Finalmente Stranger Things 3 è arrivata fra noi. La terza stagione dell’amato show di Netflix giunge sulla piattaforma quasi due anni dopo la precedente, arrivata nell’ottobre 2017. Quest’ultima non era riuscita a colpire il pubblico quanto la prima, con particolari critiche piovute sul ‘famigerato’ settimo episodio. In molti speravano quindi che la terza stagione riuscisse a tornare ai livelli che le hanno permesso di diventare uno dei fenomeni seriali più importanti degli ultimi anni.

Ci sarà riuscita? La risposta breve è ““. Quella lunga, la trovate nelle righe di seguito, nella nostra recensione di Stranger Things 3.

Bentornati a Hawkins, Indiana

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Partiamo subito con il sottolineare che l’idea di ambientare le stagioni in periodi differenti dell’anno (corrispondenti anche a quello di uscita) è assolutamente vincente. Un ottimo modo di sfruttare la tendenza del pubblico di Netflix al binge watching, in particolare per questa serie, nonché ovviamente le possibilità offerte dalla piattaforma. Uno show trasmesso in maniera tradizionale non avrebbe reso ugualmente. Dopo Halloween quindi, scopriamo l’estate di Hawkins, altrettanto affascinante, se non di più.

Al di là del setting, comunque, questo nuovo giro di giostra nella cittadina ci offre una trama decisamente intricata e coinvolgente. La vicenda si sviluppa in maniera parallela tra i diversi gruppi di personaggi (tra squadre storiche e team-up inediti) ognuno con una propria storia interessante che minuto dopo minuto si interconnette sempre più con quelle degli altri. Vedere i pezzi del puzzle avvicinarsi passo passo e finalmente completare il disegno è emozionante.

Il cast in questa stagione si è allargato ulteriormente, sia dando più spazio a personaggi che in passato erano più marginali, sia con new entry vere e proprie. Fra i primi spicca Billy, fratellastro di Max, che dopo l’introduzione nella scorsa stagione viene finalmente approfondito di più. Tra i nuovi arrivi la spunta invece Robin, collega di lavoro di Steve che siamo sicuri riuscirà a conquistare una buona parte degli spettatori di Stranger Things 3.

Ovviamente non sparisce il cast storico, anzi. Dustin, Lucas, Mike, Will e Max hanno tutti i propri momenti di gloria, in maniera forse anche più equilibrata rispetto alle stagioni passate e lo stesso vale per Joyce, Steve, Hopper, Nancy e Jonathan. Su un altro piano è probabilmente solo Undici/Eleven, anche grazie all’ottimo lavoro di Millie Bobby Brown che regala una delle migliori performance dello show, insieme a Dacre Montgomery, ovvero il sopracitato Billy.

Stranger Things 3 e il superamento degli anni ’80

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Ovviamente non possiamo parlare di Stranger Things 3 senza citare il rapporto della serie con il decennio in cui è ambientata. Da sempre il citazionismo diretto e indiretto alle opere cinematografiche, musicali, letterarie o più in generale alla cultura americana degli anni ’80 è un marchio di fabbrica di questo show. Anche nella nuova stagione non mancano tante strizzate d’occhio grandi e piccole, chiaramente.

È curioso notare come ci sia un filo conduttore più marcato rispetto al passato tra gli omaggi di Stranger Things 3. Sembra infatti che in questi episodi i Duffer Brothers si siano concentrati sui film d’azione di quel decennio. In diverse scene è evidente il desiderio di richiamare alla mente degli spettatori pellicole come Die Hard e Terminator o icone del genere come Kurt Russell o ancora la presenza di misteriosi organizzazione sovietiche da combattere, tema ricorrente di quegli anni per ovvi motivi.

Alcune volte il tutto funziona alla perfezione, con il classico meccanismo ben oliato, altre volte meno, a onor del vero. L’esempio perfetto è la citazione a Terminator, che si protrae in maniera troppo calcata, rendendola stucchevole.

Tuttavia, la cosa davvero importante è che Stranger Things 3 libera la serie dalla sua dipendenza dagli anni ’80. Con la nuova stagione, i Duffer Brothers hanno dimostrato ampiamente che lo show ha qualcosa da dire che vada oltre un affresco di quel decennio che vada a colpire la nostalgia dello spettatore. Senza eliminarlo, hanno fatto capire che non si tratta dell’unico punto di forza della serie, che ora può reggersi ampiamente anche solo sui suoi personaggi. Un passo davvero importante per Stranger Things che sarà chiave per il suo futuro.

