCartney era una Cooper S, la più sportiva disponibile, modificata da una piccola azienda inglese per renderla lussuosissima. Tra fendinebbia, interni in legno e pelle, radio e cromature ovunque, era più simile ad una Jaguar che ad una MINI!

MINI George Harrison

Quella di George Harrison, invece, era completamente fuori di testa.
Il chitarrista e cantante della band aveva una strana abitudine. Rendeva infatti tutte le sue auto, comprese Rolls-Royce e Bentley, psichedeliche, riempiendole di colori, disegni e simboli della religione e cultura induista, e la piccola MINI non fu risparmiata!
Per un lunghissimo periodo, inoltre, prestò l’auto al chitarrista Eric Clapton, di cui ci sono moltissime foto alla guida della MINI “psichedelica”, come quella poco più su.

La consacrazione nella cultura britannica: The italian Job

Alla fine degli anni ’60, dopo il “boom” culturale della MINI, moltissime produzioni televisive e cinematografiche sognavano di avere nel proprio cast una di quelle piccole auto, che tanto attirano l’attenzione del pubblico.

Il primo film a rendere una MINI vera e propria protagonista è il celebre The Italian Job – Un colpo all’italiana del 1969, diretto da Peter Collinson.
Il film, che ha compiuto 50 anni proprio il mese scorso, segue l’impresa di una banda di rapinatori inglesi venuti fino a Torino per trafugare l’oro della FIAT.

Sfruttando il complesso sistema di semafori computerizzati della città piemontese, dopo un meticoloso piano i nostri eroi sfrecciano nel centro di Torino con tre Austin MINI Cooper S modificate per poter accogliere l’oro, provando a scappare dalla Polizia e dal capo della Mafia, Altabani.

MINI The italian job torino

Nonostante i 50 anni di età, gli inseguimenti per i corsi di Torino, la salita sul Palavela e l’attraversamento del Po sono ancora bellissimi e molto realistici, riuscendo ancora ad emozionare e ad appassionare lo spettatore.
Le MINI, ovviamente, giocano un ruolo da vere e proprie protagoniste, ma quello che non molti sanno è che si rischiò di non averle nel film.

MINI The italian Job FHD

La BMC, infatti, non aveva capito l’incredibile potenziale del film dal punto di vista del marketing, e non intendeva fornire le auto per il film.
La FIAT, invece, appena scoperta la produzione del film, ne intuì le possibilità commerciali e offrì alla produzione 50 mila dollari e 3 FIAT 500 dotate di turbocompressore, oltre alla fornitura di tutte le auto di altre marche da usare nel film.
Nonostante l’importante offerta economica, la produzione declinò l’offerta. Il motivo?
Doveva essere una sfida tra gli inglesi e gli italiani, e usare un’auto italiana non avrebbe avuto lo stesso significato.
La produzione così scelse di comprare senza alcuno sconto le MINI necessarie da un concessionario inglese, e di prepararle di tasca propria.

Infine, venne scelta proprio la città di Torino perchè da qualche anno era dotata di un sistema modernissimo di semafori computerizzati. La prima scelta, infatti, era Milano, ma la presenza di questo tipo di semafori dava una marcia in più alla trama, che ne sfruttò alla perfezione la presenza.

MINI the italian Job 2003

C’è stato spazio anche per un remake Holliwoodiano del 2003, The Italian Job, interpretato, tra gli altri, da Mark Wahlberg, Jason Statham e Charlize Theron.

La consacrazione nella cultura britannica: Mr. Bean

Dopo la fine degli Swinging Sixties e degli psichedelici anni ’70, durante la seconda metà degli anni ’70 e tutti gli anni ’80 la MINI continuava ad essere amata ed apprezzata, soprattutto dagli appassionati di auto e di guida.
La sua popolarità “globale”, però, cominciò a scendere, e le famiglie le preferivano auto di 20 anni più giovani.
Nuova linfa vitale alla straordinaria reputazione della piccola inglese arrivò da una serie TV ormai diventata leggendaria: Mr Bean.

L’uomo più strano e maldestro dell’universo, infatti, è un tipo abitudinario, e nella sua vita c’erano 3 cose fondamentali.
L’innata capacità di dire 3 parole al giorno, Teddy e la sua Austin MINI verde con il cofano nero opaco.
Chiunque abbia mai visto una puntata di Mr Bean sa che il personaggio, interpretato magistralmente dall’inglese (e appassionatissimo di auto) Rowan Atkinson, non si separa mai dalla sua amata MINI, e non vuole che nessuno gliela porti via.
Come? Utilizzando sistemi di sicurezza di ultima generazione, come il volante asportabile e la chiusura delle porte con un chiavistello da capanno.

MINI Mr Bean goodwood revival

Le disavventure di Mr Bean con la sua MINI sono innumerevoli.
Queste vanno dal guidare seduto sul tetto su una comoda poltrona fino ai centinaio di “scontri” all’ultimo sangue con la 3 ruote blu, una Reliant Regal che, puntualmente, finiva ribaltata su un fianco.

