Stallone torna in Rambo Last Blood

Rambo era un libro, le origini del soldato

3 min


È tornata una delle più celebri macchine da guerra che il cinema, americano prima e mondiale poi, abbia mai visto. Esperto di guerriglia, pilota di primo tiro, abile combattente con ogni forma di arma, antieroe per eccellenza, John James Rambo ritorna a trentasette anni dal suo esordio sul grande schermo. E come da copione ripudia la violenza e la guerra, ma non potrà farne a meno. Una lezione che il soldato ha ben imparato ed è salito in cattedra per insegnare. Sylvester Stallone si lancia in quello che dovrebbe essere il suo ultimo scontro, riprendendo uno dei ruoli che l’ha reso icona. Attore che ha giovato al personaggio, con un beneficio reciproco della fama. In quanti infatti sanno che dieci anni prima del film Rambo era un libro?

Rambo: quando tutto ebbe inizio

Sono gli inizi degli anni Settanta. Il popolo americano sconta ancora l’ondata di ribrezzo della Guerra del Vietnam. La prima vera sconfitta militare della stragrande forza made U.S.A, che ha lasciato nel popolo dure cicatrici. I mass media sono inclementi con l’amministrazione, in difesa delle migliaia di vittime militari e del fenomeno reduci, inconsapevoli ostili al reinserimento nella società americana. Il paese sanguina per ferite interne. Proprio in questo clima di tensioni sociali si inserisce il genere bellico che spopola, al cinema e in libreria.

Nel 1972 infatti esce il romanzo First Blood, dello scrittore canadese David Morell, che racconta la storia di un pluridecorato di guerra braccato dalla polizia di una piccola comunità. Il libro, unico senza seguiti, racconta la storia di John Rambo (cognome in riferimento ad una particolare qualità di mele) più o meno come la conosciamo grazie al film. Il protagonista, ispirato al veterano della Seconda Guerra Mondiale Audie Murphy, non varia di molto tra i due medium. Le sue qualità belliche ci sono, la figura dell’eroe maledetto c’è, il conflitto interiore ritma da impazzire e i comprimari non mancano all’appello. Cambiano tono e ritmo. Rambo (il film) rievoca nella nostra immaginazione violenza, uccisioni, muscoli e sangue; eppure nel primo film muore solo il sergente Arthur Galt. La piega che hanno preso i sequel è altra storia.

Dal libro al film

Il Rambo cartaceo condivide lo stesso background del suo omonimo, ma gli intenti sono diversi, così come i modi. Tornato in patria, l’ex berretto verde è un killer psicopatico, che deve essere fermato a tutti i costi. Un personaggio negativo che incarna tutte le debolezze della guerra, dall’addestramento a macchina omicida all’abbandono una volta finito. Combattere, uccidere, sono i soli verbi che conosce ormai. L’approccio alla vendetta verso la piccola cittadina è tutt’altro che senza vittime. Anche il passato dell’antagonista, lo sceriffo Teasle, è tratteggiato meglio, spiegando l’odio improvviso per il reduce. Anch’egli sopravvissuto di una guerra (Corea), cova un risentimento verso chi, secondo lui, ha guadagnato fama immeritata, dovuta alla diversa attenzione mediatica delle due guerre.

Dieci anni dopo Stallone, letta la sceneggiatura, decide di trasformare Rambo in Rambo: meno violento, meno sanguinario, aggiungendo del Rocky e togliendo la violenza in eccesso. Il John del grande schermo non uccide (almeno nel primo). E non muore. Alla fine del romanzo, infatti, il soldato si suicidava con la pistola di Trautman, in seguito ad uno scontro con lo stesso. Incapace di trovare un proprio posto nel mondo, decide di uscirne, questa era l’idea di Morell nel delineare il malessere del soldato. Lo stesso Stallone (aiutato anche da una proiezione di prova non gratificante) insistette perché Rambo non morisse, ma si arrendesse. Entrambe le scene vennero girate, ma tutti sappiamo quale hanno inserito nel montaggio finale.

Rambo: The Last Blood

Indubbiamente il libro è figlio della sua epoca, denuncia sociale di un sentimento comune. Il film, sua costola, ha avuto il pregio di consegnarci uno dei personaggi più iconici del cinema. Una macchina da guerra che poteva ucciderci tutti, ma ha scelto di non farlo. Immaginate se non fosse cambiato, se fosse rimasto il soldato psicopatico suicida del primo film. Oggi non avremmo il quinto capitolo della storia di John Rambo.


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Mattia Russo

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Laureato in Comunicazione, Marketing e Pubblicità per farla breve, e aspirante giornalista. Curioso per natura, dalla vena impicciona, tendo a leggere qualsiasi cosa, con un'inclinazione al fantasy. Non sono uno che ama i silenzi e parlo troppo. Pace.
        






      





 
















 
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