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Titans: supereroi a pezzi in cerca di squadra | Recensione

Con l'arrivo su Netflix della serie sui Giovani Titani, vi raccontiamo il nostro parere sul nuovo prodotto DC

La serie Titans ha fatto il suo ingresso nel palinsesto del nuovo servizio streaming DC il 12 ottobre 2018 ed ne è uscita, egregiamente, il 21 dicembre dello stesso anno. Ora si appresta a tornare, per l’edizione italiana, su Netflix, portando con se tutte e undici le puntate della prima stagione.

I Giovani Titani sul piccolo schermo

Se vogliamo tener fede alla sinossi ufficiale della serie, Titans segue le vicende di Dick Grayson, alias Robin, emerso dall’oscurità di Gotham City per guidare un nuovo gruppo di eroi: Raven, Starfire e Beast Boy. La giovane squadra dovrà fare fronte comune contro i propri demoni personali e salvare il pianeta dal male. Un po’ semplicistica per quello che alla fine la serie si è rivelata, ma non del tutto errata. Le puntate hanno tutte una trama di fondo che le lega, mentre queste si permettono di cambiare protagonisti o storie per presentarci non solo la squadra principale, ma tutto un affilato roster di nomi che non erano mai stati rappresentati. Conosciamo ben più di quello che ci aspettiamo e non veniamo delusi dalla resa effettiva dei giovani supereroi. Soltanto la tanto idolatrata frase Fuck Batman, pronunciata da Robin nella prima puntata, sembra chiarire come Titans non intenda far presa sui richiami di nomi abusati. E lo fa con stile e giusta violenza, che non guasta mai.

Robin

Nuovo stile, nuovi supereroi

La serie inaugura uno stile tutto suo: allontanandosi da quello “spensierato e seriale” dell’Arrowverse, e avvicinandosi a quello crudo e dark del cinema di Snyder. I supereroi tagliano, infilzano, bruciano, traumatizzano, uccidono, sanguinano e fanno sanguinare, in un tripudio di azione e violenza, che allontanano definitivamente il target adolescenziale (o lo avvicinano, dipende dai casi). Dovrebbero mettere un segnale di avviso alla prima puntata: “non siamo più su Cartoon Network”, subito prima che Robin conficchi un paio di cesoie nella palle di un uomo. Grazie.

Mentre la prima puntata della serie animata partiva in medias res, con la squadra già formata, qui vediamo i pezzi disposti in modo diverso. I protagonisti sono quattro individui alla deriva, alla ricerca del loro io, del loro posto nel mondo. Ironico che per trovarlo debbano unirsi ad altre persone mancanti. Gli opposti si attraggono, ma i simili di comprendono. Come dire che i resti di più macerie possono servire per la costruzione di un grande palazzo. E di macerie si tratta, perché i Titans non sono proprio quello che erano un tempo.

Raven è una ragazzina spaventata dai suoi stessi poteri, incapace di controllarli; Beast Boy sembra in grado di trasformarsi in un unico animale; Starfire e Robin hanno abbandonato da tempo l’adolescenza, con un aspetto più maturo, più vissuto, quanto basta per portarsi a vicenda a letto (ops, spoiler!). Tralasciando il cambiamento di colore della prima (cosa di poco conto sulla resa finale), il secondo è quello che ha subito la trasformazione maggiore. Se Dick Grayson è sempre stato il leader indiscusso della squadra, qui lo troviamo confuso, dilaniato tra il dovere e le conseguenze di esso. Come se un mostro (con il simbolo del pipistrello) stanziasse dietro di lui, pronto a divorarlo alla minima distrazione, alla più piccola possibilità. Sta cambiando e non gli piace ciò che sta diventando, anche se combatte fottutamente bene.

Raven, Beast Boy, Starfire

Titans: è comunque una serie sui supereroi

La serie comunque non si scorda la sua origine, centrando l’obiettivo fumettistico alla grande. Mette in scena le avventure di giovani supereroi, considerati spalle troppo a lungo, in situazioni che, per la prima volta, devono affrontare da soli. Prende dei piccoli pezzi e li unisce, nella speranza che combacino. E fortunatamente lo fanno.

Per onore di cronaca, non è tutto oro quel che luccica, e anche Titans non è esente da momenti morti o difetti strutturali, ma questo non fa che ricordare una run fumettistica nella sua interezza. Ci sono numeri che lasciano di stucco e altri che fanno volume, ma un buon lettore saprà valorizzarli entrambi. Anche qui ci saranno puntate da applausi e altre sottotono, ma questo non vi impedirà di godervi tutta la serie (confermata per una seconda stagione e con in cantiere uno spin-off).

In conclusione Titans non è la miglior serie in circolazione, ma è comunque meglio di molte altre, e dovreste dargli una possibilità soltanto per il “Fuck Batman”.

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Mattia Russo

Laureato in Comunicazione, Marketing e Pubblicità per farla breve, e aspirante giornalista. Curioso per natura, dalla vena impicciona, tendo a leggere qualsiasi cosa, con un'inclinazione al fantasy. Non sono uno che ama i silenzi e parlo troppo. Pace.

6 Commenti

    1. Ciao Marco, non ho scritto di niente che non si possa desumere dai trailer o dai videoclip. Mi spiace tu l’abbia vista così, nonostante non ci fosse scritto “recensione senza spoiler”.

      1. Ciao Mattia, scusami! Ero un po’ nervoso per fatti miei e quando ho visto che mi spoileravi che erano finiti a letto mi sono innervosito ancora di più. Effettivamente nella pagina non c’è scritto “recensione senza spoiler”, però su google, la descrizione della pagina dice: “L’11 gennaio arriva su Netflix Titans, la serie tv sui Giovani Titani. Noi l’abbiamo visto ed ecco la nostra recensione senza spoiler.”
        Comunque scusami!

  1. IO AMO FOTTUTAMENTE LA SERIE ma c’è un problema nella tua recensione.. come puoi parlare del “male che c’è dentro robin” e poi non parlare DEL VERP MALE che è rachel?

    1. Grazie del commento. Mi sono focalizzato su Robin, perchè (a parte l’etnia di Starfire) è quello che rispetto al cartoon mi è sembrato più differente come approccio, più adulto e conflittuale diciamo. Poi bene o male tutti sono stati “rimodellati”, tenendo sempre degli elementi in comune con gli originali, diciamo.

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