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Riding Dragons: John Howe a Milano

Sono passati oltre dieci anni dalla sua ultima visita in Italia, quando nel 2001 fu ospite d'onore a Lucca Comics & Games e successivamente, nel Gennaio 2003, fu presente all'inaugurazione della mostra “Una lama nel buio -Viaggio nella Terra di Mezzo di J.R.R. Tolkien”, organizzata dalla Società Tolkieniana Italiana.
In questi giorni lo storico illustratore del mondo di Tolkien ha fatto ritorno nel nostro paese, per la prima volta nei panni di insegnante all'interno di un workshop dedicato alla progettazione e realizzazione di un personaggio fantastico per MiMaster Illustrazione. 
Giovedì 18 Febbraio Howe ha tenuto una conferenza aperta al pubblico ma con posti limitatissimi presso il Laboratorio Formentini per l'Editoria, in Via Formentini 10, a Milano.
Al suo fianco lo scrittore Federico Guglielmi (in arte Wu Ming 4), membro del collettivo Wu Ming, socio e fondatore dell'Associazione Studi Tolkieniani ed autore del libro “Difendere la Terra di Mezzo”.
John Howe si è accostato alle opere di Tolkien quando aveva 12 anni: era molto incuriosito dalla saga de Il Signore degli Anelli, ma non riuscendo a trovarne in biblioteca il primo volume, decise di cominciare a leggerlo direttamente dal secondo. “E questa non fu una buona idea.” ha aggiunto scherzosamente l'illustratore. 
Soltanto negli anni '80 , dopo aver visto il lungometraggio animato di Ralph Bakshi del 1978, Howe si rese conto di quanto potenziale fosse racchiuso nella trilogia e comprese che si sarebbe prestata davvero bene ad essere trasposta su carta. Cominciò così ad illustrare una serie di calendari tolkieniani e ad appassionarsi sempre più all'autore, raggiungendo la notorietà internazionale con le sue illustrazione per la Storia della Terra di Mezzo, una serie di dodici volumi che analizza molti scritti inediti di J.R.R. Tolkien, raccolti dal figlio dell'autore, Christopher.
Nel 1997 cominciò la sua fiorente collaborazione con il collega illustratore Alan Lee per la realizzazione della trilogia cinematografica diretta da Peter Jackson.
L'influenza delle illustrazioni di Howe è particolarmente evidente nella rappresentazione cinematografica di Gandalf, dei Nazgul e di Casa Baggins.
Dopo l'uscita dei film l'immaginario tolkieniano è rimasto saturato da immagini della resa del regista Jackson, a sua volta fortemente derivata da quella di Howe e Lee. Persino i fan movie realizzati dopo l'uscita della trilogia di LOTR, come The Hunt For Gollum e Born Of Hope,  si rifanno completamente all'immaginario dei film e possono essere considerati degli spin-off a tutti gli effetti.
Come superare questa saturazione e riaprire l'immaginario della Terra di Mezzo all'interpretazione personale di nuovi illustratori?
Secondo Howe l'interpretazione visiva di un'opera dipende da quanto noi osservatori siamo dipendenti dai riferimenti visivi che estrapoliamo dal nostro contesto socio-culturale. O dalla mancanza di essi.
Probabilmente è questo il motivo della popolarità di cui le opere di Tolkien godono ancora oggi: se un'opera non è strettamente legata al periodo storico nella quale è stata scritta, continuerà a sopravvivere e a cambiare interpretazione nel corso delle epoche, anche se non si può comunque prevedere quali saranno gli illustratori a rimanere permanentemente impressi nella mente dei lettori. Nel caso de Il Signore degli Anelli il contributo di un medium potente e di massa come il cinema è stato fondamentale.
Secondo Howe è sempre bello quando un medium prende in prestito una storia da un altro. Un brutto film non può arrecare danno ad un libro: se amate il libro, ma non vi è piaciuto il film, non per questo smetterete di amare il libro. Se invece il film è bello avrà un effetto positivo, avvicinando molti nuovi lettori al libro.
