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Suspiria 2018: paura del nuovo

Abbiamo visto il film di Luca Guadagnino durante la Mostra del Cinema di Venezia. Ecco cosa ne pensiamo.

Quando ti approcci a un film cult come Suspiria, devi necessariamente fare estrema attenzione. Non tanto per evitare di attirare le ire della Mater Suspiriorum, ma perché dal 1977 a oggi, il film di Dario Argento ha raccolto milioni di appassionati in tutto il mondo, diventando non solo uno dei più noti e celebrati della filmografia del regista romano, ma del cinema italiano nel suo insieme a livello internazionale. Vediamo com’è andata nella nostra recensione di Suspiria.

Un Suspiria molto diverso

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Forse è proprio per questo che Luca Guadagnino ha scelto di prendere una strada diversa, di non cercare di riprendere direttamente l’opera originale. Affrontiamo subito l’elefante nella stanza: questo nuovo Suspiria ha davvero poco a che fare con quello del 1977. I presupposti di base (l’ambientazione tedesca, i nomi dei personaggi principali, la scuola di ballo posseduta da una congrega di streghe…) rimangono ovviamente, ma non bisogna andare a cercare gli stessi avvenimenti che hanno caratterizzato il film di Dario Argento, né lo stesso stile.

Non si tratta necessariamente di un difetto, ma è giusto riportarlo per indirizzare in maniera migliore le aspettative degli appassionati. Tante delle dinamiche sono nuove, i personaggi e i loro ruoli sono differenti, sono state introdotte nuove trame secondarie e a conti fatti, pur riconoscendone il legame con l’originale, si tratta di un film profondamente diverso.

Dietro la macchina da presa c’è un Guadagnino davvero ispirato, che regala sequenze eccezionali, forse anche superiori alle aspettative. Il lavoro del cast (quasi interamente femminile) è ottimo, a partire dalle due interpreti principali Tilda Swinton e Dakota Johnson, anche se forse la performance migliore è quella di Chloë Grace Moretz, nonostante il minutaggio ridotto.

Altro punto importante sono ovviamente le musiche. Thom Yorke, voce dei britannici Radiohead, non delude e realizza una colonna sonora che a volte sfiora appena appena le immagini a schermo e in altri momenti entra con maggior impatto, esaltando le scene.

Non abbiate paura

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L’unico aspetto oggettivo in cui il film poteva dare di più è la componente horror. Chiaramente non mancano scene terrificanti che faranno raccapricciare il pubblico in sala (non potremmo parlare positivamente del film in caso contrario), ma per quanto intense sono un po’ troppo poche per un film del genere. Proprio per gli ottimi risultati delle sequenze presenti, ci sarebbe piaciuto vedere di più.

Di contro, quello che più abbiamo apprezzato di Suspiria è la sua grande complessità. Si tratta di un film che tra giochi di simbologie, richiami, anticipazioni e tematiche ha davvero molti livelli di lettura e, pur rimanendo comprensibile anche alla prima visione, merita di essere guardato più volte e analizzato a fondo per poterlo apprezzare interamente.

Nel complesso quindi per noi Suspiria di Luca Guadagnino è promosso, sebbene non a pieni voti. Sarà interessante vedere nelle prossime settimane come lo riceveranno i tantissimi fan dell’opera originale e se riusciranno a mettere da parte il confronto tra le due opere che, data la loro diversità profonda, non è davvero realizzabile.

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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