Xavier Dolan ritorna al cinema con il suo nuovo film La mia vita con John F Donovan. Dopo una serie di pellicole in cui la stella nascente ha introdotto nelle regie da lui realizzate delle scelte tanto singolari quanto efficaci, Dolan decide di “fermarsi” e dedicarsi ad un cinema più vicino a quello tradizionale.

Dimentichiamo i ritmi incalzanti e fuori dal comune o le scelte di fotografia super ricercate, in questo film Dolan ci racconta una semplice storia di amore, di lotta e di accettazione verso se stessi.

La mia vita con John F. Donovan

Il film racconta la storia di Rupert Turner (Ben Schnetzer), un giovane attore che ha deciso di raccontare tutta la verità sulla storia di John F. Donovan (Kit Harington), morto molti anni prima. Quando Rupert era ancora un bambino,  i due protagonisti hanno mantenuto per moltissimi anni una corrispondenza epistolare. Attraverso queste lettere, sia Rupert che John si raccontano apertamente senza tralasciare i problemi e le perplessità che hanno incontrato nelle loro vite.

Durante i continui flashback del lungo racconto di Rupert, la vita dei due si mostra poco a poco rivelando tanti punti in comune. Nonostante la grande differenza d’età, infatti, i due condividono moltissimi elementi della loro vita: dalla passione per il cinema e la recitazione, al rapporto conflittuale con le loro rispettive madri, fino all’inevitabile scontro con la società e lo star system.

La trama del film è ricca di elementi autobiografici del regista. Dolan ci parla infatti della sua immensa passione per il cinema, della scoperta e accettazione della propria sessualità, ma anche della sua visione di Hollywood non sempre così rosea. Impossibile non creare un collegamento con la famosa lettera che Dolan stesso scrisse all’età di otto anni a Leonardo di Caprio. Anche in questa lettera traspare la passione di entrambi per il cinema e la stima che Dolan provava verso l’attore divenuto famoso,ai tempi, per Titanic.

La direzione di Xavier Dolan

Nonostante queste premesse e una forte visione personale che avrebbero potuto dare al film una grande carica emotivo, La mia vita con John F. Donovan non riesce a decollare. Il ritmo del film è molto lento e poco incisivo soprattutto nella prima (lunghissima) parte. Qui i personaggi risentono di un racconto troppo prolisso che indugia spesso e volentieri su dettagli poco rilevanti. Sfortunatamente questo finisce per intaccare anche la recitazione degli attori che risulta, a tratti, spenta e poco incisiva. A peggiorare la situazione c’è la volontà del regista e di una sceneggiatura non troppo lungimirante, di voler, a tutti i costi, emozionare lo spettatore senza riuscirci appieno.

La situazione cambia radicalmente nella seconda parte del film. Gli eventi accelerano leggermente e viene abbandonata quella drammaticità teatrale che poco si confà ad un cinema di questo tipo. Nonostante ciò, quasi paradossalmente, il nostro coinvolgimento emotivo è aumentato, così come anche la recitazione dei personaggi che, finalmente, sboccia fino alla fine del film.

Il cast che regge il film

La pellicola può vantare un cast internazionale d’eccezione. Oltre ai già citati Ben Schnetzer e Kit Harington, nel film sono presenti anche i premi Oscar Nathalie Portman e Kathy Bates che interpretano rispettivamente la madre del piccolo Rupert e l’agente di John. Come già accennato, nonostante l’incredibile talento a cui questi attori ci hanno abituato, nessuno di loro riesce ad eccellere nella prima parte del film.

Bisognerà aspettare le ultime scene di film per assistere a delle performance eccellenti che esaltano le scene più intense. A partire dal semi-monologo di Kathy Bates, che deciderà di abbandonare professionalmente John, al bellissimo dialogo finale tra Kit Harington e Micheal Gambon, che nel film interpreta l’anonimo proprietario di una locanda. Nelle ultime scene vediamo anche la Nathalie Portman che abbiamo fatto fatica a riconoscere all’inizio del film, cimentarsi in una toccante scena con Jacob Tremblay, che interpreta il piccolo Rupert.

In conclusione La mia vita con John F Donovan vuole raccontarci una storia intensa e ricca di verità ma non lo fa nel migliore dei modi. La qualità della pellicola non è mai costante ma pecca di alti e bassi che spezzano in continuazione il ritmo e inevitabilmente, il coinvolgimento dello spettatore. È però una storia ricca di passione che, nonostante i difetti, merita di essere vista.


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Daniele Cicarelli

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Indigente giramondo con la grande passione per i videogiochi, l'Arte e tutte le storie Fantasy e Sci-Fi che parlano di mondi alternativi senza zanzare. Fermo sostenitore dell'innovazione, del progresso tecnologico e della superiorità del Tipo Erba. Dalla parte dei Villains dal 1991.