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Star Trek: Picard, successo o fallimento?
La più recente serie dell'universo di Star Trek si è conclusa, e vi diciamo la nostra!

5 min


Star Trek: Picard ha recentemente concluso la sua prima stagione. Si è trattato di un evento storico, la prima serie dopo molto tempo che ci offre uno sguardo su ciò che è successo nel mondo di Star Trek dopo la conclusione delle serie storiche degli anni Novanta (e relativi film). Si tratta di un evento in effetti inedito. Dall’inizio del nuovo corso i nuovi prodotti del franchise hanno preferito prendere altre strade: i film di Abrams hanno creato un’intera nuova linea temporale per non impelagarsi con il canone, mentre Discovery, essendo ambientata (per ora) nel passato, aveva solo un limitato grado di libertà, dovendo comunque rispettare la continuity. Star Trek: Picard, invece, racconta di ciò che succede dopo. Un potenziale enorme, e un campo minato di difficilissima navigazione.

Star Trek: Picard, missione impossibile?

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La missione di Star Trek: Picard era piuttosto difficile. Ve ne abbiamo parlato in occasione dell’inizio della serie: The Next Generation ha avuto una conclusione spettacolare, un’ultima puntata pienamente soddisfacente per tutti. Si era già tentata la strada del sequel con lo stesso cast, questa volta in versione cinematografica, con una serie di film dal successo…altalenante. Star Trek: Nemesis, del 2002, aveva offerto al pubblico una conclusione “piuttosto debole” (parole di Patrick Stewart!) alle avventure dell’Enterprise, e il suo fallimento al botteghino aveva fatto naufragare i piani per un quinto film, che era concepito come il vero finale dell’intera epopea. La pessima performance di Nemesis aveva convinto la Paramount a sospendere qualsiasi nuova produzione relativa a Star Trek, quindi questo finale non ha mai visto la luce, e con la nuova direzione presa dal franchise a partire dai reboot di Abrams, sembrava proprio che i fan dovessero accontentarsi di ciò che avevano: l’eccellente All Good Things… e una serie di mediocri tentativi di migliorare un finale perfetto. Star Trek: Picard rappresenta la riapertura del proverbiale vaso di Pandora e un ulteriore tentativo in quella stessa direzione. La missione, davvero, era molto difficile.

Se Star Trek: Discovery può essere visto come un prodotto mirato ad attirare nuovi fan del franchise, Star Trek: Picard si rivolge decisamente ai fan storici. Questo presenta due ulteriori difficoltà: da un lato, titillare la nostalgia dei Trekker senza basarsi solo su di essa, e dall’altro offrire qualcosa di nuovo, presentarsi con qualcosa da dire, senza però stravolgere la natura di Star Trek. In questo articolo, che necessariamente si rivolge al medesimo pubblico, vogliamo offrirvi la nostra opinione sul risultato di questa missione impossibile. Si tratta solo di questo, la nostra opinione. Lo specifichiamo, al costo di apparire pavidi nel mettere le mani avanti, perchè sappiamo quanto Star Trek significhi per chi lo ama davvero, e un’operazione come Star Trek: Picard può legittimamente essere una cocente delusione oppure generare grandi emozioni. Vi offriamo il nostro parere, rispettando tutti gli altri.