Howe pensa che Tolkien si presti bene alla trasposizione visiva proprio perché è un autore che non descrive eccessivamente. Nei suoi libri Tolkien non si concentra tanto sull'aspetto fisico dei personaggi, quanto sulle loro sensazioni e sentimenti. Sono ormai decenni che i lettori si domandano se il Balrog abbia le ali o meno. Il libro non ce lo dice, ma conosciamo benissimo le emozioni che i membri della Compagnia provano nell'affrontare il mostro.
Il lavoro del concept-artist è quello di aiutare il regista a rappresentare l'universo all'interno del quale l'intero film sarà ambientato, costruendo un ambiente che sia coerente e adatto ai personaggi. Quando gli attori entrano in scena l'ambiente finisce quasi per perdere importanza.
Per quanto riguarda i personaggi, invece, la faccenda si fa molto più complessa. Ad esempio un personaggio come Gollum non deve la sua caratterizzazione solamente ai disegni, ma il 90% del suo impatto visivo sullo spettatore è dovuto all'attore che lo interpreta: Andy Serkins. Andy è stato sicuramente influenzato dai disegni di Howe e Lee, ma hanno contribuito a costruire il personaggio anche i pareri di Peter Jackson e di sua moglie, di Fran Walsh e dello staff che ci ha lavorato. Per questo motivo nessuno può prendersi la paternità esclusiva sul Gollum cinematografico.
Molte persone hanno notato una certa somiglianza tra gli universi fantastici creati da grandi registi come  George Lucas, Steven Spielberg e Peter Jackson. Secondo Howe questi tre registi hanno effettivamente una caratteristica in comune, ovvero una forte sensibilità per l'epico.
La caratteristica principale di questo genere narrativo sta nella sua storyline: le storie che troviamo nei racconti epici corrispondono a nostri desideri reconditi di compiere imprese che vanno molto oltre le nostre possibilità reali, esprimono il nostro bisogno di aspirare a raggiungere uno scopo superiore e a lottare per ottenerlo.
Inoltre i grandi cicli epici hanno un altro elemento fondamentale in comune: la presenza di una dimensione spirituale, slegata da qualsiasi religione moderna, aiuta i lettori ad immedesimarsi in essa, qualunque sia la loro provenienza culturale e religiosa. 
Ad esempio in Tolkien troviamo l'interessante aspetto dell'immortalità degli Elfi. Il rapporto tra creature mortali ed immortali è sempre un argomento che vale la pena approfondire.
Quanti denigrano e sottovalutano il fantasy dovrebbero chiedersi in primo luogo come mai questo genere sia in grado di attrarre così tanta gente.
Alle volte un'immagine immobile riesce a cogliere molto più l'essenza di un libro rispetto a quanto un film sarà mai in grado di fare. Ne è un esempio lampante la celebre illustrazione realizzata per Lo Hobbit da John Howe nel 1995: “Bag End”.
Notiamo un forte rapporto tra l'interno confortevole del buco Hobbit e l'esterno, visibile attraverso la porta rotonda spalancata. Ci sono già i cappucci colorati dei nani appesi all'attaccapanni ed è proprio questo elemento che ci fa comprendere che fuori da quella porta, oltre il bel paesaggio di dolci colline inglesi, là ci attendono le avventure. Perché per quanto esse siano “Cose brutte, fastidiose e per di più scomode.” e “Fanno far tardi a cena.”, possediamo tutti nel profondo del nostro animo il desiderio di seguire il richiamo dell'avventura. E quando uno stregone con uno strano cappello a punta busserà alla nostra porta, non potremo fare altro che seguirlo.
Testi di: Luisa Cresti

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2 Commenti

  1. Davvero qualcuno iscritto ad Orgoglio Nerd si perderebbe un after credits? Nah, non ci credo 😛
    Comunque il finale del film lascia intendere che Tony Stark rinuncia pubblicamente alla sua identità di super eroe…ma sarà pronto a tornare nel momento del bisogno. Vedremo come svilupperanno la cosa.

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