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Nullius in Verba: la Royal Society e l’Invisible College

La rivoluzione scientifica è un lungo periodo storico che tendenzialmente può essere considerato partire dalla fine del Rinascimento fino a buona parte del Diciottesimo Secolo. L'emergenza del metodo scientifico, di un nuovo modo di vedere il mondo naturale, come oggetto da analizzare empiricamente e non come risultanza di leggi metafisiche a priori che possono persino prendere precedenza sull'osservazione e di una vera e propria formulazione filosofica di questi principi metodologici da parte di grandi figure come Galileo e Francis Bacon sono i caratteri principali di questo lungo periodo di riforma del pensiero umano, e sono riassunti in maniera assolutamente impeccabile nel motto araldico della Royal Society: nullius in verba. Ovvero, non prendere per buone le parole di nessuno. Ovvero controlla, verifica, tocca con mano, ignora qualsivoglia autorità, filosofica, politica o religiosa.
L'inventore di questo motto, o per meglio dire, uno degli inventori di esso, è John Evelyn, autore, filosofo naturale, botanico. Evelyn era uno solo dei molti scienziati, studiosi, pensatori e filosofi che erano ricettori e quindi promotori, nell'Inghilterra del Diciassettesimo Secolo, di questo nuovo approccio alla natura e alla scienza. In quest'epoca, decisamente effervescente anche dal punto di vista politico e sociale (è il momento della guerra civile inglese, della restaurazione, della Gloriosa Rivoluzione), gli intellettuali affascinati dalla “nuova filosofia”, che poi si concretizzerà in ciò che chiamiamo scienza moderna, si riunivano liberamente in associazioni di studiosi e filosofi, come quella, fondamentale nella storia della fondazione della Royal Society, che si riuniva presso il Gresham College, un istituto di alta istruzione di Londra fondato nel 1597. Qui Evelyn, Samuel Foster, John Bond, William Petty, John Aubrey, Robert Boyle, Charles Scarborough e molti altri, tutti rinomati esponenti dell'intelligentia inglese del campo delle scienze, tessevano amicizie, discutevano notizie e si convincevano l'un l'altro che sì, la strada giusta da seguire era davvero quella della nuova corrente filosofica di stampo baconiano, e che era decisamente necessario agire affinché ad essa fosse dato un approdo istituzionale.
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La storiografia dedicata alla nascita della Royal Society non è del tutto concorde su quali e quanti fossero i gruppi di questo tipo che hanno contribuito alla sua fondazione, o influenzato il progetto. Tutti sembrano concordare, comunque, sul dare al “gruppo del Gresham College” un'importanza notevole, se non primaria, tanto che il College stesso verrà scelto come sede per la Royal Society per i suoi primi anni.
Vogliamo parlarvi di un altro di questi gruppi in particolare, se non altro perché le sue caratteristiche di pratchettiana memoria, ce lo fanno prendere decisamente in simpatia: l'Invisible College, riunito attorno al già citato filosofo naturale, fisico e chimico di questa stessa epoca, Robert Boyle.
Il concetto di “accademia nascosta” nasce, in realtà, almeno un secolo prima, in ambito rosacrociano: un ordine segreto, ermetico, che disporrebbe di risorse e conoscenze illimitate e che opererebbe per l'avanzamento dell'umanità in termini cosmici e spirituali. Per Boyle, stava ad indicare sé stesso e un più o meno ristretto gruppo di intellettuali che ne condividevano le idee: ancora una volta, diffondere l'uso della metodologia che oggi chiameremmo scientifica e il rifiuto dell'autorità in luogo degli esperimenti. Il fatto curioso è che non c'è affatto chiarezza su quali fossero i partecipanti a questo Invisible College. Boyle orbitava attorno a Londra, ed era un noto frequentatore del Gresham College, quindi non c'è dubbio che almeno alcuni dei membri dell'Invisible College fossero anche parte del gruppo di studiosi di Gresham di cui abbiamo parlato prima. Alcuni fanno addirittura coincidere le due organizzazioni per intero, ma non c'è alcuna certezza a questo riguardo. Un'affascinante lacuna nelle nostre informazioni, sebbene disponiamo di una vasta letteratura in merito e di parecchia corrispondenza da parte dei protagonisti.
Parlando di corrispondenza, ecco un terzo, importante gruppo di studiosi, il cosiddetto Circolo di Hartlib, che era animato da simili propositi. Si trattava di un network di corrispondenza mantenuto da Samuel Hartlib e dai suoi associati, il cui contributo alla fondazione della Royal Society è indiscusso (sebbene, negli scambi di lettere fra Hartlib e Evelyn emerge un diverso approccio: laddove Evelyn e il gruppo di Gresham puntavano ad una “costituzione” puramente baconiana per la Royal Society, Hartlib spingeva per un assetto più ermetico, utopistico, con lo scopo di promuovere una “saggezza universale). E' stato anche proposto che l'Invisible College di Boyle altro non fosse che il network stesso del Circolo di Hartlib, che le due associazioni in larga parte si sovrapponessero. Anche in questo caso, purtroppo, dovremo accontentarci di citare questo piccolo mistero senza averne la soluzione.
Insomma: sebbene i dettagli non siano del tutto chiari, e che le lettere di questi studiosi e la storiografia relativa ci consegnino un quadro estremamente magmatico e fluido, quello che è chiaro è come la Royal Society, allora la più grande istituzione dedicata all'avanzamento della conoscenza attraverso la scienza, sia il risultato di un periodo di grande fermento intellettuale e culturale, durante il quale grandi uomini si fecero portavoce di una necessità di formalizzare quel cambiamento nel modo di approcciarsi all'acquisizione della conoscenza, scalzare i residui di superstizione e sganciarsi del tutto dall'obbedienza all'autorità, senza più ipse dixit a cui chinare il capo, per fare largo alla libera indagine dell'esperibile attraverso il metodo scientifico: nullius in verba, un motto valido ben oltre i confini di un laboratorio scientifico.
Testi di Gabriele Bianchi (OrgoglioNerd)
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