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Se la strada potesse parlare: la Beale Street da scoprire | Recensione

Il nuovo film di Barry Jenkins è da qualche giorno nelle sale italiane, ecco cosa ne pensiamo.

Dopo aver stupito tutti con il suo secondo lungometraggio Moonlight, vincitore del Premio Oscar al Miglior Film nel 2016, Barry Jenkins torna con un nuovo e celebrato film. Si tratta di Se la strada potesse parlare, trasposizione dell’omonimo romanzo del 1974, noto negli States come If Beale Street Could Talk. Come sarà andata? Scopriamolo insieme nella nostra recensione di Se la strada potesse parlare.

Di cosa parla Se la strada potesse parlare?

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Clementine ‘Tish‘ Rivers e Alonzo ‘Fonny‘ Hunt si salutano per un’ultima volta. Lui sta per entrare in carcere per un reato che inizialmente non viene svelato al pubblico. I due giovani si amano e si promettono che tutto andrà bene, che lei riuscirà a ottenere giustizia per lui. Da questo momento parte la vicenda di Se la strada potesse parlare.

Lungo il film ripercorriamo tutti gli eventi della vita dei due ragazzi, prima e dopo l’entrata in carcere di Fonny. Si parte dall’annuncio alle famiglie della gravidanza di Tish, passando dal primo appuntamento tra i giovani, come si sono conosciuti, passando per alcune delle fasi del complesso processo. Tutto ruota intorno a un reato che Fonny in realtà non ha commesso.

Se la strada potesse parlare ha molti punti in comune con un grande capolavoro della letteratura e del cinema, ovvero Il buio oltre la siepe. Tanti elementi richiamano direttamente il romanzo di Harper Lee, dall’evento scatenante alla presenza di una sorta di Atticus Finch, che come lui viene malvisto dai colleghi per le sue scelte. La vicenda qui però è raccontata dal punto di vista dell’accusato ed è ambientata in un’epoca molto più vicina a noi. È per questi motivi che colpisce forse ancora più duramente lo spettatore.

Una frase in particolare riesce a riassumere bene le difficoltà che Fonny e Tish incontreranno nella propria vita: “The game has been rigged and the Court knows“. Il processo è una farsa, la discriminazione è evidente, ma nessuno vuole fare davvero qualcosa per impedire una condanna ingiusta. Un’affermazione lucida e chiara, che arriva come un pugno nello stomaco al pubblico.

Barry Jenkins e la Beale Street

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Come si può intuire, Se la strada potesse parlare è un racconto sociale importante, non meno di quanto Barry Jenkins aveva già mostrato nel suo acclamato Moonlight. La storia di Tish e Fonny è una terribile vicenda di discriminazione e abuso di potere. La loro battaglia per ottenere una parvenza di giustizia è toccante e sa conquistare gli spettatori, ma non è l’unica sfida che devono affrontare.

La coppia infatti è anche alla faticosa ricerca di un proprio posto nel mondo, tra le mille difficoltà del caso. Da una parte questo si riflette nei continui appuntamenti per trovare un luogo in cui abitare, dall’altra dagli ostacoli che i familiari stessi (soprattutto la madre di Fonny) pongono sulla loro strada. Il tutto contrastato dal loro incrollabile ottimismo, solido come solo l’approccio alla vita di due veri innamorati può essere.

Ad arricchire la pellicola ci pensano le ottime interpretazioni del cast. Si parte ovviamente dai due protagonisti Stephan James e soprattutto KiKi Layne, che regala un ottimo debutto cinematografico. Altrettanto emozionanti sono le due madri Aunjanue EllisRegina King (vincitrice del Golden Globe per la sua performance). Il confronto tra le due nei primi minuti della pellicola è uno dei momenti più emozionanti di tutto il film.

Altrettanto pregevole è il lavoro di regia, fotografia e del comparto musicale. Tutti i reparti collaborano a creare l’atmosfera unica di Se la strada potesse parlare. Una calda ricostruzione degli anni ’70, che aiuta lo spettatore a immergersi nel mondo del film e farsi catturare dalla terribile vicenda dei due personaggi principali.

Pareri finali

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Se la strada potesse parlare è un gran film, che consigliamo assolutamente di vedere. Si tratta di un’opera che riesce a convincere come e più del suo ‘predecessore’ Moonlight e mette definitivamente Barry Jenkins sulla lista dei filmmaker da tenere d’occhio costantemente.

È un peccato che, come abbiamo già detto nel nostro commento alle candidature, non abbia ricevuto particolari attenzioni da parte dell’Academy, ricevendo solo tre Nomination agli Oscar 2019, tra cui non è presente quella a Miglior Film. A prescindere da ciò comunque vi invitiamo a recuperare al più presto questa pellicola, da pochi giorni nelle sale.

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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