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Non solo mimose: Cos’è la Pink Tax?

Rasoi, prodotti di bellezza, profumi...parliamo della tassa sui prodotti "rosa"

In vista della Festa della Donna, non facciamoci distrarre dai luoghi comuni e dai fiori, parliamo, piuttosto, di qualcosa che preme molto di più alle donne nella loro quotidianità. Siamo convinti ci voglia molto di più di una mimosa o una caramella al limone per fare sensibilizzazione, proveremo a farla qui. Il termine Pink Tax è emerso nel 2014 ed è velocemente diventato popolare negli Stati Uniti e in Francia, ma di cosa si tratta?

Esiste un fenomeno economico che fa sí che i prodotti mirati alle donne abbiano un prezzo più alto rispetto a un prodotto identico mirato agli uomini.

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Facciamone alcuni esempi: quello più iconico è il prezzo dei rasoi. Paragonando rasoi della stessa marca e stesso numero di lame il prezzo di quelli da donna è in media più alto di un Euro rispetto a quelli da uomo. Si parla fondamentalmente dello stesso prodotto, con l’unica eccezione che la plastica è di color rosa invece che blu.

Esempi analoghi si possono vedere nell’ambito dei deodoranti, profumi, spray, tinte per capelli e molti altri prodotti di cura per il corpo. Le tinte per i capelli da donna costano una media di 8 Euro, quelle per uomini 6 Euro. Gli shampoo antiforfora for men costano mediamente attorno ai 2 Euro, quelli da donna 4 Euro.

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Uno studio recente dell’Universitá di Singapore ha proposto come causa di questo fenomeno la differenza tra domanda e offerta dei due prodotti. Ovvero, gli uomini utilizzano il rasoio mediamente tutti i giorni mentre le donne lo utilizzano meno spesso, questo fa sí che gli uomini comprino i rasoi più di frequente. Dunque, lo studio sostiene le che compagnie produttrici abbiano alzato il costo del prodotto “rosa” per colmare la differenza in vendite. Qualora lo studio avesse ragione, la domanda vera è un’altra: perché esistono due prodotti separati a monte? La funzione è identica, il prodotto è identico, perché non produrre un unico prodotto unisex? Infatti, molte donne comprano direttamente quelli da uomini. Perché non lo fanno tutte?

Perché lo scopo del marketing è proprio questo.

Ovvero: proporvi delle soluzioni a problemi che non sapevate neanche di avere. Andando a fare la spesa, forse in modo distratto, forse in modo disinformato, una persona prende d’istinto il prodotto che pare fatto appositamente per le sue esigenze.

Le aziende produttrici lo sanno e fanno credere che il prodotto “rosa” sia più idoneo per qualche fantomatica ragione. Inoltre, nel caso del rasoio, è anche meno immediato il gesto di paragonare i prezzi, dato che quelli da uomo saranno sempre nella sezione di cura per il viso mentre quelli da donna nella sezione di cura per il corpo. Non essendo l’uno di fianco all’altro, è meno probabile che uno vada a paragonare i prezzi tra i due prodotti. Esiste solo una differenza fra le donne che vanno a comprare a colpo sicuro i rasoi da uomo e quelle che mettono nel carrello i rasoi rosa: la sensibilizzazione al problema e l’informazione, ed è questo il nostro scopo.

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Nel caso di altri prodotti è meno semplice. I deodoranti e i profumi hanno, chiaramente, fragranze diverse che possono essere più gradite dalle donne rispetto che dagli uomini e viceversa. Gli uomini potrebbero argomentare, in merito alle tinte, che le donne hanno mediamente i capelli più lunghi (nonostante spesso si utlizzino per i 2 cm di ricrescita). Si potrebbe andare avanti all’infinito con i paragoni e le controrisposte.

Ma esiste un’istanza di questo fenomeno che è incontestabile: l’IVA sugli assorbenti.

Ovvio, non possiamo paragonare i prezzi in questo caso semplicemente perché la versione maschile non esiste. Oppure, forse, sarebbe più corretto fare il paragone con un costo che è inesistente per i maschi ma inevitabile per le donne.

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Siamo tutti d’accordo sul fatto che sia un costo mensile e di durata di qualche decennio, assolutamente inevitabile per tutte le donne? È un costo che devono sostenere le donne appartenenti a qualsiasi ceto sociale, di qualsiasi background, di ogni parte del mondo. È di natura medica, igienica e di prima necessitá. Eppure in Italia viene tassato come un bene di lusso. Come emerge in questo esaustivo articolo del Corriere della Sera, nel quale si elencano degli esempi di prodotti per ogni scaglione di tassazione, una donna spende, in media, 128 Euro all’anno in assorbenti, di cui 22,88 Euro di IVA.

Gli assorbenti sono tassati come beni di lusso, come le automobili o i gioielli. Sono tassati meno degli assorbenti prodotti come il cioccolato o la birra, cose di cui si puó assolutamente fare a meno.

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Molte persone dicono che la Pink Tax sia un’invenzione femminista.

 

Ci sono state varie contestazioni sul tema (e non poche polemiche) che sostengono come i prodotti rosa costino in media di più per svariate ragioni economiche che non hanno niente a che vedere con la discriminazione. Tra le polemiche si addita alle donne una voglia di vittimismo, un’ostinazione a vedere oppressione ovunque.

Insomma esiste o non esiste questa Tassa Rosa? invitiamo le nostre lettrici (e si, anche i nostri lettori) a verificarlo loro stesse. Andate a far la spesa con maggiore consapevolezza, paragonate i prodotti, leggete sul retro le loro specifiche e mettete nel carrello quello che fa per voi, senza badare al colore della confezione.

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Caroline Ribi Zappi

È qua perchè ha sbagliato coordinate dimensionali. Nella vita reale è una persona seria, qui dà libero sfogo al suo nerdismo represso. Sogna invano di diventare il prossimo Piero Angela.

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