La figura femminile in Stranger Things 3

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Si potrebbe parlare per ore della rappresentazione della donna in questa nuova stagione. Fin da subito è chiaro come sia uno dei temi portanti dei nuovi episodi, al di là dello scontro con le creature del Sottosopra. Sono tutte figure eccezionali, non perfette, ma decise, spesso al centro dell’azione e motore della stessa. Da Joyce a Max alla new entry Robin, fino addirittura a Karen, la madre di Nancy e Mike. Quest’ultima ha uno spazio ridotto, ma il suo contributo è significativo.

Tra i personaggi che più incarnano questo filone della nuova stagione c’è principalmente Nancy. Il suo nuovo impiego estivo la vede alle prese con il mobbing dei suoi colleghi, dovuto non solo alla sua inesperienza. Quella frase “Io non posso arrivare in ritardo” che la ragazza pronuncia nel primo episodio è pregna di significato e importante.

Questo argomento è però trattato principalmente nella linea narrativa di Undici. La ragazza sta crescendo, sta scoprendo non solo la sua femminilità, ma il mondo nel suo complesso. È nelle sue vicende che più si sviluppa la riflessione sulla figura femminile, analizzando il suo rapporto con il padre e il fidanzato in maniera armonica e profonda.

Proprio Mike e Hopper sono l’elemento più importante di tutto questo percorso. Il loro arco narrativo, la loro crescita nel rapporto con Undici è un elemento chiave della riflessione. Che non punta (come qualcuno probabilmente griderà nei prossimi giorni) alla colpevolizzazione dell’uomo, ma a un’evoluzione comune verso una situazione che porti vantaggi a entrambe “le specie”. Qualcosa che a quanto pare nei trent’anni dagli anni ’80 a oggi non siamo ancora riusciti a completare.

A proposito di crescita…

 

È incredibile vedere quanto in questi anni il pubblico si sia affezionato a questi ragazzini. Non solo ai personaggi che vediamo su Netflix, ma agli attori stessi. Un affetto dentro e fuori dal set, che sia in nuovi progetti o apparizioni agli award show, interviste o molto altro ancora. In qualche modo, li sentiamo quasi parte della nostra famiglia, come un lontano cugino che vedi solo alle feste comandate e magari neanche tutte. I Duffer Brothers ne sono evidentemente consapevoli e in Stranger Things 3 ci giocano molto.

In questa nuova stagione li ritroviamo infatti più adulti, maturi (o meglio, immaturi ma di una immaturità differente rispetto a quella infantile della prima). È curioso vedere attraverso i loro occhi l’evoluzione del loro rapporto con l’altro sesso, le prime cotte, i primi amori, quelli che ci erano solo stati accennati nel finale dell’ultimo episodio.

Questa crescita è riscontrabile anche nel fisico degli attori, ovviamente. Tuttavia forse per via della loro esposizione mediatica (e anche qui potremmo aprire una lunga riflessione…) non ce ne rendiamo davvero conto di quanto siano cambiati dai tempi di quel primo incontro con il Demogorgone, su un tavolo nella cantina dei Wheeler.

Non tutti però riescono a gestire al meglio questo passaggio all’età adulta. Rapido, ma non così tanto e soprattutto non simultaneo. E così Will diventa il simbolo di quell’infanzia che lentamente sta scivolandovia dalle loro mani, quasi senza accorgersene. Perché sì, prima o poi torneranno a giocare a Dungeons & Dragons, ma saranno persone diverse e questo non è facile da digerire per i ragazzi. Un altro esempio di come le sottotrame di Stranger Things 3 siano affascinanti tanto quanto (se non più di) quella principale.

Stranger Things 3 è una promessa mantenuta

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Stranger Things

Insomma, ve l’avevamo messo in chiaro in apertura del pezzo ma lo ripetiamo: Stranger Things 3 è eccezionale. Mantiene le promesse che ci ha fatto in questi mesi e ci porta a fare un altro emozionante viaggio nella città di Hawkins. I timori di una parte del fandom (non condivisi da chi scrive questo pezzo, neanche all’epoca) emersi in seguito alla seconda stagione si sono rivelati infondati. Stranger Things si conferma una delle migliori serie TV degli ultimi anni, fenomeno seriale indimenticabile.

Ora non ci resta che fare i complimenti a Netflix, ai Duffer Brothers e a tutto il cast e a chi ha lavorato su Stranger Things 3. E ora, tutti pronti a ripartire con la quarta stagione!

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Mattia Chiappani

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Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.