Toy Story 4: il pezzo del puzzle che non sapevi mancasse

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Quando ormai quasi cinque anni fa Toy Story 4 è stato annunciato ufficialmente non tutti i fan della fortunata saga Pixar hanno accolto la notizia positivamente. Il terzo capitolo delle avventure di Woody e Buzz concludeva perfettamente la storia, in maniera commovente ed emozionante. Tornare su quei personaggi era giocare con il fuoco, rimaneggiare qualcosa che non necessitava di ritocchi. Oggi, Toy Story 4 è finalmente nelle sale e possiamo dirlo con tranquillità: quelle paure erano completamente infondate.

Di che cosa parla Toy Story 4?

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È passato del tempo da quando Andy ha lasciato i suoi giocattoli alla piccola Bonnie. Piano piano il gruppo si è abituato alla nuova routine, anche se Woody ha ancora qualche difficoltà. Non essere il leader della camera, né il giocattolo preferito della bimba non è facile. Ciononostante lo sceriffo continua a perseverare nel suo obiettivo, che è sostenere Bonnie in ogni modo, aiutandola con ogni problema. Nello specifico: affrontare l’asilo.

La piccola è terrorizzata all’idea di dover iniziare questa nuova esperienza. Woody, contro il volere di Dolly, si infiltra quindi nel suo zainetto e la segue a scuola. Qui assiste alla nascita del nuovo giocattolo preferito di Bonnie: una posata con gambe, mani e occhi di nome Forky. Quest’ultimo però non riesce ad adattarsi alla sua nuova vita e toccherà a Woody guidarlo nel suo ruolo, importantissimo per la bambina.

Come abbiamo anticipato nel titolo, Toy Story 4 è il tassello mancante che non avevi notato. Al contrario di tutti i timori degli appassionati, non è assolutamente una forzatura, un voler sfruttare ancora una volta quel mondo. Anzi, è un film che racconta una storia davvero molto importante, sia per i personaggi, sia per chi ci è cresciuto con quei giocattoli.

Perché, come già vi avevamo anticipato tempo fa, se Toy Story 3 dava una degna chiusura alla storia di Andy, il vero protagonista della saga Woody aveva ancora molto da dire. Non solamente lui in realtà, ma anche tanti dei suoi amici, vecchi e nuovi avevano bisogno di raccontare qualcosa. E Toy Story 4 da loro questo spazio, riuscendo a commuoverci ancora una volta (forse addirittura di più).

Qual è il nostro posto nel mondo?

Il tema della ricerca del proprio ruolo è piuttosto ricorrente in questa serie Pixar. Mai come in Toy Story 4 però emerge così evidentemente, coinvolgendo virtualmente ogni personaggio.

Il più esplicito è probabilmente Forky. Questa posata, incrocio tra forchetta e cucchiaio, si trova a disagio in un ruolo che non è nato per interpretare. Lui è destinato a diventare spazzatura, non un giocattolo e sicuramente non un ‘giocattolo preferito’. Al di là delle innumerevoli risate che riesce a strappare, il suo percorso di evoluzione è affascinante da scoprire lungo la pellicola.

Altrettanto emozionante è il personaggio di Gabby Gabby. A una prima impressione potrebbe sembrare simile a Lotso o altri villain della serie, ma nasconde molto di più. Le sue prime apparizioni sono incredibilmente inquietanti (anche grazie a richiami più o meno sottili a classici dell’horror) e non ci stupirebbe se qualche piccolo spettatore dovesse rimanerne particolarmente impressionato. Questo personaggio però è molto più stratificato di quanto appaia. Ci fermiamo qui per non rivelare troppo, ma crediamo che saprà colpire il pubblico.

Passiamo piuttosto a Bo Peep. Anche lei è alla ricerca di sé stessa, abbandonato il ruolo della pastorella indifesa del passato. È ammirevole come questa nuova versione della ‘ragazza’ non sia semplicemente lo stereotipo della donna forte e avventurosa vista (fortunatamente) sempre più spesso sul grande schermo, ma qualcosa di più o semplicemente diverso. Bo cerca di superare il suo affetto per Molly, ma non è semplice dimenticarla. E lo stesso vale ovviamente per Woody.

