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Solo: A Star Wars Story – un buon presentimento

Che qualcosa sia stato fatto si nota da subito, le cuciture della pellicola si vedono ma come per il mostro di Frankenstein le cicatrici e le suture lo rendono ancora più carismatico. Niente battute da bagaglino, niente sbavature, il compito è svolto ottimamente, difficile quanto rianimare un cadavere, ma comunque Ron Howard c'è riuscito.

Ma siamo sicuri che vogliate che parliamo di Han. Anche Alden Ehreinreich ha fatto i suoi compiti : avrà riguardato e riguardato il modo di recitare di Harrison e si è calato perfettamente nel personaggio. 
Attenzione; nel personaggio, non nell'attore. Molti pensano che questo Han debba assomigliare a Harrison Ford da giovane per essere un successo, ma non potrebbero sbagliarsi più di così. Questo giovane Han deve somigliare solo a un persona, ovvero a un giovane Han e centra il bersaglio anche grazie a un Chewbecca completamente in parte. L'alchimia tra i due c'è e aiuta molto ciascuno di loro, che varrebbe meno singolarmente, a eccellere.
L'impostazione della pellicola ricalca i Western, non quelli artistici, quei Western che magari ci siamo dimenticati, quelli che andavano su Telecity la notte e che comunque ci hanno rapito.
Qui la semplicità viene salvata dal contesto di Guerre Stellari, ancora una volta l'immaginifico arriva e salva la situazione. E anche se la qualità c'è, è quella necessaria senza andare oltre un minimo, l'unica parte della pellicola che mette un tiepido piede nell'arte è la fotografia. 
Viene da chiederci per quanto ancora l'universo di Guerre Stellari  potrà attingere dalla banca della fiducia data dagli episodi iniziali. Ancora una volta le piccole imperfezioni vengono colmate dal nostro amore per la saga, la sospensione di incredulità viene tirata al massimo ma regge ancora. Solo, da questo punto di vista, non ci tradisce, ma capiamo che il giochetto sta vacillando. Non potrà andare avanti per sempre. 
Detto questo Solo è un film coinvolgente, serio quanto basta ma non noioso, cerca di fare luce su alcuni particolari che noi non conosciamo ancora del personaggio, come il primo incontro fra il fuorilegge e Chewbecca o la famosa rotta di Kessel. "Solo" gioca con i nostri sentimenti senza però metterli in pericolo, Ron Howard non osa. Forse per paura di rovinare un grande personaggio, però in questo caso il non osare è qualcosa che c'è piaciuto, alcune cose vanno approfondite, ma non cambiate, guardate da un altro punto di vista, ma senza però svelare possibili cambiamenti.
A differenza dei suoi predecessori, in ordine produttivo cronologico ovviamente, fa meno leva sulle emozioni il che può sembrare pericoloso e anche strano per Guerre Stellari, ma questo ora ci permette di dare un'occhiata quasi distaccata agli eventi e valutare un'opera che per alcuni ha lo stesso peso della Bibbia. 
E nella Bibbia tu non ti ci devi immedesimare, devi solo leggerla e apprezzarla, se credi l'amerai comunque. Han Solo non ci chiede un atto di fede, Han Solo ci chiede solo di guardare e scoprire, ci mostra semplicemente qualcos'altro che quel contrabbandiere che tutti amiamo ha fatto.
Alcuni storceranno il naso, o i nasi nel caso di alieni dell'orlo esterno, per qualche battuta a sfondo sessuale un po' troppo lampante, altri per un Han Solo un po' troppo buono, ma vi assicuriamo che ciò che avete amato è ancora lì, è una parte di esso, è ora al cinema 
Solo è un film fatto con contenuto entusiasmo, ma assoluto rispetto. 
Risultati tiepidi a Cannes, non dovranno scoraggiarvi come non hanno scoraggiato Ron Howard.
Quello che noi vi consigliamo è di andare al cinema e guardare Solo considerandolo un'appendice di ciò che amiamo, e cercare di ripescare le vostre emozioni dei film precedenti. Sia se riuscirete a trovarle oppure se fallirete non è importante, Solo rimane un film che si pone degli obiettivi e li raggiunge, interviene e ci mostra un fuorilegge ancora abbozzato, ma che forse riusciremo ad apprezzare. 
Solo: A Star Wars Story arriverà nelle sale italiane il 23 maggio. Alden Ehrenreich interpreterà il giovane Han, accompagnato da Donald Glover (Lando Calrissian), Woody Harrelson (Tobias Beckett ), Emilia Clarke (Qi'ra) e Paul Bettany (Dryden Vos).

Un Commento

  1. Ron Howard non osa perché non può rischiare: sa di dover rispettare dei paletti ben precisi purtroppo. Rogue One fu davvero un mezzo miracolo tra gli spin off?

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