Spie sotto copertura, piccioni in missione | Recensione

3 min


Arriva oggi nelle sale italiane Spie sotto copertura, film d’animazione dal cast vocale eccezionale. A guidare il team sono Will Smith e Tom Holland, che si lanciano in un’avventura nel mondo dello spionaggio decisamente bizzarra. Proviamo a scoprire insieme se questo film può essere la scelta ideale per i più piccoli per un pomeriggio al cinema in queste vacanze natalizie. Lanciamoci quindi nella recensione di Spie sotto copertura.

Spie sotto copertura, di cosa parla?

Lance Sterling è il più grande agente segreto al mondo. Tante volte il destino dell’umanità è stato nelle sue mani e la spia non si è mai tirata indietro. Le minacce che ha dovuto affrontare sono innumerevoli e all’inizio del film lo vediamo sfoggiare tutte le sue capacità in una nuova missione. Nonostante apparentemente tutto fili per il meglio però, c’è qualcosa che va storto lungo il percorso.

Dopo aver recuperato una pericolosa arma sfuggita al controllo del Governo americano infatti, il nostro eroe si trova all’interno di un complotto ai suoi danni. Una figura misteriosa è infatti riuscita a incastrarlo e l’agenzia lo ritiene un traditore. Dovrà così unire le proprie forze con Walter, che gli offre un siero sperimentale capace di cambiare le regole del mondo dello spionaggio, capace di trasformare l’agente segreto in un… piccione. Lance l’assume, senza sapere quali saranno effettivamente le conseguenze del suo gesto, e così si trova a dover viaggiare per il mondo alla ricerca di un modo per discolparsi, ma anche di un antidoto che lo riporti alla sua forma originale.

Il concept da cui parte Spie sotto copertura è sicuramente originale. Un approccio diverso allo spy movie, che gioca 25con la tecnologia al limite dell’assurdo di questo genere. La figura dell’agente segreto eccezionale alla James Bond viene smontata, ricollocandola in un contesto decisamente lontano dal glamour di 007.

Tutto però rimane a un livello molto superficiale. Il film non cerca in alcun modo di andare oltre il suo essere un film destinato ai più piccoli, non risultando particolarmente efficace nel suo complesso.

Chi immaginava ci fosse così tanto da sapere sui piccioni?

È sempre difficile affrontare da un punto di vista critico pellicole di questo genere. Da un lato sarebbe piuttosto ingiusto smontare un’opera perché non cerca di dare più di quello che promette. Spie sotto copertura è a tutti gli effetti un film che sa divertire e intrattenere i bambini, sebbene difficilmente riuscirà a conquistarli davvero diventando un qualche tipo di fenomeno.

Dall’altra però in un’epoca dove studi grandi e piccoli sono riusciti a creare opere capacissime di parlare anche agli adulti senza abbandonare il proprio target di riferimento, è lecito sperare in qualcosa di più. Spie sotto copertura non supera la “barriera dei dieci anni” né da un punto di vista emozionale di qualsiasi tipo, né soprattutto sul lato comico. Tantissime gag anzi, pur facendo ridere i giovanissimi, saranno quasi indigeste per gli spettatori più cresciuti.

Questo è particolarmente evidente nel fil rouge che percorre tutto il film, incentrato sull’utilizzo delle armi per mantenere la sicurezza mondiale. Un concetto che avrebbe potuto offrire spunti davvero interessanti per un pubblico molto ampio, seppur semplificandolo per gli spettatori più giovani, ma che si traduce in una morale finale assolutamente basilare.

Poco da dire anche per quanto riguarda l’impianto tecnico. Al di là della sequenza di trasformazione di Lance nella sua controparte ‘piccionica’ (o ‘piccionesca’?), che risulta davvero ispirata, sfociando in tinte horror con tanto di richiami ad alcuni classici del genere, non c’è nulla che possa davvero catturare l’attenzione.

Spie sotto copertura, il parere finale

Insomma, se ancora non fosse chiaro dalla piega del discorso finora, Spie sotto copertura è una pellicola adatta ai bambini e non molto di più. I piccoli che accorreranno al cinema in questi giorni lo troveranno sicuramente divertente e usciranno felici dalla visione. Tuttavia sembra improbabile che diventi un film cult anche in questo target, al contrario di quanto accaduto con altri progetti di Blue Sky Studios, a partire da L’era glaciale.


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Mattia Chiappani

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Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.
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