Seppur demenziale e apparentemente banale, la presenza della MINI in Mr Bean è fondamentale.
Piccola, riparata alla bell’e meglio, non più giovanissima, accompagna l’inglese più famoso della TV in ogni sua avventura, senza mai abbandonarlo, anzi, qualche volta lo ha persino salvato!

L’influenza inglese sulla MINI: la MINI Classica

Che la MINI abbia influenzato in modo inequivocabile la cultura inglese è sotto gli occhi di tutti.
Magliette, cappellini, salvadanai, in un negozio di souvenir gli oggetti a tema MINI sono sconfinati.

MINI Plant Oxford

Ciò che è invece meno noto è l’importanza che il Regno Unito abbia avuto e ancora ha sulla MINI.
Per prima cosa, tutte le MINI “classiche” sono state prodotte in Inghilterra, tra Longbridge e Oxford, e ancora oggi la MINI 3 porte e la 5 porte sono realizzate nella storica fabbrica di Oxford.
Ciò che molti non sanno, invece, è che nel corso degli anni moltissime versioni della MINI hanno ripreso luoghi, città, avvenimenti o regioni del Regno Unito.

MINI Mayfair 1982

Ad esempio, la MINI più venduta negli anni ’80 e ’90 è stata la Mayfair, chiamata così in onore di uno dei quartieri più famosi di Londra. Questa era la versione più comune dell’inglesina, dotata del motore 998 cm³ da 41 CV, interni in tessuto, contagiri e riscaldamento. Ne vendettero centinaia di migliaia di esemplari, rendendo il nome Mayfair famoso in tutto il mondo.

MINI BOC

Poi, nella metà degli anni ’90, arrivò la British Open Classic.
Questa versione, basata sulla Cooper, era dotata di un tetto in tela apribile e verniciata del più classico dei verdi inglesi, il British Racing Green.
Questa versione celebrava l’amore degli inglesi per le auto cabrio e per la guida col vento tra i capelli, sintomo dell’inguaribile ottimismo degli abitanti di un Paese dove piove per 300 giorni all’anno!

Ci furono poi la Balmoral, creata in onore della residenza scozzese della Regina Elisabetta.
Questa era basata sulla British Open Classic, ed era dotata di splendidi sedili con tessuto scozzese a quadri e dei loghi della residenza della regina.
Seguirono poi un gran numero di versioni limitate in onore di Londra, come la Chelsea, la Kensinton o la Piccadilly.
Non si possono dimenticare, infine, la Italian Job, versione in onore del film del 1969, e le versioni commemorative per il 30esimo e il 40esimo Anniversario della inglesina.

L’influenza inglese sulla MINI: la MINI by BMW

Questo legame così forte e duraturo tra MINI e Regno unito non è certamente cessato con il pensionamento dell’originale.
Anzi, BMW una volta preso le redini della neonata Casa inglese ha subito sfruttato le sue origini senza mai rinnegarle.
Certo, gran parte della tecnologia e delle componenti meccaniche sono tedesche, ma il gusto e alcune soluzioni sono tipicamente British.

MINI Cooper S r53 Hood

Per cominciare, un segno inequivocabile che siamo di fronte ad un’auto inglese è il posizionamento della leva per aprire il cofano. Ogni auto inglese che si rispetti ha questa leva nel vano piedi di destra, e anche la MINI non fa eccezione, differendo da quasi tutte le altre auto in commercio
Perchè? Come tutti sappiamo, in Gran Bretagna si guida a sinistra, e lo sterzo è a destra.
Perciò la “hood release lever” è dalla parte giusta, comoda per la guida a destra.
Siete voi, 90% del mondo, che guidate dal lato sbagliato!

Inoltre, proprio come la MINI originale, sono state tantissime le versioni speciali di MINI “By BMW” che rimandano a Londra e al Regno Unito.
Ad esempio, nel 2005 è stata lanciata la Park Lane, in onore di una delle vie più belle di Londra, che costeggia Hyde Park. Il logo di questa versione speciale basata sulla prima serie moderna, la R50/53, infatti, è proprio una cartografia di Park Lane, nome di una versione sfacciatamente elegante.

MINI Cooper S Park Lane logo

Gli interni, ad esempio, sono rivestiti in pelle grigia con codolini grigio chiaro, un tipo di pelle ripreso nientemeno che dalla Rolls-Royce (marchio anch’esso nella galassia BMW).

Con l’arrivo del 50esimo anniversario anche le nuove MINI, le R56, si sono “vestite” inglesi, più precisamente londinesi.
Del 2009, infatti, sono le MINI 50 Mayfair e 50 Camden, versioni più lussuose e a tiratura limitata delle MINI normali. A questo “filone” londinese sono poi seguite la Soho, la Bayswater, la Watergate e le Green e Hyde Park.

MINI Goowood Rolls-Royce

Non possiamo non citare la più lussuosa di tutte le MINI esistenti, la MINI Goodwood Rolls-Royce, prodotta in soli 1000 esemplari e infarcita di amenità trovabili solo su una vera Rolls.

