stuart little quadro ritrovato

Quella volta che Stuart Little ha aiutato a trovare un quadro ungherese scomparso
La vicenda incredibile di un'opera che ha fatto il giro del mondo prima di tornare a casa.

4 min


Non tutto ciò che è smarrito, è perso per sempre. A volte l’universo e il caso ci riservano delle sorprese inaspettate e curiose. Ed è così che Stuart Little ha ritrovato un quadro scomparso anni prima.

Durante il periodo natalizio, un papà stanco e annoiato decide di guardare la televisione con sua figlia Lola. Magari facendo zapping distrattamente, con un po’ di sonnolenza che appesantisce le palpebre, a un certo punto si sintonizza sull’ennesimo film per bambini, uno dei tanti che invadono il palinsesto televisivo sotto la vigilia di Natale.

La bambina si anima, protestando quando il papà cambia canale troppo velocemente. Emozionata, vuole assolutamente vedere proprio quel film con il topolino simpatico, Stuart Little. Allora il papà si arrende ritornando sui suoi passi, pigiando pigramente i tasti del telecomando.

I minuti trascorrono tranquillamente, quando a un certo punto il papà non riesce a credere ai propri occhi. Questa volta è lui a fare un salto sul divano, rischiando di far cadere la piccolina dalle sue gambe.
Che cos’ha appena visto appeso a una parete del salone dei Little? Non è possibile! Eppure…

Stuart Little e il curioso caso del quadro ritrovato

Gergely Barki è uno storico dell’arte, esperto di arte contemporanea ungherese, nonché ricercatore alla Galleria Nazionale di Budapest. Mentre è intento a rilassarsi sul divano di casa a guardare la televisione con la figlia durante le vacanze natalizie nel 2009, il caso vuole che capiti sullo schermo proprio in quel momento Stuart Little, un topolino in gamba, film risalente al 1999.

In una scena viene inquadrato il salone della famiglia Little, in cui è appeso un quadro. Fin qui nulla di strano, è normale che gli scenografi e i set designer si procurino per le riprese continuamente oggetti di arredamento per ricreare ambienti adatti a situazioni e personaggi.

Barki però non ha dubbi, ha già visto quel quadro, anche se sulla riproduzione di un catalogo in bianco e nero di una mostra del 1928. Si tratta sicuramente di un dipinto di cui si sono perse le tracce dalla fine degli anni Venti: la Donna addormentata con vaso nero (Sleeping Lady with Black Vase) di Róbert Berény, pittore d’avanguardia ungherese dalla vita assai movimentata.

Barki inizia a mandare un fiume di email a tutti gli indirizzi che riesce a recuperare dello staff della Sony e della Columbia Pictures per ricevere finalmente la risposta di una set designer due anni dopo.

Non potevo credere ai miei occhi quando ho visto il capolavoro di Berény, andato perduto ormai da lunghi anni, appeso alle spalle di Hugh Laurie. Ho quasi fatto cadere a terra Lola. Uno studioso non può mai distrarsi troppo dal proprio lavoro, perfino quando sta guardando un film di Natale a casa”. Così ha commentato Barki la sua incredibile scoperta.

L’opera e l’autore

Róbert Berény era pittore, psichiatra, compositore e inventore, registrò infatti diversi brevetti in Germania per proiettori cinematografici. Una specie di uomo rinascimentale dai molteplici talenti. Trascorse molti anni a Parigi esponendo insieme a Henri Matisse, frequentando personalità come Gertrude Stein e Béla Bartók (di cui esiste un suo famoso ritratto).

Una volta tornato a Budapest, con la prima moglie, tenne uno studio fino allo scoppio della Prima guerra mondiale, in seguito alla quale fuggì a Berlino, dove si dedicò alla composizione, iniziando nel frattempo una relazione con Marlene Dietrich.

La donna ritratta nel quadro è la seconda moglie del pittore Eta e sarebbe stato dipinto probabilmente a metà degli anni Venti, quando l’artista tornò a Budapest. Secondo Barki, l’acquirente originale del quadro alla mostra del 1928 (in particolare se di origine ebraica, come molti collezionisti d’arte dell’epoca) sarebbe fuggito dall’Ungheria in seguito alle vicissitudini che hanno stravolto l’Europa, e quella Nazione in particolare, negli anni immediatamente successivi.

La corrente pittorica di Róbert Berény è ricondotta all’avanguardia, e, in particolare, il gruppo “degli Otto” di cui faceva parte introdusse all’epoca cubismo ed espressionismo in Ungheria. Verso la fine della Seconda guerra mondiale, l’atelier di Berény andò distrutto, e così anche parecchie sue opere. A guerra conclusa, divenne un professore all’Università di belle arti di Budapest e morì nel 1953.

Com’è finito il quadro in una pellicola di Hollywood a metà degli anni ’90?

stuart little quadro ritrovatoA metà degli anni Novanta, il collezionista Michael Hempstead vide il quadro a una vendita di beneficenza a San Diego e lo acquistò per 40 dollari.

Qualcuno lo aveva donato alla parrocchia di San Vincent de Paul, insieme a molti altri pezzi. Un amico mi diede il contatto di un antiquario interessato all’acquisto. Le quotazioni di Berény all’epoca si aggiravano sui 400-600 dollari e ricordo di averlo venduto a un prezzo analogo”.

Dopo qualche anno una set designer degli studi di Hollywood, che al momento lavorava per una produzione Sony e Columbia, visitò il suo negozio a Pasadena in Fair Oaks Avenue e notò il quadro, che le sembrò perfetto per il salone dell’elegante casa dei Little. Lo pagò 500 dollari e quando ricevette l’email di Barki, circa dieci anni dopo, il quadro era ancora appeso nella sua camera da letto.

Dopo aver lasciato la Sony, decise di vendere il quadro a un collezionista privato che lo ha poi rivenduto all’asta a Budapest nel 2014, a un prezzo di partenza di 110.000 euro. A fine asta il quadro è stato battuto a 229.500 euro.

In seguito alle vicende storiche e politiche dell’Europa dell’Est, rimangono ancora moltissime opere di cui si sono perse le tracce e che gli studiosi stanno ancora cercando, tra cui moltissimi quadri “degli Otto”, opere grafiche e dipinti di Róbert Berény e una dozzina di suoi ricami in seta.

Vale quindi la pena tenere gli occhi ben aperti su set e scenografie, non si sa mai…

Quella volta che… è la nostra serie dedicata alle storie più curiose avvenute nella storia. Fatti bizzarri e originali, che magari non avevi mai sentito, ma che offrono sempre spunti interessanti su quante cose incredibili avvengano nel mondo.

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Francesca Giulia La Rosa
Trekker, whovian. Non amo le etichette (a parte queste?). Traduttrice, editor a caccia di errori come punti neri nel tessuto della realtà. Essere me è un’esperienza profondamente imbarazzante.
        






      





 
















 
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