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The Real Ghostbusters: il fantasma di Egon

La notizia dell’inaspettata morte di Harold Ramis, l’Egon dello storico Ghostbusters è arrivata sconvolgendo un enorme numero di fan per i quali il film rappresenta – e tutt’ora rappresentano – un vero e proprio pilastro della propria esperienza di Nerd.
Ce ne rendiamo conto: quando muore un personaggio famoso si rispolvera ogni sua opera, e i social network e media stessi finiscono quasi per ammorbarci, proponendole e riproponendole ossessivamente. Quando questo articolo verrà pubblicato, nell'arco degli ultimi giorni probabilmente Ghostbusters sarà già stato trasmesso in televisione tre o quattro volte, e Facebook  pullulerà di citazioni e articoli riguardanti il film che segnò il successo di Ramis.
Noi di Orgoglio Nerd intendiamo ricordare qualcosa di diverso dal film.
Stiamo parlando della serie animata.

Molti di voi se la ricorderanno: The Real Ghostbusters è stata prodotta e trasmessa negli Stati Uniti tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, e riproposta più volte, in Italia, all'interno dei palinsesti per ragazzi.
Certo, non si trattava del film. Sebbene tratta da quest’ultimo, presentava alcune differenze sostanziali:  l’aspetto dei quattro protagonisti era diverso (nel'’undicesimo episodio, addirittura, i quattro vanno a vedere il “loro” film, e Peter commenta sdegnato il fatto che Bill Murray non gli somigli affatto!), ad esempio, e il fantasma Slimer, uno dei principali antagonisti e storica “mascotte” della pellicola, nel cartone è buono e vive assieme agli acchiappafantasmi. Per questi, ed altri motivi, diversi “puristi” del film originale tendono a non vederla particolarmente di buon occhio, ma, ne siamo convinti, la maggior parte di voi ricorda gli episodi con piacere e anche un pizzico di nostalgia. Indimenticabile la sequenza della sigla finale in cui i protagonisti camminano tronfi in mezzo alla strada, accennando dei passi di danza, tratta dal video della canzone originale di Ray Parker Jr. in cui lui, Ramis, Murray, Aykroyd e Hudson fanno esattamente la stessa cosa!

Vorremmo ricordarvi un episodio in particolare.
Si tratta del numero 73, tratto dalla seconda stagione, il cui titolo originale è Egon’s Ghost (tradotto in Italia come “Alchimia Vincente”).
La trama, in breve, è la seguente: durante uno scontro con lo spettro Arzun, Egon viene accidentalmente colpito dal raggio del proprio destabilizzatore, sparendo. Tornati alla base, Ray, Peter e Winston scoprono che l’amico è ancora vivo, ma totalmente simile ad uno spettro nella propria struttura molecolare. Sta “bene”, ma non è in grado, ad esempio, di toccare o afferrare oggetti in quanto gli passa attraverso. Ha circa ventiquattro ore per tornare normale, o finirà per discorporarsi completamente.
Immediatamente, la squadra si mette al lavoro nel tentativo di aiutare il compagno: Ray spiega che costruendo un amplificatore molecolare dovrebbero riuscire a salvarlo, quindi iniziano freneticamente a compiere più missioni possibile per racimolare il denaro necessario all'acquisto dei materiali. Ray sembra riuscire a ultimare l’amplificatore appena in tempo, ma quando colpisce Egon con il raggio quest’ultimo sparisce di nuovo. Dopo un breve consulto, capiscono che Egon è stato spedito nella dimensione del Netherworld, il cosiddetto Mondo Sotterraneo, dal quale non ha possibilità di uscire. Tuttavia, non esitano a fare in modo di raggiungerlo loro stessi, in un disperato tentativo di riportarlo nel “nostro” mondo a tutti i costi.
Ovviamente ci riusciranno.

Se volessimo provare a fare dello spirito – in modo alquanto triste – diremmo, come spesso si fa in questi casi, che il fatto che proprio a Egon, interpretato da Ramis, fosse toccata la parte del “fantasma” potrebbe essere parte di “un complotto”: gli autori sapevano e ci volevano avvertire già oltre vent'anni fa. Ma non lo faremo. Diciamo, piuttosto, che è tristemente ironico. Ironico quanto, in un certo senso, emozionante vedere come il gruppo voglia riportare il proprio compagno a casa sano e salvo lottando con le unghie e con i denti.
E, da parte nostra, non possiamo che consigliarvi di rispolverare le vostre vecchie videocassette, o comunque procurarvi in qualche modo la serie animata. È un buon momento per rivederla, e credeteci, ne vale la pena.

Francesca Menta

Nella vita legge fumetti, guarda cartoni e fa altre cose noiose e banali che non vale la pena menzionare. Allenatrice di Pokémon dal 1999. A quanto pare adesso recensisce anche videogiochi, coronando il sogno di una vita: poter gridare con fare oltraggiato "Lo sto facendo per LAVORO" ogni qualvolta viene trovata di fronte ad una console.

2 Commenti

  1. Ma magari i media avessero fatto un po’ più di “caciara” per ricordare Ramis! Io sinceramente non ho visto tutto questo interesse: perlomeno nella televisione, mi sembra che il suo ricordo sia passato piuttosto inosservato…

  2. I media si eccitano quando chi muore lo fa in modo plateale. Se muori per il decorso di una malattia si limitano a un triste servizio al tg.

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