Il vero messaggio di Star Trek

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Basta con le premesse: diciamolo senza ulteriori indugi! Star Trek: Picard ci è piaciuto. Una delle critiche iniziali al progetto era che presentare un futuro dove l’umanità era diventata egoista, razzista, isolazionista, dove la Federazione aveva tradito i propri principi, significava già in partenza un uguale tradimento degli ideali di utopia che da sempre avevano ispirato le opere di Roddenberry. C’è spazio in ogni altro franchise per il pessimismo e le distopie…Star Trek, però, è tutt’altro, Star Trek è l’utopia, il luminoso futuro possibile, la realizzazione del potenziale umano. Vero. Ma c’è un ma: la Federazione di Roddenberry, perfino quella delle serie degli anni Novanta, che ne rappresentano la più consapevole realizzazione, non è mai stata un monolite di bontà, mai scalfito da ombre e passi falsi. Anzi: Next Generation e Deep Space Nine, in particolare, ci presentano una realtà molto sfaccettata, e molte diverse tendenze che lottano per l’anima della Federazione. Ci sono intrighi di potere, c’è corruzione, ci sono militari senza scrupoli e, sì, c’è anche più razzismo di quanto si voglia pensare. In particolare, questo è il tema centrale dell’episodio 4×21 di The Next Generation, “The Drumhead”. Qui incontriamo un ammiraglio che, nella sua fanatica ricerca di “traditori”, non esita a calpestare ogni ideale rappresentato dalla Federazione. Incontriamo anche un giovane ufficiale che ha falsificato i suoi documenti, dichiarando di avere un nonno vulcaniano, quando invece era un romulano. Secondo lui, se la sua ascendenza fosse venuta alla luce questo avrebbe irrimediabilmente compromesso la sua carriera nella flotta, facendoci capire che non solo il razzismo c’è anche nel futuro, ma che è talmente pervasivo nella stessa Flotta Stellare da spingere un cadetto a mentire pur di nascondere il proprio sangue “sporco”. La puntata si conclude con la saggezza di Picard, che dichiara solenne che il prezzo che l’umanità deve costantemente pagare per la libertà è la vigilanza.

Star Trek: Picard parte da queste esatte premesse. Il concept della serie è proprio questo: nel futuro la vigilanza è venuta meno, e le tendenze più reazionarie e retrograde della Federazione, che sono sempre esistite, sebbene ai margini, hanno imposto la loro linea. Questo non significa affatto che la serie tradisca gli ideali di Star Trek, tutt’altro! Semmai, è il necessario controluce che mette ancora più in evidenza il vero messaggio di Roddenberry: non che il futuro sarà magicamente bellissimo; ma che il futuro sarà bellissimo se e solo se l’umanità lo costruirà come tale. Infatti, da un certo punto di vista, la vicenda di Star Trek: Picard è proprio la storia della redenzione della Federazione, in cui Picard, uno dei più grandi eroi della Flotta Stellare, è costretto a rinunciare al suo ruolo per dare una lavata di capo ai suoi, incarnando fino alla fine, con ogni frase, ogni azione, l’utopia. La morale è proprio espressa da Picard nell’ultima puntata: a volte non basta insegnare parlando, a volte è necessario essere di esempio. A qualunque costo.

Star Trek: Picard, fanservice fatto bene

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Un altro punto, forse controverso, che abbiamo apprezzato è proprio la gestione della nostalgia da parte della serie. Star Trek: Picard è acutamente consapevole del proprio pubblico, e a nostro parere è riuscita a mantenere un ideale equilibrio nel fanservice che offre. Fanservice, sì. Non giriamoci attorno e non nascondiamo ciò che è ovvio: questa serie è stracolma di fanservice. E non è un problema! Spesso questo termine viene considerato a prescindere come qualcosa di negativo. Che sciocchezza! Molti dei momenti che sono unanimemente adorati delle opere che amiamo sono pieni zeppi di fanservice, e va bene così. Captain America che brandisce Mjolnir? Fanservice. “Avengers assemble”? Fanservice. La voce di Ahsoka nell’Episodio IX? Fanservice. E per essere molto chiari…l’intero episodio finale di The Next Generation, quello che abbiamo speso un intero paragrafo ad incensare? Fanservice, fanservice, fanservice. Il punto non è tanto che il fanservice sia da evitare. Il punto è che bisogna saper distinguere fra quello fatto bene, e quello fatto male. Potete non essere d’accordo con noi, ma abbiamo trovato che i riferimenti in Star Trek: Picard, da Maddox a Kestra, dalla “manovra Picard” a Hugh, da Sette di Nove (finalmente vestita in modo ragionevole e non da gatta sexy) allo striscione del Picard Day, fossero eleganti e rispettosi, e mentiremmo nel dire che i momenti più espliciti, come l’episodio “Nepenthe” e l’arrivo della cavalleria con il Capitano Riker in plancia, non ci abbiano emozionato nel profondo. Insomma: Star Trek: Picard è fanservice fatto alla grande.