Anche l’ultima MINI non si è tirata indietro, e propone la Baker Street Edition.
Questa, al contrario delle altre, non è una vera e propria edizione limitata, è invece una versione con un gran rapporto qualità-prezzo, con una livrea bianco-nera e infarcita di optional altrimenti a pagamento!

MINI ai Giochi di Londra 2012: molto più che uno sponsor!

Nel 2012 arrivò la MINI Olympics, che celebrava l’arrivo delle Olimpiadi di Londra.
Ma MINI non si fermò semplicemente a dedicare una versione speciale delle sue auto all’evento.
Fu infatti title sponsor del Team GB, ovvero la squadra della Gran Bretagna alle Olimpiadi di casa.

MINI londra 2012 edition

Per celebrare la propria vicinanza con i propri atleti, i responsabili del marketing della Casa inglese concepirono a mio parere una delle pubblicità più belle mai viste, dove i componenti di un’orchestra suonano l’inno inglese con i clacson delle piccole MINI. Una pubblicità semplice, ma di grandissimo effetto.

Non fu però questo il colpo di genio degli uomini marketing MINI. Il vero asso della manica doveva ancora essere usato.
Per il regolamento del CIO, infatti, all’interno dello Stadio dove si svolgono le gare non ci possono essere pubblicità di nessun tipo.

MINI londra 2012 giavellotto

MINI, però, ha trovato il modo di rendere le sue auto protagoniste nonostante questo blocco.
BMW, infatti, ha fornito allo Stadio Olimpico di Londra delle piccole macchinine telecomandate per andare a prendere e riportare i giavellotti, i pesi e i martelli lanciati dagli atleti. Di solito, queste macchinine non hanno una forma riconoscibile.
A Londra, invece, le piccole vetturette sono senza marchio, ma sono inequivocabilmente delle MINI Cooper S.
In questo modo, senza infrangere le regole, tutto il mondo vede due o tre piccole MINI saltellare sul prato dello Stadio Olimpico. Assolutamente geniale.

La MINI oggi: Orgoglio britannico e Union Jack in ogni dove!

Negli ultimi anni la nuova MINI F56 è diventata sempre più grande.
Ci sono, inoltre, nuove versioni: 5 Porte, SW o SUV, le varianti sul tema si sono moltiplicate a vista d’occhio.
Ciò che però non si è mai perso è l’amore per la patria d’origine che, anzi, oggi è più chiaro che mai.

MINI union jack tetto

Fin dal 2001, infatti, le MINI potevano essere ordinate con la Union Jack, la bandiera britannica, sul tetto.
Inoltre, era possibile anche avere le calotte degli specchietti, un copri specchietto retrovisore e i coprimozzi dei cerchi con i colori britannici.

MINI union jack pannello

Con l’ultimo restyling della F56, invece, le Union Jack si sono letteralmente moltiplicate.
Di serie infatti ogni MINI ha i poggiatesta con ricamata la Union Jack visibile dai posti posteriori.
Inoltre a pagamento, oltre alle “solite” bandiere su tetto e specchietti, è possibile avere una modanatura interna con retroilluminazione a LED, in modo da mostrare bene la bandiera anche di notte.
C’è anche qualcosa per la Cabrio: molte delle capote in tela opzionali, infatti, hanno la trama della bandiera inglese al proprio interno.

MINI fari Union Jack

Quello che, però, balza subito all’occhio è la nuova forma dei fari posteriori a LED, che su 3, 5 Porte, Cabrio e Clubman riproducono la Union Jack con i loro giochi di luce.
Di sera, danno un effetto lounge ed elegante ad un’auto che fa dell’eleganza uno dei suoi cavalli di battaglia.

Un legame indissolubile, che non scomparirà mai!

Il legame tra l’auto inglese più famosa del mondo e la sua terra è mai come oggi forte e saldo, tanto che dopo 60 anni non accenna a scemare.
La MINI ha completamente cambiato la cultura britannica, dando la possibilità a tutti di avere un’auto pratica, bella e iconica nella propria vita. E un Paese aperto, ottimista e pronto a rinascere dopo la Guerra come la Gran Bretagna era semplicemente il Paese perfetto dove nascere.

Con l’arrivo del 2020, MINI farà un nuovo salto nel futuro. Verrà lanciata, infatti, la Cooper S E, la prima auto 100% elettrica della Casa. Con lei, MINI si prepara ad attaccare il mercato delle elettriche portando le sue caratteristiche proverbiali: piacere di guida, eleganza e Britishness.
E siamo sicuri che sarà disponibile un cavo di ricarica con la Union Jack stampata, per non dimenticare mai le proprie origini.


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Giulio Verdiraimo

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Ho 22 anni, studio Ingegneria e sono malato di auto. Di ogni tipo, forma, dimensione. Basta che abbia quattro ruote e riesce ad emozionarmi, meglio se analogiche! Al contempo, amo molto la tecnologia, la musica rock e i viaggi, soprattutto culinari!
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