Orange is The New Black è arrivato alla fine. Abbiamo ripetuto questa frase nella nostra testa moltissime volte da quando è stato annunciato che la settima stagione della serie sarebbe stata l’ultima, ma questo non ci ha comunque preparati al prevedibile crollo psicologico che ci ha colto alla fine dell’ultima puntata.

Dopo aver ricordato le sei stagioni precedenti di Orange is the New Black, eccoci ora, faccia a faccia con la fine. La conclusione di una Serie di cui siamo appassionati non è mai una cosa facile. Da un lato sei triste perché le avventure dei personaggi che hai amato sono davvero arrivate al capolinea e non ci sarà più da aspettare trepidante l’anno prossimo per una nuova stagione. Dall’altro lato sei felice perché il ciclo di storie si conclude e la serie non rischia di cadere in quel mix di banalità e trama assurda tirata troppo per le lunghe tipico delle serie infinite.

C’è da dire che OITNB si è sempre distinta per averci fatto provare emozioni contrastanti durante le stagioni: rabbia e felicità, tristezza e pace, divertimento e frustrazione. E si, la serie ha mantenuto questa caratteristica anche nell’ultima struggente stagione.

Orange is the New Black: la fine

Piper è libera, ma la vita fuori dalle mura di Litchfield non è così facile come lei pensasse. Re-integrarsi nella società risulta più difficile del previsto e le leggi americane, fatte di regolari controlli e tasse per gli ex-detenuti, rendono quasi impossibile condurre una vita decorosa. Piper vive infatti in una piccola stanza a casa del fratello con moglie e figlia di lui, fa la cameriera ed è costretta ad effettuare analisi settimanali e restituire i propri debiti nei confronti dello Stato. Inoltre non le è permesso bere alcolici, lavorare con i bambini o uscire di casa dopo le 22. Questi elementi, oltre al fatto di trovarsi lontana da Alex, ancora in prigione, minano la salute psicologica di Piper che dovrà trovare un equilibrio nella sua nuova vita.

Ma, contemporaneamente, anche la vita all’interno del dipartimento di massima sicurezza di Litchfield non si ferma. Il carcere ha infatti un nuovo direttore intenzionata a migliorare le condizioni di vita delle detenute senza calpestare i piedi alla MCC guidata da Linda. Pennsatucky approfitta dei nuovi corsi per provare a prendere il suo diploma mentre Suzanne si appassiona ad un interessante progetto che coinvolge delle galline. Nel frattempo Nicky si ritrova a fare da mamma a Lorna, sempre più mentalmente instabile, e a Red. Quest’ultima, dopo l’esperienza della rivolta e un lungo periodo in isolamento, inizia ad accusare gravi perdite di memoria.

Le altre detenute dovranno fare i conti con le conseguenze delle loro azioni durante la rivolta. Prima fra tutte Taystee che ritorna in carcere dopo essere stata dichiarata colpevole di aver guidato la ribellione e di aver ucciso due guardie. La sempre solare T si ritrova senza speranze e con nessuna voglia di continuare a lottare. Dayanara, condannata all’ergastolo, inizia un torbido percorso da pusher creando una propria gang per comandare Litchfied. Aleida, nel frattempo, cerca, senza molto successo, di aiutare la propria famiglia fuori dal carcere.

Remember all their faces remember all their voices…

Uno dei temi su cui si fonda la settima stagione è quello dell’immigrazione illegale negli Stati Uniti. Perno centrale è Flores che, nonostante fosse arrivata il giorno della sua scarcerazione, è stata subito portata in un centro per immigrati illegali. Qui si trovano moltissime altre detenute accusate di essere entrate illegalmente negli USA. Sono in attesa di giudizio, per decidere se debbano essere estradate o meno dalla nazione. Grande importanza avranno dunque il gruppo delle detenute latine, ovvero Mendoza, Ruiz, Flaca e Maritza che ritorna finalmente (e brevemente) dopo una lunga assenza. La scelta di raccontare l’immigrazione senza nessun tipo di filtri (in perfetto stile Orange), rende la settima stagione una delle più attuali dell’intera serie.

Non mancano anche i temi del reintegro dei detenuti fuori dal carcere, da sempre un problema nella società americana e non solo. O ancora la discriminazione e la violenza sessuale nei confronti delle donne con la campagna #MeToo che ha colpito Joe Caputo. Ancora una volta la carne sul fuoco è tanta e i temi sono stati trattati in maniera impeccabile senza scadere nei cliché o nella banalità.

Come prevedibile, tutta la stagione è un concentrato di malinconia che aumenta sempre di più. Le prime puntate sono, apparentemente, tranquille e poco incisive; non sembrano tanto diverse da una qualsiasi altra stagione dello show. Capiamo presto, però, che le storie che abbiamo imparato ad amare in questi anni si stanno “sgretolando” lentamente, una dopo l’altra. Di alcune vediamo la fine definitiva mentre di altre ci sembra impossibile che possano concludersi in soli 13 episodi ma ci riescono.

Un doloroso addio

È vero che la storia di alcuni personaggi è stata curata più di altri ma ciò che Orange is the new Black voleva raccontarci c’è. Dove non è stato sufficiente il tempo di raccontarci la “fine” di tutte le storie, ci pensa un’ultima toccante scena finale che ci mostra i volti dei personaggi che abbiamo imparato ad amare e di quelli che non ci sono più.

Mettendo il cuore da parte e l’affetto che proviamo, è indubbio che alcune scelte per la conclusione di questa fantastica serie potevano essere fatte diversamente. Il ritmo delle prime puntate risulta infatti lento e concentrato su dettagli, a nostro avviso, poco importanti, per poi accelerare eccessivamente verso la fine della stagione. Ciò si traduce in una forte perdita di pathos, che poteva essere usato meglio in scene quali l’incontro tra Flaca e Maritza o il ritorno di Lolly dal reparto psichiatrico del carcere.

La verità è che, dopo 7 anni di forti emozioni, la conclusione perfetta non esiste. Ritornano quelle emozioni contrastanti di cui abbiamo parlato che ci fanno amare/odiare il finale che, sebbene non fosse quello che ci aspettavamo, ci sta bene così. Ci è sembrata una degna conclusione di una delle serie tv più controverse e interessanti degli ultimi 15 anni. Orange is the new Black e lo sarà ancora per molto tempo.

L’ultima stagione di Orange is the New Black è ora disponibile su Netflix.


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Daniele Cicarelli

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Indigente giramondo con la grande passione per i videogiochi, l'Arte e tutte le storie Fantasy e Sci-Fi che parlano di mondi alternativi senza zanzare. Fermo sostenitore dell'innovazione, del progresso tecnologico e della superiorità del Tipo Erba. Dalla parte dei Villains dal 1991.