Intrattenimento

NBA 2K19: intervista al producer del titolo Rob Jones

Pochi giorni fa abbiamo avuto modo di partecipare all’evento di lancio del nuovo NBA 2K19, titolo cestistico realizzato da Visual Concepts e pubblicato da 2K Sports. In quest’occasione abbiamo avuto modo di dare uno sguardo alle novità, come la nuova Modalità Carriera, che stavolta partirà niente di meno che dalla Cina e il nuovo Il Mio Quartiere, con nuovi mini giochi e modalità inserite per intrattenere i giocatori all’interno della nuova area. Inoltre era presente anche il grande Marco Belinelli, giocatore nostrano ora in forze ai San Antonio Spurs, che ha parlato della sua carriera sportiva e dei suoi trascorsi videoludici con la saga.
Dopo la presentazione abbiamo avuto il piacere di intervistare Rob Jones, Producer e responsabile del progetto, che ci ha raccontato più nel dettaglio alcuni aspetti del titolo.
 
ON: Quali sono le novità di NBA 2K19 per cui tu e il tuo team siete davvero orgogliosi?

Rob Jones: Quest’anno non c’è un’area di gioco in cui ci sentiamo di aver fatto molto meglio rispetto a un’altra; ovviamente quelle che spiccano sono la nuova modalità Carriera e il MyTeam. Quest’ultima offre ai giocatori un nuovo modo di interagire, più semplice del passato, con tante possibilità diverse di divertirsi e di collezionare i nuovi giocatori. Ci sono poi molte altre cose in tutte le aree, anche il gameplay adesso è molto più bilanciato e molto più fisico rispetto all’anno scorso. Ad esempio, non ero pienamente soddisfatto della resa, nel precedente capitolo, del contatto fisico durante le fasi d’attacco, in questo invece c’è molta più fisicità, proprio come dovrebbe essere in un gioco dedicato al basket. Sono molto contento perché penso che nel suo insieme sia uno dei giochi più completi che abbiamo mai fatto.

ON: Negli ultimi anni stiamo vedendo nei titoli sportivi una sorta di modalità storia che assume sempre più importanza nell’economia di gioco. Secondo te quanto è importante inserire una trama in un titolo di questo genere, una volta vissuto soltanto tramite il suo gameplay?

RJ: C’è molta gente che compra Call of Duty per giocare online, ma c’è sempre una parte di persone che, vuoi per imparare i meccanismi di base, vuoi per abituarsi a un sistema di gioco mai usato prima, gioca contro il computer. Se intorno ci metti una bella storia l’esperienza sarà molto più coinvolgente. Io sono sempre stato fan di giochi in single player come Uncharted. Noi siamo stati i primi a inserire una modalità simile con NBA 2K14 e da allora ci hanno seguiti tutti, proprio perché anche le altre case di sviluppo hanno ricevuto numerose richieste di inserire una storia nei loro titoli: ci sono tante persone che giocano queste modalità. Un tempo nel single player si prendeva semplicemente una squadra e si giocava la modalità stagione fino alla fine, invece adesso tra una partita e l’altra c’è un pezzo di storia che aumenta l’immersione del giocatore. Non penso che attualmente ci sia qualcuno che voglia un nostro gioco senza storia.


ON: Come mai avete deciso di ambientare la storia della modalità Carriera in Cina quest’anno?

RJ: Ci sono diverse ragioni, uno è sicuramente perché il mercato NBA in Cina è enorme, poi, da americano non posso immaginare un posto più lontano e difficile dove ambientarlo, un mondo totalmente diverso da quello a cui i giocatori sono abituati in USA. Questo scatena sentimenti contrastanti e fa venire ancora più voglia di voler tornare indietro, a casa.

ON: Parlando della modalità il Mio Quartiere, dopo l’introduzione dell’anno scorso quali sono stati i feedback della community e come questi hanno aiutato a espanderla e migliorarla?
RJ: La prima cosa che abbiamo notato è che non c’era ragione per restare troppo all’interno del quartiere: adesso invece ci sono molti più eventi in modo da far rimanere i giocatori il più possibile a divertirsi, anche con la possibilità di ottenere premi unici, come ad esempio una sorta di lotteria presente solo in determinati orari. Il nuovo IL Mio Quartiere è un luogo dinamico che cambia a seconda dell’evento presente, dove cambia anche l’ora del giorno e ti fa sentire all’interno di un mondo vivo. Nella scorsa incarnazione lo abbiamo voluto provare, anche come esperimento tecnico, così da poter dire “ci siamo riusciti, abbiamo riunito un centinaio di persone in un unico punto per giocare a basket”, ma poi la realtà era diversa perché una volta entrato vedevo tutti fermi immobili a giocare la loro partita. Adesso abbiamo messo nuovi giochi all’interno, come ad esempio il Dodgeball, che porterà la gente a giocare molto più insieme secondo noi.

ON: La serie NBA 2K è considerata la miglior simulazione di basket sul mercato, ogni anno quando create un nuovo gioco è praticamente una sfida con voi stessi. Come affrontate questa fase di creazione del gioco, provando a essere sempre un passo avanti rispetto a quanto fatto l’anno precedente?

RJ: Ovviamente varia dal settore preso in esame, ad esempio nella modalità Storia cerchiamo sia di imparare da errori o scelte che abbiamo fatto e che non hanno ottenuto un riscontro positivo dal pubblico, sia di guardare anche le modalità della concorrenza, che fortunatamente adesso vengono realizzate, così da poter migliorare da questo confronto, che non è limitato solo agli altri giochi sportivi, ma anche ad altri giochi in generale. Ad esempio, sarebbe una bugia dirti che quest’anno non abbiamo avuto nessuna ispirazione da Fortnite, perché Fortnite è un fenomeno incredibile in questo momento. Quando si parla di giochi di basket noi siamo i più grandi critici perché siamo anche giocatori, gente che gioca a basket e lo capisce e continuiamo a migliorarci di tanto, non di poco; in definitiva non siamo mai soddisfatti di dove siamo arrivati. La nostra idea ogni anno è che dobbiamo essere il miglior gioco dell’anno, non il miglior gioco di basket, ma anche rispetto a tutti gli altri titoli. Questo è un traguardo molto difficile per un gioco sportivo, però noi cerchiamo di arrivare a questo risultato.

Ringraziamo Rob Jones per averci concesso quest’interessante intervista.

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Silvio Mazzitelli

Di stirpe vichinga, sono conosciuto soprattutto con il soprannome “Shiruz”, tanto che quasi dimentico il mio vero nome. Videogiocatore incallito sin dall’alba dei tempi, adoro il mondo videoludico perché dopo tanto tempo riesce sempre a sorprendermi come la prima volta. Scrivo ormai da diversi anni di questa mia passione per poterla condividere con tutti. Sono uno dei fondatori di Orgoglio Nerd e sono anche appassionato di tutto ciò che riguarda la cultura giapponese e la mitologia (in particolare quella nordica).

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