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Remake e reboot: quali differenze?

L'industria cinematografica sta vivendo, se non i suoi anni d'oro, quantomeno un periodo molto fortunato. Le notizie riguardo a nuove e interessanti uscite al cinema si susseguono ad un ritmo impressionante, le sale si riempiono, le major del cinema registrano incassi da record. Eppure ammettiamolo: almeno una volta tutti noi abbiamo pensato che in quel delle case produttrici abbiano inesorabilmente finito le idee. Certo, le trame nuove ed originali non mancano e spesso si tratta di pellicole ben riuscite. Eppure una buona fetta dei titoli che con maggiore probabilità riempiranno le sale, è tratta da storie già viste o idee già note: parliamo dei remake e dei reboot, categorie di film (ma anche di videogiochi e serie tv) le cui caratteristiche vengono spesso confuse, ma che presentano delle differenze sostanziali di fondo.
La traduzione italiana della parola remake è, letteralmente, "rifacimento". Un remake quindi consiste nel rifare una pellicola, dalla quale a seconda dei casi può discostarsi per ambientazione o per dettagli minori che lo rendano più attuale ed appetibile, ma in cui sia la storia sia i personaggi siano mantenuti inalterati. L'idea di produrre un remake è generalmente determinata da due ordini di motivazioni. Da un lato, molto opportunisticamente, il remake di una pellicola di successo è in grado di portare guadagni facili alle case produttrici, dal momento che un titolo già popolare è in grado di attrarre al cinema un numero consistente di persone più o meno affezionate al film di cui si propone il rifacimento. Tuttavia proporre il remake di un titolo di successo, apportando migliorie date dalle nuove tecnologie (usate ad esempio per il film Scontro tra titani del 2010, remake di Scontro di titani del 1981), non comporta automaticamente un nuovo colpo grosso al botteghino, anzi. Le scelte delle case produttrici possono essere discutibili, il target di pubblico a cui è indirizzata la pellicola può essere sbagliato o, più semplicemente, si decide di creare un rifacimento di cui non si sente il bisogno perché magari la pellicola di partenza è troppo famosa  e ben riuscita perché il grande pubblico sia attratto da un suo rifacimento. Tra tutti, basti pensare a Godzilla, un rifacimento che incorona il 1998 come l'annus horribilis dei remake. Il Remake Frame By Frame invece è un rifacimento esatto della pellicola, con le stesse inquadrature, tagli e battute. Un esempio è Psycho.
La seconda motivazione per riportare sul grande schermo un film già visto attiene molto meno alle prospettive di guadagno e molto più, fortunatamente, a una scelta artistica del singolo regista. Può accadere infatti che sia proprio lui a desiderare di rendere omaggio all'originale, o che semplicemente decida di misurarsi con una sceneggiatura a cui è affezionato, e sia quindi il regista a proporre il rifacimento di un film del passato alle case di produzione. Spesso, comunque, le due motivazioni si supportano a vicenda, contribuendo in misura pressoché uguale alla decisione di avviare la produzione di un remake.
Con reboot si intende invece il “riavvio” di un film o, molto più spesso, di una saga. Il reboot parte da un’idea o da un’ambientazione già utilizzate per creare una storia completamente nuova, discostandosi quindi di molto dalla trama da cui si prende spunto per dare un nuovo aspetto a temi già trattati in precedenza.  In un reboot l’ambientazione e in generale il “taglio” dell’opera sono notevolmente differenti da quelli dell’originale, e seguono non solo le scelte della produzione, ma anche lo stile del regista che decide di dare la propria interpretazione. In questo caso dunque il regista dipinge a suo piacimento su un canovaccio già esistente per apporvi la sua firma in maniera decisamente più tangibile rispetto a quanto avviene nella creazione di un remake. (Si veda ad esempio il taglio dark dato da Nolan a Il Cavaliere Oscuro
Il reboot di una saga inizia generalmente con il remake del primo film (o della prima parte di esso) per poi divergere dalla trama originale e crearne una del tutto nuova. All’origine di un reboot c’è spesso la volontà di rilanciare un franchise non eccessivamente popolare a cui si ritiene di poter dare nuovo slancio e che, in ultima analisi, si pensa possa portare consistenti guadagni alla produzione.
Bene o male purché se ne parli, è vero, ma fino a un certo punto. Se infatti nel caso dei remake il rischio di flop è per lo più circoscritto alla possibilità di una non felice riuscita del rifacimento della pellicola dal punto di vista delle scelte di regia o di rinnovamento dell'ambientazione, per quanto riguarda i reboot il pericolo di débâcle cresce esponenzialmente con l'intensificarsi dell'affetto che i fan nutrono per la pellicola e la saga originarie, soprattutto se ben riuscite. Riscrivere completamente una saga partendo da un'idea già nota, ancor più se a pesare maggiormente, tra le variabili che determinano la nuova trama e le scelte artistiche più eclatanti che caratterizzano la nuova opera, ci sono motivazioni prettamente economiche o scelte fatte ad uso e consumo del grande pubblico.
Prendere a titolo esemplificativo il recente Fantastici 4 può sembrare spietato, ma il lavoro della Fox è la dimostrazione lampante di come un reboot possa tradire su tutta la linea le aspettative del pubblico affezionato da un lato e risultare altrettanto insoddisfacente per quanti sono andati al cinema approcciandosi per la prima volta al mondo dei Fantastic Four dall'altro. Le scelte sbagliate hanno riguardato infatti più la direzione che si è voluta dare al reboot (per dirne solo una, i legami tra i personaggi risultano totalmente alterati, andando ben oltre il limite che separa il rinnovamento di un’opera e il suo stravolgimento) che la resa del film in sé, portando ad un prodotto insoddisfacente per tutta la platea a cui intendeva rivolgersi, al punto da indurre la Fox  ad un sonoro dietrofront sul progetto che giace ora in programma per una lontana e poco probabile "data da destinarsi". 
C'è da scommettere, in ogni caso, che flop come quello dei Fantastici 4 non saranno sufficienti ad arrestare la corsa alla produzione di remake e reboot di qualsiasi genere. Noi non possiamo che sperare che si tratti di opere godibili, le quali non solo rendano giustizia alle pellicole a cui si ispirano, ma che rappresentino in sé e per sé produzioni interessanti e di qualità, che riescano a non farci pensare, almeno per il tempo della loro proiezione, che le case produttrici abbiano veramente esaurito idee e fantasia.

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