Lo sceriffo qui diventa vero fulcro narrativo, protagonista completo. Lo dicevamo più sopra: Toy Story 4 è il film di Woody. La sua battaglia interiore tra la sua natura e il suo desiderio (che alternativamente coincidono e collidono) è uno degli aspetti più appassionanti della pellicola. E che può dire davvero tanto anche a chi Woody lo conosce da anni e anni.

Toy Story 4 non è il film di Woody

Ma come? Avete appena scritto l’esatto opposto!“. Vero e lo ribadiamo: il protagonista assoluto di Toy Story 4 è Woody. Ma non basta. Questo quarto capitolo è probabilmente ancora più corale dei precedenti. Già il paragrafo precedente lo faceva intuire, ma non sono solo quei quattro personaggi ad avere un ruolo di rilievo nel film. Ce ne sono ancora alcuni (almeno) che meritano una citazione.

Partiamo da Bunny e Ducky, una delle aggiunte comiche migliori di tutta la pellicola. Anche nel doppiaggio italiano si sente l’influenza delle voci americane Jordan Peele e Keegan-Michael Key, che ne hanno evidentemente influenzato lo sviluppo. Non si tratta solo di risate però. Il duo offre una prospettiva nuova e affascinante del mondo dei giocattoli e la loro backstory è tanto interessante quanto quella dei compagni di avventura.

Va un po’ peggio al caro vecchio Buzz Lightyear, bisogna ammetterlo. L’eroe spaziale è inserito nella parte di spalla comica, una decisione che appare leggermente forzata e semplicistica. Pur con qualche riserva però, è una scelta che funziona: le sequenze con Buzz sono perlopiù esilaranti. Nonostante tutto inoltre, riesce a mantenere una buona profondità, soprattutto verso la conclusione della pellicola.

E poi c’è Duke Caboom. Sarà che Keanu Reeves, doppiatore originale, è particolarmente caro al mondo in questo periodo, ma il motociclista è sicuramente uno dei personaggi migliori di Toy Story 4, soprattutto in rapporto alla sua presenza a schermo, piuttosto ridotta (qualcuno ha gridato: “Dateci uno spin-off!”?). Vi farà ridere a crepapelle, ma saprà anche emozionarvi, ricollegandosi ancora una volta al tema della ricerca di sé.

Toy Story 4 è un nuovo passo avanti

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È quasi ridondante dirlo quando si passa dei Pixar Animation Studios, ma Toy Story 4 è davvero impressionante, anche dal punto di vista di qualità tecnica. Giorno dopo giorno, film dopo film, questo studio continua a spostare l’asticella più in là, a livelli che sembravano irraggiungibili prima.

La sequenza di apertura, sotto la pioggia, da i brividi per la cura con cui è realizzata. Il temporale, i lampi, gli schizzi d’acqua, il riflesso delle luci nelle pozzanghere… Tutto realizzato con estrema attenzione. Un inizio perfetto, che mette subito in chiaro allo spettatore cosa aspettarsi per il resto della pellicola. Attese ovviamente rispettate nelle tante location attraversate durante il film.

Un altro esempio riguarda i protagonisti stessi. La squadra di Toy Story 4 è molto varia e i giocattoli sono di tanti materiali differenti, dalla ceramica di Bo al peluche di Ducky e Bunny. Ognuno di questi è presentato nel film in maniera differente e coerente, sia nei movimenti che nei riflessi della luce sulla superficie, fino ai rumori dei passi.

Infine, una piccola menzione al doppiaggio italiano. Al di là dei professionisti e delle voci storiche della serie, è giusto citare l’ottimo lavoro di Corrado Guzzanti e soprattutto di Luca Laurenti, degno sostituto di Tony Hale nel ruolo di Forky. Angelo Maggi regala un’ottima performance nei panni di Woody (ma non c’erano dubbi) anche se rimane ovviamente un velo di tristezza nel cuore dei fan tricolore per l’assenza di Fabrizio Frizzi nell’iconica parte.

“Ho un serpente nello stivale”

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Insomma, non c’è bisogno di spendere altre parole per dire quanto Toy Story 4 sia davvero un lavoro riuscito. Per tutti i motivi che abbiamo citato qui sopra era probabilmente uno dei film più ‘rischiosi’ per i Pixar Animation Studios, ma ancora una volta hanno saputo sorprenderci, farci ridere, emozionare e commuovere. Un’opera assolutamente da non perdere in questi giorni che si incastra alla perfezione nella storia di Woody e dei suoi amici.

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Mattia Chiappani

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Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.
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