La parola a voi!

Non tutto della serie ci è piaciuto, naturalmente. Come ogni show, Star Trek: Picard ha i suoi alti e i suoi bassi, ci sono state delle puntate decisamente dimenticabili e delle scelte discutibili, come un figlio umano del dottor Soong o l’intera trama di Mass Effect 3 “ritexturizzata” con romulani e cervelli positronici. Ma alla fine il successo di un prodotto come Star Trek: Picard non può essere valutato con criteri troppo tecnici. In questo caso il piano emotivo e quello del significato sono molto più importanti, e da questo punto di vista la serie ci convince appieno, e non vediamo l’ora della prossima stagione. Fateci sapere il vostro punto di vista: vi è piaciuta? Vi ha deluso? Vi aspettavate tutt’altro? Diteci!


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5 Comments

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  1. Rivedere Sir Stewart nei panni di Picard è stato davvero emozionante, però la serie non mi ha convinta del tutto. Rispetto allo star Trek a cui mi avevano abituata, ho notato un peggioramento negli atteggiamenti degli interpreti, un team trasandato, spettinato, dedito a fumo e alcool, con mille problemi personali che hanno intristito la serie. L’ho trovata cupa, dark, lontana dai telefilm in cui vedevi Riker e Deanna sorridere al futuro.
    I nuovi interpreti non mi hanno lasciato nulla, forse per la brevità della stagione, i punti più emozionanti sono stati quelli con la vecchia guardia, 7di9 fantastica ha avuto un ruolo molto interessante, mentre la Jurati proprio inconsistente e poco credibile, che uccide il suo ex amante senza nessuna ripercussione, che viene perdonata come niente fosse accaduto.
    Anche Soji/Daji poco credibile, un androide perfettamente umano, lontano anni luce dalla meravigliosa interpretazione di Brent Spiner, che alla fine ci ha commosso e che spero di rivedere nella prossima stagione, anche se, diciamocelo, il personaggio di Soong è stato forzatamente creato appositamente per darci di nuovo Brent
    Conclusione: aspetto con ansia la seconda stagione sperando in una federazione positiva, che ricordi di più quella di Next Generation, o almeno un equipaggio più integro, solare e positivo, magari pure con una bella divisa

  2. A me è piaciuta molto, ed ho trovato la storia ben scritta. Ho solo una curiosità il personaggio di ruffi da quale serie arriva?

  3. 73enne, lettore di fantascienza dai 12/13 anni (Asimov, Clarke, Dick ecc) ho amato Star Trek next generation. NON ho apprezzato particolarmente la serie originale, salvo Spock, e gli altri spin-off. Troppa religione in Deep Space Nine e personaggi assolutamente ridicoli in Voyager. Decisamente da buttare Discovery con la protagonista sempre a bocca aperta (fortuna che non ci sono mosche sulle astronavi) e occhioni sgranati da imbecille.
    Questa serie, Pikard, mi è piaciuta, tanto. Qualche inciampo ma ci sta. Pikard è lui. Il solito Pikard, vero e reale come solo il vecchio Patrick sa interpretare. Dopo anni è tornata quella bellissima sensazione di cercare una posizione più rilassata sulla poltrona e lasciarsi coinvolgere nell’atmosfera giusta e godibile.

  4. La serie è stata molto bella però mi aspettavo un poco di action in più…non dico come a star wars ma un pochino di movimento in più ci voleva…da questo punto di vista lo reputo un poco moscio(mi sono addormentato spesso sul divano) da sottolineare che sono un’appassionato trekker posseggo l’intera collezione delle vecchie e storiche serie….

Gabriele Bianchi

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Lettore, giocatore, conoscitore di cose. Storico di formazione, insegnante di professione, divulgatore per indole. Cercatelo in fiera: è quello con la cravatta.
        






      





 
















 
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