suburra terza stagione recensione
Cr. EMANUELA SCARPA/NETFLIX © 2020

Suburra: atto finale senza il botto | Recensione
L'ultima stagione della serie Netflix arriva sugli schermi

3 min


Suburra – La serie  è stata il primo progetto originale Netflix italiano a debuttare sulla piattaforma. La sua accoglienza fu discretamente calorosa all’epoca, raccogliendo un buon numero di appassionati, pronti a seguire le vicende criminali della Capitale. Ora, tre anni e qualche giorno dopo, debutta sulla piattaforma la terza e ultima stagione. La guerra nella capitale sta per concludersi quindi. Vediamo insieme com’è andato questo finale nella nostra recensione in anteprima della terza stagione di Suburra – La serie.

ATTENZIONE SPOILER: In questa recensione non parleremo nel dettaglio di ciò che avviene negli episodi in uscita, ma ci saranno spoiler della seconda stagione. Se non siete in pari con la visione, vi suggeriamo di procedere con cautela nella lettura.

suburra terza stagione recensioneSuburra – La serie, cosa aspettarsi dalla terza stagione?

Quando si arriva alla stagione finale di uno show, soprattutto uno incentrato su giochi di potere come questo, ci dovrebbe essere un innalzamento della posta in gioco. La tensione sale sempre di più, fino ad arrivare a una conclusione esplosiva, che lascia a bocca aperta gli spettatori. Sfortunatamente non è questo quello che succede con la terza stagione di Suburra.

Nel corso degli episodi assistiamo a una generale de-escalation dei conflitti rispetto al passato. Nel momento in cui lo show avrebbe dovuto accelerare e presentare al pubblico una grande guerra sulle strade della Capitale, la storia vira da un’altra parte. Gli scontri tra i personaggi (da sempre motore della narrazione) sono assimilabili più a schermaglie che a vere e proprie battaglie.

Un’idea che spiazza e che potrebbe essere, sulla carta, una via interessante per trovare nuovi approcci alla narrazione. Tuttavia il risultato porta la storia ad avere meno mordente di quello che dovrebbe. Di conseguenza la tensione non cresce a sufficienza e non prepara lo spettatore al gran finale, che arriva senza la potenza che merita.

È giusto evidenziare come non si tratti di una brutta stagione di per sé. La storia si fa seguire con piacere e ci sono alcune trovate meritevoli, oltre che delle belle sorprese. Il problema sta proprio nel fatto che si tratti della terza e ultima stagione di Suburra, che dovrebbe mettere il sigillo finale sul prodotto. Invece, pur dando una conclusione alle storyline principali, risulta meno intensa delle precedenti. Insomma, un saluto senza botto che lascia la sensazione che si potesse avere di più.

Dove sono finiti tutti?

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Ph_ Emanuela Scarpa

Se sul calo di intensità si può chiudere un occhio, già più difficile da digerire è l’eccessiva semplificazione della narrazione. La cifra caratteristica di Suburra – La serie era proprio nella complessità delle sue trame, che dipingevano il sottobosco criminale e corrotto della Capitale come un ambiente iperconnesso, dove ognuno dei tanti personaggi era in qualche modo legato agli altri.

Questo aspetto si è andato ad affievolire sensibilmente. Da un certo punto di vista questo avviene anche in maniera letterale. La terza stagione di Suburra – La serie si muove con un numero di personaggi molto più ristretto rispetto al passato.

A questo si affianca un numero di storyline più contenuto e soprattutto meno profondamente connesse fra loro. La sensazione è quella di seguire due (o poco più) filoni narrativi separati, con solo dei deboli fili a tenerli insieme. Per una serie che ha fatto  proprio dell’intreccio e dell’interconnessione la propria forza è un peccato.

Altrettanto forte è la separazione netta della terza stagione di Suburra – La serie dalla seconda. Alcuni spunti narrativi che il finale poneva sul piatto non hanno avuto seguito nei nuovi episodi. Anche un evento dall’impatto potenzialmente fortissimo come il suicidio di Lele, viene menzionato solo brevemente, senza avere conseguenze narrative davvero rilevanti.

Quello su cui Suburra – La serie non delude, neanche in questa terza stagione, è il lavoro dei suoi interpreti. Alessandro Borghi e Giacomo Ferrara, anche ‘orfani’ di Eduardo Valdarnini, tengono in piedi il tutto con due performance assolutamente convincenti e un’alchimia tra di loro che raggiunge i massimi livelli. Lo stesso si può dire per Filippo Nigro, che conferma la propria abilità nel raccontare il complesso personaggio di Cinaglia.

La terza stagione di Suburra – La serie è un addio silenzioso

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Cr. EMANUELA SCARPA/NETFLIX © 2020

A conti fatti, come si diceva in precedenza, il problema maggiore di questa terza stagione di Suburra – La serie è che sia quella conclusiva. Si tratta di un prodotto che ha dei meriti e che è piacevole da guardare ed è capace di coinvolgere, pur non ingranando mai come dovrebbe. Se fosse una stagione intermedia si potrebbe semplicemente descrivere come un calo, ma comunque convincente.

Trattandosi però di un ultimo atto sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di più e quindi, pur raggiungendo la sufficienza, questa stagione non convince del tutto e soprattutto non esalta. Una chiusura sottotono che è un peccato per una serie che, pur non raggiungendo mai picchi qualitativi esagerati, è sempre stata al di sopra della media dei prodotti italiani, soprattutto in streaming.

La terza stagione di Suburra – La serie è disponibile su Netflix dal 30 ottobre.

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.
        




      
















 
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